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Libia Capodanno 2010

23 dic 2009 - 8 gen 2010

(nei prossimi giorni le foto)
Vedi anche foto di Paolo

Accompagnato da una stagione primaverile, a tratti estiva, si è concluso anche questo capodanno in Libia, una delle mete divenute oramai ‘classiche' tra quelle proposte dall'agenzia “Camper e Giramondo”. Le varie testimonianze di un passato più o meno recente che si incontrano nel corso di questa lunga escursione nel territorio libico, sono le più differenti ed affascinanti: si oscilla infatti dai resti di comunità preistoriche alle vestigia della romanità ed oltre. Siamo otto camper con sedici adulti accompagnati da un nutrito numero di ragazzi, otto in tutto tra adolescenti e giovanissimi.

Entrati in territorio libico, abbiamo fatto tappa al granaio fortificato di Nalut, una struttura che costituiva il cuore dell'omonimo villaggio: si tratta di una imponente costruzione formata da tante cellette in cui venivano custodite le risorse alimentari dell'intera comunità: un guardiano aveva il compito di controllare i depositi ed i prelievi effettuati da ciascun abitante. La struttura, a più piani, di fango, paglia e frasche, di forma ovale e completamente chiusa all'esterno, dà a colpo d'occhio l'immagine di un luogo fortificato ma, ad un esame più attento, si rivela troppo fragile per assolvere a compiti difensivi.

La tappa successiva ci ha condotti all'interno di Ghadames, una città sorta e prosperata lungo le vie carovaniere che dall'Africa nera raggiungevano i porti del Mediterraneo. Caratteristica delle sue abitazioni è quella di essere costruite su due piani: a livello stradale e al primo piano, dal quale si accede ai tetti che costituiscono altrettante terrazze. Le strade sono dei lunghi corridoi che prendono luce qua e là dall'alto, per mezzo di alcuni vuoti lasciati tra una casa ed un'altra. Questo è servito sia a riparare la città dal vento del deserto sia a garantirne una temperatura costante nel corso dell'anno: inoltre il piano stradale era quello dedicato agli affari ed ai commerci (mondo maschile) mentre il primo piano e le terrazze costituivano il livello della familiarità (mondo femminile e dell'infanzia).


Il gruppo tra le sabbie dell'Akakus (foto Paolo Saccani).

Successivamente viene raggiunto il campeggio di Takartibah, che costituirà la nostra base per le escursioni nell'Akakus e nel Fezzan: il giorno dell'arrivo proseguiamo per Garama, per visitare le rovine dell'antica capitale del mitico popolo dei garamanti. Qui facciamo anche visita al museo costituito coi reperti venuti alla luce con lo scavo della città ed alle vicine tombe dei re garamanti. Questa popolazione, della quale si sono perse le tracce storiche, stimola ancora la nostra fantasia soprattutto grazie alla definizione che ne dette lo storico greco Erodoto di Alicarnasso, che non seppe meglio definire il territorio da loro abitato che con una frase divenuta famosa: hic sunt leones per indicare, sia la fierezza delle popolazioni davanti alle quali si era arrestata la conquista romana, che l'asprezza dei luoghi adatti ad essere abitati solamente dai leoni.

L'escursione di tre giorni nell'Akakus ci mette in contatto con un tipo di deserto tra i più suggestivi che si possano immaginare. La savana che ha dominato l'intera regione per migliaia di anni, la fauna e le popolazioni che ci vivevano, hanno lasciato tracce del proprio passaggio in reperti di varia natura. All'interno di un paesaggio di picchi rocciosi modellati dal vento, con le valli ricoperte di sabbia, si trovano infatti numerose testimonianze dell'uomo preistorico costituite da incisioni e pitture rupestri tracciate sulle volte e sulle pareti delle grotte scelte come rifugi naturali dai pastori e dai cacciatori che popolavano questi luoghi. Le raffigurazioni di animali, tigri e giraffe, elefanti e cavalli, sono una testimonianza della vicinanza ambientale con molte zone europee, così come punte di freccia ed altri utensili dell'età della pietra, gettano un ponte tra l'uomo preistorico ed il viaggiatore dei nostri giorni che, fortunosamente, le ritrova. Dormire poi in questo ambiente, e lo facciamo per due notti consecutive in un campo tendato (un vero lusso con letti e docce con acqua calda), è un'esperienza indimenticabile: gli spazi, il silenzio, le canzoni attorno al fuoco, il cielo notturno gremito di stelle, le albe ed i tramonti che modellano di ombra e di luce un contorto paesaggio scavato dall'erosione, sono altrettanti momenti mozzafiato che ci vengono regalati da questo mondo senza tempo dominato dal vento.

L'escursione del giorno successivo ai laghi del Fezzan (Mahfu, Gabron, Um El Ma), nelle cui acque alcuni di noi fanno il bagno, piccole macchie azzurre in mezzo al deserto sabbioso, ed al lago prosciugato di Mandara sul cui letto passeggiamo alla ricerca di cristalli di sale, conferma le sensazioni avute nei giorni precedenti, quelle di essere in un luogo fatato, dove la natura si è presa il capriccio di fare esistere dei laghi, oltretutto salati, circondati da fitti palmeti, nel mezzo al più grande deserto di sabbia del mondo.

Dopo esserci smarriti per quattro giorni nelle bellezze naturalistiche, ci immergiamo nelle vestigia di uno dei più importanti siti archeologici di epoca romana esistenti al mondo. Leptis Magna, patria dell'imperatore Settimio Severo, affacciata sul mare e percorsa da innumerevoli strade, offre una immagine ancora viva del proprio passato: i palazzi ed i templi, gli archi, il porto e l'anfiteatro, anche se bisognosi di restauri, testimoniano ancora oggi l'abilità architettonica e la raffinatezza del gusto dei suoi antichi abitanti.

La sosta, infine, nella vicina Sabratha, che si distingue per lo stato di conservazione e di ricostruzione del teatro la cui meravigliosa acustica sorprende ancora oggi il visitatore, conclude le visite nei luoghi della romanità.

Alla fine di questo viaggio affrontiamo Tripoli, la capitale, che ci viene incontro con il suo traffico caotico, i suoi suoni ed i suoi odori. Per prima cosa visitiamo il museo archeologico, dove le sale espositive racchiudono reperti provenienti da buona parte dei luoghi che abbiamo visitato in questo nostro lungo viaggio: l'organizzazione cronologica dei reperti ci permette infatti di ripercorrere il mondo antico, quello punico, quello romano, e quello arabo, in una carrellata conclusiva che suggella la nostra esperienza libica. Usciti dal museo ci addentriamo nella medina e nella zona del souk dove, in mezzo ad una infinità di botteghe di ogni genere, tra le quali spiccano quelle dei gioiellieri e degli artigiani dei metalli, dei venditori di abbigliamento e di stoffe, sono incastonate la moschea Karamanli e la moschea Gurgi, la piazza Verde ed i quartieri italiani.

Una cena di gruppo, questa volta non più a base di cous-cous ma di pesce, conclude la nostra visita nella capitale libica dopodiché è la volta di intraprendere la via del ritorno non prima però di avere fatto l'ultimo rifornimento di carburante a prezzi da favola ed avere poi puntato su Tunisi dove ci imbarchiamo per l'Italia.

 

 


Sandro e Franca




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