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Marocco

4-25 ottobre 2006

Come l'anno passato, ripetiamo in ottobre il viaggio di agosto. Le nostre destinazioni più calde infatti rendono perplessi alcuni partecipanti sulla fatica di un viaggio nella calura estiva, mentre ottobre garantisce temperature più miti. E così siamo in 12 camper e 24 persone ad attraversare lo stretto di Gibilterra.

L'itinerario è lo stesso già fatto due mesi fa, ma il gruppo più compatto permette una maggiore agilità di movimento. La grossa differenza è il mese di ramadan, appena iniziato e che continuerà fino alla festa finale in contemporanea al nostro rientro. Il ramadan è un periodo durante il quale nei paesi musulmani vengono stravolti orari ed abitudini. Il corano prevede che durante le ore di sole non si può bere, mangiare, fumare, fare sesso, anche se ormai una cultura laica non osservante si è diffusa soprattutto nelle città. In pratica dopo una notte spesso insonne, la mattina la si passa a dormire, solo verso le 11 iniziano alcune attività: qualche negozio apre, si vede qualche bancarella. Anche negli uffici e nelle banche, che osservano l'orario ufficiale degli altri mesi, il lavoro procede a rilento. Nel pomeriggio c'è più animazione, fino alle 18 quando tramonta il sole. Per un'ora, fino alle 19, tutto diviene deserto perchè tutti tornano in famiglia per il pasto che interrompe il digiuno. Dopo mangiato invece si fa festa, tutti tornano per strada, le piazze si animano, i negozi nelle medine aprono fino a notte inoltrata. Comunque il nostro giro si svolge regolarmente, riusciamo nonostante il ramadan a visitare mederse e musei, solo la grande moschea Hassan II di Casablanca la potremo visitare solo dall'esterno, in coincidenza della festa di fine ramadan, quando tutto chiude come nel nostro Capodanno.

La moschea Hassan II a Casablanca

Voglio qui tralasciare le cose belle viste durante il viaggio, dalle squisite opere architettoniche delle città imperiali, agli animati mercati delle medine, dagli inaspettati paesaggi alpini dell'Atlante, agli immensi spazi del deserto e delle sue dune gigantesche, dalle meravigliose vallate e gole percorse da palmeti e punteggiate da possenti kasbhe alle sconfinate spiagge atlantiche. Preferisco invece ricordare alcuni momenti particolari del viaggio.


Il ponte pericolante

L'arrivo al camping di Midelt è prima del previsto, così decido di andare ad esplorare una strada che non ho mai percorso e che conduce ad una gola a qualche decina di km. Avverto il gruppo ed invito chi vuole a seguirmi, specificando che non conosco le condizioni della strada che potrebbe essere pessima. Partiamo in tre, ma la strada è abbastanza buona, a parte alcuni chilometri con grosse buche è quasi tutta asfaltata. La gola è bella, vi sono dei villaggi minerari abbandonati, ma ad un certo punto ci troviamo di fronte ad un ponte che scavalca il fiume fangoso. Sembra fatto di assi di legno, senza parapetto, con tavole rotte e qualche buco da cui si vede il fiume sotto, in corrispondenza di tavole che hanno ceduto. Ma la voglia di proseguire è tanta, e dopo aver analizzato il ponte e visto che la struttura portante è fatta da due grosse travi di ferro, decidiamo di passare con i nostri camper, facendo attenzione a mantenere le ruote in corrispondenza dei travi. Gli scricchiolii sono spaventosi, la tavole di legno si muovono visibilmente sotto il peso, ma passiamo indenni, anche Giancarlo con il suo camper nuovo nuovo.

 


I bambini di Asrir (foto di Franco Buglioni)

La visita alla kasbha di Asrir, una delle tante kasbhe che si trovano nella regione, ha rappresentato forse il momento di maggior contatto del gruppo con la popolazione locale. Durante la visita avevamo visto una classe di bambini con una giovane maestra lungo la strada, così, colpiti anche dalle condizioni di vita dignitose ma povere degli abitanti del villaggio, decidiamo di lasciare in regalo alcuni vestiti usati, penne ed altro materiale per lo studio. E così, mentre qualcuno di noi compra 100 caramelle e le distribuisce ad una miriade di ragazzini appena usciti dalla scuola, qualcun'altro si attarda nella consegna dei doni. Mentre cerchiamo gli amici spariti, la maestra pensa di aiutarci mandando in giro per tutto il paese i suoi piccoli allievi che chiamano per nome lo scomparso. L'antica kasbha diroccata si anima così di voci infantili che chiamano "Franco, Franco..." come in una scena surreale. Ignari di tutto gli scomparsi ricompaiono, mentre siamo ormai al centro dell'attenzione di centinaia di ragazzi (forse la distribuzione di caramelle è stata di troppo), e così ripartiamo per riprendere il nostro itinerario.


Il passaggio del re (foto di Barbara Betti)

Avvicinandoci a Ouarzazate troviamo per chilometri lungo la strada un poliziotto ogni cento metri, anche in dei tratti di deserto dove il vento alza nuvole di polvere. Ci spiegano che il re verrà in visita e lungo il percorso la gente comincia ad aspettare per vedere sua maestà Mahommed VI. Noi andiamo intanto a visitare la kasbha di Taourit, poi facciamo una piacevole passeggiata dentro al medina e proprio quando dopo un paio di ore stiamo per rientrare ai camper notiamo una certa agitazione tra la folla in attesa ai lati della strada. Vi sono persone di ogni ceto sociale, ma anche turisti e gruppi folcloristici che intonano canti e danze. E' appena passato un gruppo si poliziotti in motocicletta ed è ormai chiaro che il re è in arrivo, un gruppo di donne vicino a noi ormai danza senza sosta ondeggiando nei loro abiti rosa, mentre gli uomini fanno tuonare i tamburi. Ci sporgiamo ed ecco passare una limuosine scoperta con il re che in piedi ci saluta e sorride alla folla. Che tempismo perfetto, senza nessuna attesa abbiamo incontrato il re!


Una nobile famiglia berbera

Abbiamo passato la giornata visitando la zona di Tafroute, tra montagne di granito dai macigni di forme strane e passeggiate in gradevoli gole coltivate con verdi palmeti. Ultima tappa prima di tornare al camping la visita della casa tradizionale, un piccolo museo sulle case e gli oggetti della tradizione berbera del luogo. L'atmosfera è rilassata e due giovani ci accolgono per farci da guida nella visita del museo. Godiamo della loro gentilezza e delle spiegazioni ed alla fine ci invitano a prendere il tè nella sala degli ospiti, dove troviamo anche loro padre. La storia di questo museo è iniziata tanto tempo fa a Tangeri, quando il padre andò là per studiare, ma durante una partita di pallone per un colpo al capo perse irrimediabilmente la vista. Ormai menomato seppe però reagire e trovare comunque un modo di rendersi utile, utilizzando la vecchia casa di famiglia per organizzare un museo, ed ancora oggi con il suo buon francese ed i modi gentili spesso guida i turisti attraverso le oscure stanze della casa, ricordando antiche tradizioni.

Così, dopo esserci tolti le scarpe, ci ritroviamo seduti sui tappeti ad ammirare il rito del tè con l'assenzio, ed a godere dell'ospitalità e dell'antica nobiltà di animo che traspare da questo padre e dai suoi due figli. Un canto berbero, intonato dai nostri ospiti ed accompagnato con strumenti a corda conclude questo nostro incontro, poi l'atmosfera magica che si era creata intorno all'antica teiera si dissolve mentre il sole si fa basso e noi infiliamo di nuovo i piedi nelle nostre scarpe.


Il gruppo

Un gruppo subito affiatato, disponibile, interessato, sempre pronti ad aiutarsi. Grazie a tutti per l'eccellente compagnia.

Giuseppe Bacci

Vedi anche l'itinerario

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