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Diario di viaggio
Tunisia – 29 dicembre 2010-9 gennaio 2011

Il tema di questo nuovo viaggio in Tunisia è il deserto, che con il suo fascino ammalia per sempre chi vi si reca per la prima volta.

Dopo il fine anno nell'oasi di Ksar Ghilane, il capodanno lo trascorriamo in un campo tendato a sud dell'oasi.

Il viaggio prosegue con le visita a Ksar Ouled Soltane, il meglio conservato dei grandi granai fortificati di origine berbera, a Chenini, con le sue case scavate nella montagna, e a Doiret, dalle cui rovine si gode un panorama incomparabile.

Ritorniamo sui nostri passi verso Matmata, con le sue case troglodite, usate come set per il film «Guerre stellari» e dopo una breve sosta a Douz, con la sua meravigliosa palmerai, attraversiamo il Chott el Jerid, il lago sulla cui superficie il sale sembra neve.

Poi è la volta di Tozeur, con le sue belle, tipiche architetture, dove non mancano le occasioni conviviali. Ci aspettano poi le oasi di montagna: Chebika, così fotogenica, e poi Tamerza, con il suo canyon che sembra persino più bello di altri canyon più famosi, e infine Mides, un piccolo gioiello sul confine algerino.

Facciamo un po' fatica a staccarci da questi luoghi per noi un po' fiabeschi e così cerchiamo di prolungare questa bella esperienza, andando a cercare la cosiddetta pista di Rommel, il varco che il feldmaresciallo tedesco fece aprire durante la seconda guerra mondiale per permettere la ritirata ai suoi carri armati pressati dagli alleati.

Arrivando a Gafsa, sappiamo di aver lasciato definitivamente il deserto, ma ora ci aspettano altri luoghi che ci aiuteranno a conoscere i diversi volti della Tunisia. Innanzitutto i siti archeologici come Sbeitla, che ci ricordano che la grandezza di Roma è giunta fin qui.

O le antiche città diventate culla della tradizione islamica, come Kairouan, quarta città santa dell'Islam dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme, oppure Sousse, che nella sua medina accoglie uno di fronte all'altro il Ribat e la Grande Moschea.

Ci sono poi le zone turistiche, come Port el Kantaoui, con le loro strutture che ci paiono un po' «strane» dopo aver visitato le zone più desertiche; o Sidi Bou Said, soprannominata la Positano della Tunisia, con le sue case bianche affacciate sul mare e i suoi café dove gustare il tè alla menta e pinoli.

Lasciamo sempre a malincuore questo paese, in particolare nel momento in cui la Tunisia è squassata da moti popolari di cui non conosciamo ancora l'esito. L'augurio, per loro ma anche per noi, è di un futuro pacificato, migliore.

Lia e Antonio

Il gruppo.


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