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Mettere a fuoco

Autofocus, Profondità di campo

In breve: non sempre si possono avere a fuoco tutti i soggetti di una foto. Per profondità di campo si intende l'ampiezza della fascia delle distanze che risultano a fuoco nell'immagine. Restringendo il diaframma si può aumentare la profondità di campo. Nella maggior parte dei casi gli automatismi della fotocamera scelgono il diaframma e regolano la messa a fuoco nella maniera migliore.

Autofocus

L'immagine che si forma sul sensore non è sempre nitida, i raggi di luce che provengono da oggetti vicini formano un'immagine nitida in un piano più lontano dall'obiettivo rispetto a quelli che provengono da oggetti lontani. Spostando l'obiettivo (o alcuni gruppi di lenti) avanti e indietro si può fare in modo che l'immagine del soggetto principale della foto sia a fuoco insieme agli altri elementi che si trovano alla stessa distanza o a distanze simili. Praticamente tutte le fotocamere digitali hanno meccanismi per la messa a fuoco automatica, che agiscono analizzando i segnali che provengono dal sensore ed agendo sulla messa fuoco dell'obiettivo per tentativi fino ad avere contorni più nitidi possibile in una zona condisderata più importante.

La messa a fuoco automatica è abbastanza complessa, perchè, se non è possibile mettere a fuoco tutta la foto, deve identificare le zone che ci interessano. Il sofware in genere cerca di capire il tipo di scena e prende le decisioni migliori, che prevedono spesso di dare più importanza alle zone centrali ed agli oggetti più vicini rispetto a quelli periferici o più lontani. A volte il sistema non riesce a mettere a fuoco, soprattutto quando ci sono condizioni di scarsa luce oppure l'immagine non contiene contorni netti, come ad esempio nuvole sfumate nel cielo o un paesaggio nebbioso.

A volte l'autofocus sbaglia nel decidere cosa mettere a fuoco: in questa foto ha messo a fuoco gli sterpi in primo piano invece dei rinoceronti al centro della foto (Fig. 16.1)

Per correggere rapidamente gli errori dell'autofocus spostare l'inquadratura per obbligare la fotocamera a mettere a fuoco la zona giusta, premere lo scatto a metà, poi inquadrare correttamente sempre tenendo premuto a metà ed infine scattare. Premendo a metà il pulsante di scatto la fotocamera imposta i parametri e li mantiene anche se l'inquadratura cambia. Quindi questo metodo permette in modo rapido di intervenire sull'automatismo di esposizione e di messa a fuoco.

Profondità di campo

La profondità di campo è la possibilità di avere contemporaneamente a fuoco oggetti a distanze diverse. E' legata al fatto che piccole sfocature non sono percepibili dall'occhio. Infatti anche se la messa a fuoco è regolata per gli oggetti ad una certa distanza, anche oggetti con distanza di poco diversa sono abbastanza a fuoco da rendere impercettibile la differenza. Il campo di messa a fuoco si estende in una zona posta davanti al soggetto ed in una zona più profonda posta dietro al soggetto.

Le due foto sotto (fig. 16.2 e 16.3) mostrano l'effetto della profondità di campo. La prima foto è fatta con 1/40 f/3,9 e quindi il diaframma aperto limita la zona di messa fuoco al solo oggetto in mezzo. La seconda foto invece fatta con 1/15 f/7,6 ha una maggiore profondità di campo, tutti e tre gli oggetti sembrano a fuoco.

In una foto con un grandangolo la profondità di campo potrebbe essere da 1 km ad infinito se la messa a fuoco viene regolata ad infinito. Ma se si regola il fuoco su una distanza ad esempio di 5 metri potrebbe essere possibile avere a fuoco sia la persona ritratta ad un metro di distanza che il panorama retrostante. Ma bisogna fare attenzione al fatto che ingrandendo l'immagine la profondità di campo diminuisce perchè si rendono evidenti anche le piccole sfocature. Il valore del diaframma influenza la profondità di campo, per diaframmi aperti la profondità di campo si riduce, mentre restringendo il diaframma la profondità aumenta. Mentre il grandangolo ha un'ampia profondità di campo, l'uso del teleobiettivo la diminuisce di molto, se non altro perchè ingrandisce i dettagli e quindi anche le piccole sfocature. Fotografare oggetti molto vicini ha una profondità di campo praticamente nulla, vedi Macrofotografia.

Regolazione di messa a fuoco e diaframma in un vecchio teleobiettivo a stantuffo (Fig. 16.4)

La figura 14.4 mette in evidenza la profondità di campo in un vecchio obiettivo zoom. La ghiera in alto ruotando regola la messa a fuoco, il valore che si trova sulla linea rossa centrale indica la distanza del soggetto a fuoco, in metri (giallo) o in piedi (bianco). La scala non è crescente in maniera proporzionale perchè nella parte sinistra i valori crescono lentamente, mentre a destra crescono rapidamente fino al simbolo di infinito.

La ghiera in basso invece imposta il diaframma, il valore è indicato in corrispondenza delle linea rossa centrale. Infine la parte frontale (in alto) dell'obiettivo può scorrere avanti ed indietro per regolare la lunghezza focale, indicata nella scala verticale al centro a destra (in verde ed in arancione), da 28 mm (grandangolo) a 80 mm (teleobiettivo). Quindi nella foto l'obiettivo sta mettendo a fuoco oggetti a poco più di 2 metri di distanza con un diaframma f/8 ed una focale F = 80 mm.

Le linee bianche curve che appaiono nella zona centrale mettono in evidenza la profondità di campo. Sono segnate le curve corrispondenti ai diaframmi f/8, f/16 e f/22 e mostrano che la profondità di campo diminuisce con l'aumentare della lunghezza focale. Nelle condizioni della foto 14.1 ad esempio vediamo che le linee bianche corrispondenti a f/8 dicono che la zona di messa a fuoco va circa da 2 metri a 2 metri e mezzo. Se invece potessimo impostare il diframma su f/22 avremmo una profondità di campo maggiore con una zona di messa fuoco da 1,8 a 3 metri. Se si ruota la ghiera della messa a fuoco si pu` vedere che con f/22 la profondità di campo va ad esempio da 4 metri ad infinito (regolando la distanza su 6 metri). Questo vuol dire che possiamo fotografare una persona a 4 metri con un panorama dietro ed avere entrambi a fuoco in maniera accettabile.

Profondità di campo con 28 mm di focale (Fig. 16.5)

Nella figura 14.2 lo zoom è impostato al massimo grandangolo F=28 mm, le linee della profondità di campo si vedono a malapena, ma con f/22 si mettono a fuoco oggetti da 60 cm ad infinito (regolando la messa a fuoco su una distanza di 3,9 metri), mentre con f/8 da 1,5 metri ad infinito (regolando su 3 metri). Ovviamente con diaframma completamente aperto f/3,9 la profondità è ridotta al minimo.

Vale la pena di notare che la profondità di campo dipende dalle caratteristiche dell'obiettivo e del sensore, ma il diagramma della foto 16.6 può essere valido, convertendo le focali al formato 24x36 (vedi lunghezza focale). I moderni teleobiettivi non sono a stantuffo e quindi non è possibile mettere il diagramma della profondità di campo. Bisogna affidarsi agli automatismi, oppure valutare dal mirino o dal visore (che però hanno una risoluzione minore della foto).

Accenniamo anche al problema del micro mosso. Lo stabilizzatore di immagine e l'autofocus sollevano il fotografo dal compito di ottenere immagini nitide, ma lo stabilizzatore di immagine non è perfetto. Il risultato finale è in genere accettabile, ma ingrandendo la foto potrebbero evidenziarsi delle immagini leggermente mosse, fenomeno detto appunto micro mosso. Se pensate di ingrandire le vostre foto, usate sempre se possibile il cavalletto, evitando così il fenomeno del micro mosso.

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Nota: le foto di questa pagina in origine avevano 18 megapixel, sono state ridotte a meno di un mega pixel 480x360 per renderle più rapidamente visibili su internet.


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