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Capodanno 2006 in Libia

23 dicembre 2005 - 8 gennaio 2006

Foto: Lucilla e Tiziano Bacci

Si parte in 15 camper da Civitavecchia, siamo 42 persone con una dozzina di ragazzi di varie età. Questa volta abbiamo preso le Grandi Navi Veloci, che offrono il miglior comfort sulle rotte con la Tunisia, la nave è molto grande e la traghettata si svolge tranquilla, chi aveva paura del mare mosso non si deve preoccupare.

Sbarcati a Tunisi la sera di Natale, la mattina dopo subito si scende verso il confine libico dove ci attendono Alì e Naji, i poliziotti, e Nidal, la nostra guida, che hanno preparato tutte le pratiche necessarie all'ingresso con i camper e che ci accompagneranno per tutto il giro.

Si montano le targhe arabe (foto Lucilla Bacci)

La Libia ci accoglie come sempre benevolmente: al benzinaio si fa un pieno di 40 litri di nafta con 3,60 euro, il pane per tutto il gruppo (30 baguette) costa un euro, la gente è ospitale, vi è un certo benessere. In tutto il giro non vedremo mai nessuno chiedere l'elemosina, anzi quando abbiamo regalato qualcosa ai bambini spesso ci hanno rincorso per regalarci qualcosa di loro.

Prima sosta a Ghadames, dove i vicoli della medina ricordano i fasti di un'oasi che era il punto di arrivo delle carovane che portavano ebano, avorio, spezie e schiavi attraverso il Sahara, e dove le grandi dune subito fuori della città ci danno un primo assaggio del vero deserto.

Decorazioni in una casa di Ghadames (foto Lucilla Bacci)

Poi si riparte attraverso il nulla che ci separa dalla zona più centrale del Fezzan, centinaia di km di deserto piatto, senza nessun segno di presenza dell'uomo se non la strada e le tracce che la costeggiano. Tappa ormai classica dei nostri viaggi in Libia la sosta per raccogliere i fossili: per chilometri vicino alla strada si trovano miriadi di conchiglie fossili, per lo più a chiocciola, ma anche dei bivalve che assomigliano a piccole tridacne. Impieghiamo un giorno e mezzo di viaggio per giungere infine al campeggio di Tekerkiba, base di partenza delle nostre escursioni in fuoristrada. Il campeggio è stato rimodernato ed ora offre piazzole circondate da siepi, allacci elettrici, un lungo tubo per rifornirsi di acqua, bei bagni con docce calde (quasi sempre...) oltre al ristorante dove ci facciamo organizzare una buona cena a base di pecora alla brace.

Si parte in fuoristrada per l'Acacus, siamo una specie di spedizione: 11 fuoristrada, più due mezzi di appoggio con le attrezzature da cucina, con autisti, cuochi, guida e poliziotti siamo 60 persone con al seguito acqua, provviste, tende e materassi. Dopo un tratto di asfalto si esce dalla strada, ma per arrivare ai punti più belli ho chiesto ed ottenuto (con una certa fatica) di scendere il primo giorno verso sud veloci lungo la grande vallata piatta che separa l'Acacus dal Messak, per poi risalire attraverso tutto l'Acacus ed il djebel Awis. Così la prima notte in tenda nel deserto la passiamo accanto al grande arco alto 150 metri di Affjer (chiamato anche Fozzigiaren). Il paesaggio è stupendo, l'arco ci sovrasta con la sua mole, la notte è piena di stelle.

Le grandi colonne di Tankaligha

Siamo fortunati perché rispetto agli anni precedenti la temperatura è più mite, la notte si abbassa fino a dodici gradi circa, molto meno freddo di quanto eravamo preparati ad affrontare. Si dorme quindi tranquilli nelle nostre tende, utilizzando il grande buio che ci circonda come toilette...

Il bivacco notturno (foto Tiziano Bacci)

Il giorno dopo è finalmente tutto sereno (finora delle nuvole ci avevano seguito fin dal mare) e ci godiamo i migliori punti di questa zona giustamente famosa: le grandi colonne di roccia di Tankaligha, vari siti con pitture e graffiti risalenti a migliaia di anni fa quando qui c'era foresta e selvaggina, l'arco naturale di Teliboo, fino a raggiungere il colle dell'Awis con il suo paesaggio spettacolare di valli sabbiose contornate da massi erosi dal vento dalle forme più strane. Passiamo così la notte di Capodanno accampati sulla sabbia tra le ombre di pinnacoli di roccia, a brindare ed a mangiare torroni e pandoro, fino alla mezzanotte quando accanto ai nostri fuochi di artificio gli autisti preparano un grande solco con scritto 2006 e dopo averlo riempito con litri di benzina gli danno fuoco (da noi costerebbe caro...).

Il gruppo al "dito". (foto Lucilla Bacci)

La mattina si inizia a ritornare, l'uscita da questa splendida zona è segnata dal "dito", un pilone di roccia che si staglia verticale per una ventina di metri ed è visibile anche da lontano. La sera siamo di nuovo in campeggio, ma il grande deserto ci riserva ancora sorprese. Il giorno dopo si riparte infatti in fuoristrada per i laghi di Mandara. E' questa una zona unica, dove si percorrono oltre 50 km all'interno di un vasto mare di sabbia, l'erg di Ubari, scavalcando dune alte oltre 200 metri che nascondono a volte splendidi laghetti contornati di palme. Qualcuno di noi si fa il bagno, l'acqua è carica di sali minerali, e la giornata assolata e senza vento. Notiamo che il lago, che era perfettamente calmo, viene increspato per tutta la sua estensione di centinaia di metri dai bagnanti, per poi ritornare alcuni minuti dopo uno specchio perfetto che riflette le dune, le palme ed il cielo azzurro con una precisione assoluta, per la gioia dei nostri fotografi.

Lo specchio del lago Gabroun (foto Tiziano Bacci)

Qualcuno affitta anche sci e scarponi e si cimenta nell'esperienza della discesa su sabbia. Detta così sembrerebbe che il lago Gabroun sia una specie di Cortina D'Ampezzo delle dune, ma vi assicuro che è un posto desolato e se non dicessi io ai gruppi che esiste tale possibilità a nessuno verrebbe mai in mente di chiedere in affitto al bar degli sci, probabilmente lasciati lì da qualche turista estroso.

Venditore ambulante (foto Tiziano Bacci)

Con un poco di amarezza lasciamo il grande sud e si ritorna verso la costa, ancora molti chilometri lontana, ma uno dei camper inizia a perdere acqua dal radiatore. Mi adopero per smontarlo e farlo saldare lungo la strada, e riusciamo a proseguire il viaggio, anche se la saldatura andrà rifatta a Tripoli. Alla fine giungiamo a Leptis Magna, che mostra ancora con grandiose rovine la magnificenza dell'antica città. Ci spostiamo anche a vedere Villa Seelin, ricca residenza di epoca romana in riva al mare, con tutti i pavimenti realizzati con splendide scene a mosaico, inclusi quelli del cortile esterno e del giardino sul mare.

Poi si va alla capitale Tripoli, con i capolavori del suo museo, le stretta strade ed i negozietti della medina, le moschee dalle pareti decorate, e la sera grande cena ad un ristorante "fai da te". Infatti nel vicolo fuori del ristorante vi sono diversi banchi che vendono pesce, così ognuno di noi compra il pesce che vuole mangiare. Poi si entra nel ristorante, si consegna la sacchetta con il pesce e si spiega come lo si vuole cucinato e poi ci si siede mangiando antipasti e naturalmente il pesce.

 

Foto ricordo dei "capi" alla frontiera: da sinistra Alì, Giuseppe, Naji, Nidal, Sara. (foto Tiziano Bacci)

Non rimane che ritornare verso Tunisi ed il traghetto che ci riporta a Genova. Sulla nave si ritorna ai giorni precedenti, siamo soddisfatti, si guardiamo le belle foto fatte lungo il percorso, si fanno progetti sui prossimi viaggi, ci si da' appuntamento al prossimo raduno di maggio.

Voglio ringraziare con l'occasione tutto il gruppo, che è stato paziente e disponibile, ma anche un'ottima compagnia. Ma voglio anche ringraziare la nostra guida libica Nidal, sempre entusiasta e pronto a farsi in quattro per risolvere i piccoli problemi che abbiamo incontrato, ed i poliziotti Naji ed Alì, due veri angeli custodi, sempre discreti ed attenti.

Giuseppe 

 

Vedi anche programma di Libia Eclisse 2006 (non fatto)