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Libia Capodanno 2007

Foto di Giovanni Cassardo, testo di Sandro Nannucci.

Dopo qualche ritardo al porto di Palermo, dove ci hanno raggiunto gli ultimi partecipanti provenienti dalla Sicilia, tutto procede regolarmente. Si arriva a Tunisi ed il giorno dopo spostiamo rapidamente verso il confine libico.

La prima immagine che viene in mente quando si parla di Libia, è quella di un immenso deserto di sabbia, coi suoi riflessi rosa ed arancio, battuto da un sole cocente ed attraversato da rare carovane di Tuareg, che coi loro dromedari affrontano interminabili percorsi, guidati da un infallibile senso dell'orientamento che li conduce alla meta senza esitazioni di sorta.

La realtà libica risulta invece al viaggiatore più complessa e meno cinematografica. Accanto ai deserti (quello di sabbia, l'erg; quello di sassi, il reg) questo vasto paese contiene altri luoghi di interesse che ne rendono la conoscenza più attraente e ricca. Attraverso una storia millenaria si sono infatti sedimentate testimonianze e reperti che dall'epoca preistorica giungono ai giorni nostri passando attraverso l'età greca e romana, anche se la matrice araba è la costante e la dominante di questo percorso.

Ed è proprio attraverso questo arco temporale, racchiuso in un ambito spaziale di alcune migliaia di chilometri, che si è sviluppato il viaggio compiuto da una carovana di camperisti che hanno visitato questo paese fra il dicembre 2006 ed il gennaio 2007 (22 dicembre 2006 - 7 gennaio 2007, per l'esattezza).

Anche se l'inizio non è stato dei migliori (alla frontiera libica siamo stati sottoposti ad un'accurata perquisizione dei dodici camper che costituivano il gruppo alla ricerca di alcolici; data la ricorrenza, capodanno, le nostre abitudini alimentari, la previsione di cenare più volte insieme, ciascuno di noi aveva provveduto di conseguenza sia in quantità che in qualità e pertanto i gavoni hanno offerto una generosa scelta di vini e liquori ai doganieri libici che, da parte loro, hanno dimostrato particolare abilità e competenza nel selezionare le bottiglie migliori) il viaggio sì è successivamente sviluppato in mezzo a scenari e località che di giorno in giorno hanno sempre più affascinato i partecipanti.

Montaggio della targa araba alla frontiera libica

La prima tappa ci ha visti effettuare la visita del granaio fortificato di Nalut, una struttura che costituiva il cuore dell'omonimo villaggio: in realtà si trattava dei depositi alimentari dell'intera comunità, costituiti da una quantità di cellette equivalenti al numero delle famiglie (qui se ne contano oltre 350) sorvegliate da un guardiano che aveva il compito di controllare i depositi ed i prelievi effettuati da ciascun abitante. La struttura, a più piani, di fango, paglia e frasche, di forma ovale e completamente chiusa all'esterno, dà a colpo d'occhio l'immagine di un luogo fortificato munito di un unico accesso ma, ad un esame più attento la sua mole, dominante dall'alto di una collina, si rivela troppo fragile per assolvere a compiti difensivi, mentre la collocazione nel cuore dell'abitato ne dimostra, anche fisicamente, il ruolo centrale che era chiamata ad assolvere nella vita della comunità.

Tramonto africano

La tappa successiva ci ha condotti all'interno di Ghadames, una città sorta e prosperata lungo le vie carovaniere che dall'Africa nera raggiungevano i porti del Mediterraneo. Caratteristica di questo abitato è quella di essere disposto su due piani: le abitazioni sono infatti costituite da alcuni ambienti posti a livello stradale e da altrettanti costruiti al primo piano, dai quali si accede ai tetti che costituiscono altrettante terrazze. Questo genere di edifici ha fatto sì che le strade siano in effetti dei lunghi corridoi che prendono luce qua e là dall'alto, per mezzo di alcuni vuoti lasciati tra una casa ed un'altra ed inoltre che la vita sociale fosse suddivisa tra i due livelli: quello degli affari e degli uomini il terreno; quello degli scambi, delle donne e dei ragazzi il primo piano.

Visita ad una casa tipica di Ghadames

Successivamente viene raggiunto il campeggio di Takartibah, che costituirà la nostra base per le escursioni nell'Akakus e nel Fezzan: il giorno dell'arrivo proseguiamo per Germa, per visitare le rovine dell'antica capitale del mitico popolo dei Garamanti. Questa popolazione, della quale si sono perse storicamente le tracce e che alcuni vogliono individuare nell'attuale popolo dei tuareg mentre altri, in maniera molto più suggestiva, ipotizzano che questo popolo, sospinto da tribù più bellicose, sia emigrato in altre zone per stabilirsi infine sulle rive del Nilo dove avrebbe dato vita, ad una nuova grande civiltà che per tutti noi è quella egiziana. Comunque stiano le cose è sempre una grande suggestione trovarsi nei luoghi che fecero dare allo storico greco, Erodoto di Alicarnasso, la famosa definizione "hic sunt leones" per indicare, con questa frase sibillina, la fierezza delle popolazioni davanti alle quali si era arrestata la conquista romana.

 Crepe sull'asfalto rallentano il cammino in alcuni tratti di deserto

L'escursione di tre giorni nell' Akakus ci mette in contatto con una zona estremamente suggestiva. La savana che dominava l'intera regione non più tardi di tremila anno or sono, la fauna e le popolazioni che ci vivevano, hanno lasciato tracce del proprio passaggio in reperti di varia natura. All'interno di un paesaggio di picchi rocciosi modellati dal vento, con le valli ricoperte di sabbia (il tipo di deserto conosciuto come inselberg), si trovano infatti numerose testimonianze del passaggio dell'uomo costituite da incisioni e pitture rupestri tracciate sulle volte e sulle pareti di numerosissime grotte che erano state scelte come rifugi naturali dai pastori e dai cacciatori che popolavano questi luoghi. Le numerose raffigurazioni degli animali, tigri e giraffe, elefanti e cavalli, sono una testimonianza della vicinanza ambientale con molte zone europee, così come alcuni reperti, ancora oggi rintracciabili, con molta fortuna, in mezzo alla sabbia, come punte di freccia ed altri utensili dell'età della pietra, gettano un ponte tra l'uomo preistorico ed il viaggiatore dei nostri giorni, con le commoventi testimonianze di vita che ci raggiungono sotto forma di questi manufatti.

Dormire poi in questo ambiente, e lo facciamo per due notti consecutive, è un'esperienza indimenticabile: gli spazi, il silenzio, le canzoni attorno al fuoco, il cielo notturno gremito di stelle e le albe che modellano di ombra e di luce un contorto paesaggio scavato dall'erosione, sono altrettanti momenti mozzafiato che ci proiettano in un ambiente senza tempo dominato dal vento.

 

Tutti a montare le tende nel deserto dell'Acacus

Scivolata lungo un pendio di sabbia

L'escursione del giorno successivo ai laghi del Fezzan (Loghlogh, Mahfu, Gabroun, Um El Ma), piccole macchie azzurre in mezzo la deserto sabbioso, conferma le sensazioni avute nei giorni precedenti, quelle di essere in un luogo fatato, dove la natura si è presa il capriccio di fare esistere dei laghi, circondati da fitti palmeti, nel mezzo al più grande deserto di sabbia del mondo.

Lago della regione di Mandara

Dopo esserci immersi per quattro giorni nelle bellezze naturalistiche e nel fascino delle incisioni e pitture rupestri tracciate da antichi predecessori, percorriamo in un giorno lo spazio di vari secoli per entrare in contatto con le vestigia del più importante sito archeologico di epoca romana esistente al mondo. Leptis Magna, patria dell'imperatore Settimio Severo, affacciata sul mare e percorsa da innumerevoli strade, offre al visitatore una immagine ancora viva di quella che poteva essere una importantissima città commerciale del tempo. I marmi e le sculture ancora in loco, i palazzi ed i templi, gli archi, il cardo e il decumano ancora ben leggibili, il porto e l'anfiteatro, testimoniano ancora oggi l'abilità architettonica e la raffinatezza del gusto di un'altra delle grandi civiltà del Mediterraneo. La visita alla vicina Villa Silin, un'abitazione privata, coi suoi affreschi e le sue terme, i suoi mosaici ed i grandi porticati, è un'altra meraviglia di età romana rimasta nascosta per secoli sotto la sabbia, e da poco restituita all'ammirazione dei visitatori.

Danze sfrenate nel campeggio

Quasi alla fine di questo viaggio affrontiamo Tripoli, la capitale, che ci viene incontro con il suo traffico caotico, i suoi suoni ed i suoi odori. Per prima cosa visitiamo il museo archeologico, allestito all'interno del Forte Rosso, il palazzo dei Governatori, dove possiamo ammirare una delle più belle collezioni di mosaici di età classica. Usciti dal museo ci addentriamo nella medina e nella zona del souk dove, in mezzo ad una infinità di botteghe di ogni genere, tra le quali spiccano quelle degli artigiani dei metalli, sono incastonate la moschea Karamanli e la moschea Gurgi, la Piazza Verde ed i quartieri italiani.

La cena in un ristorante caratteristico per il modo di trattare il pesce, che viene scelto e comprato dagli avventori al mercato posto lì davanti, quindi consegnato ai cuochi e servito appena pronto, conclude la nostra visita nella capitale libica (un grazie agli equipaggi siciliani per la preziosa consulenza ittica). Il giorno successivo è la volta di Sabratha, un altro sito archeologico di epoca romana che si distingue per vastità e stato di conservazione dei reperti, dopodiché è la volta di intraprendere la via del ritorno non prima però di avere fatto sosta a Zuwahrah per l'ultimo rifornimento di carburante acquistato ancora una volta a buon prezzo. Puntiamo quindi su Tunisi dove ci imbarchiamo per l'Italia non prima, però, di avere compiuto una sosta a Metameur dove, nelle gorfas del paese, consumiamo l'ultima cena di gruppo e trascorriamo l'ultima notte di viaggio in un paesaggio fiabesco.

Sandro


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