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Capodanno 2006 in Tunisia

24 dicembre 2005 - 6 gennaio 2006

Foto Paola Martino

Narratore: Sandro Nannucci

Poesie: famiglia Moretti e Giustino Scotolati

 

Il ritrovo è al porto di Genova, dove ci imbarchiamo su di un bellissimo traghetto delle Linee Grimaldi che ci condurrà, con ottima navigazione, fino al porto di Tunisi. L'incontro dei partecipanti è un po' confusionario perché siamo tanti all'imbarco ed il piazzale, seppure grande, non ci contiene tutti. Dobbiamo quindi cercarci ad uno ad uno e gli ultimi sono costretti ad aspettare fuori dai cancelli; ci ritroviamo comunque senza problemi ed il viaggio in nave è l'occasione per conoscerci meglio. Proveniamo da molte parti d'Italia, e dalla Svizzera, e non ci siamo mai incontrati tranne due equipaggi pisano-livornesi, amici di lunga data, che hanno messo da parte i campanilismi che dividono (più nelle parole che nei fatti) le due città e che si godono questo viaggio insieme.

Siamo 11 camper e 32 persone (22 "adulti" e 10 "ragazzi" di un'età compresa tra i 4 anni di Paola, che diventerà subito la mascotte del gruppo e i 19 di Alessio e di un'altra Paola, i più grandi). La sera del 25 gennaio siamo tutti riuniti nel parcheggio de La Goulette, abbiamo fatto rifornimento e dopo avere pernottato, siamo tutti pronti ad iniziare il viaggio. La mattina ci muoviamo di buon'ora per raggiungere, dopo una tappa di trasferimento di circa 500 chilometri, la località di Tamerza e le oasi di montagna, che visiteremo il giorno dopo. La sera ceniamo tutti insieme nel ristorante Gelain, che costituisce il nostro primo incontro con l'ospitalità tunisina.

La visita delle oasi di montagna, in mezzo a qualche inattesa goccia di pioggia, rappresenta il primo, suggestivo incontro, con la natura e con la popolazione di questo paese. Deserto di terra e rocce, con in mezzo queste macchie di verde che finiscono senza preavviso là dove l'acqua delle sorgenti che le originano non può più sostenere l'irrigazione del terreno; una realtà disseminata di macchie colore rappresentate dai prodotti dell'artigianato locale.

Il gruppo alle oasi di montagna

La visita della città di Tozeur ci porta una piacevole sorpresa che ci suggerisce una variazione al programma: in quei giorni si svolge infatti la "Festa delle Oasi" una cerimonia in cui i vari paesi del circondario si presentano ad una sfilata indossando i costumi tradizionali e nel corso della quale avviene anche una pubblica presentazione delle ragazze e dei ragazzi "promessi". Questo ci fa rinunciare all'escursione al belvedere ed alla visita dello zoo cittadino a favore di questo evento, molto seguito dalla popolazione, che giudichiamo più interessante. La sera cena in un ristorante tipico e la mattina (quando ci svegliamo c'è la nebbia e molti di noi si chiedono dove siamo finiti) visita al centro storico della città, uno dei meglio conservati dell'intera Tunisia.

Il mercato di Tozeur

Il giorno dopo ci trasferiamo a Douz attraverso il lago salato Chott El Djerid che in genere si presenta come un a distesa arida imbiancata da incrostazioni sale. Per l'occasione, a causa delle abbondanti e recenti piogge, il lago ha ripreso l'aspetto che gli compete per il nome e si presenta ai nostri occhi come una grande distesa umida, nella quale si riflettono i monti che ci siamo appena lasciati alle spalle. Giunti a Douz facciamo a tempo a visitare il mercato (c'è quello settimanale delle bestie) ed a proseguire per Zafrane dove ci aspetta una passeggiata in dromedario e la visita ai resti della vecchia città, ora immersi in mezzo alle dune ed alle palme.

Con i fuoristrada attraverso il deserto

Il giorno dopo è la volta dell'oasi di Ksar Ghilane che si raggiunge percorrendo in fuoristrada una fetta di deserto di sabbia. Il saliscendi tra le dune è uno dei maggiori divertimenti per i ragazzi, e non solo, con gli autisti che gareggiano tra loro nel compiere le evoluzioni più ardite senza insabbiarsi: tra l'altro la pioggia della notte ci regala un paesaggio inconsueto perché le creste delle dune si stanno asciugando al sole ed il vento inizia a trasportare di nuovo la sabbia nel continuo modellamento di questo paesaggio, mentre le parti basse delle dune e quelle riparate dal vento sono ancora umide e contraddistinte da un colore più scuro. I ruderi di un fortino romano, riutilizzato fino alla seconda guerra mondiale, posto nei pressi dell'oasi, ci salutano mettendo in evidenza il contrasto tra questo deserto di sabbia e le vestigia di antiche civiltà che in esso ancora si incontrano. La sorgente di acqua termale dell'oasi è poi l'occasione, che pochi si lasciano scappare, per fare un bagno fuori stagione in un ambiente particolare.

Il gruppo davanti al forte romano

All'indomani siamo alla scoperta di un altro paesaggio particolarmente insolito costituito dalle case troglodite di Matmata. Date le difficoltà logistiche per imbandire una bella tavolata serale, quel giorno il gruppo decide di pranzare tutti insieme in mezzo al parcheggio dei camper. In un un'ora, questo è il tempo che abbiamo per il pranzo, vengono montati i tavoli, cucinate paste ad altre vivande, presentate in tavola ogni sorta di prelibatezze regionali, compresa una scelta di vini all'altezza di una enoteca ben rifornita, divorato il tutto, pulito, smontati i tavoli e le sedie e riposto tutto nei gavoni sotto lo sguardo perplesso della guida che aspetta di portarci a visitare la città. Le abitazioni si aprono come dei crateri, con le stanze scavate nel terreno lungo le pareti verticali che ricevono aria e luce da una corte interna che è il luogo di passaggio da un ambiente ad un altro: si tratta di vere e proprie abitazioni a due o anche a tre piani, scavate senza che ci siano due cavità sovrapposte per ridurre il rischio di crolli. Abitazioni realizzate con criteri difensivi. Che "inghiottivano" gli abitanti nelle viscere della terra senza lasciare traccia di loro all'osservazione effettuata anche da distanza ravvicinata.

Il pranzo all'aperto a Matmata

La sera siamo a Metameur dove festeggiamo l'arrivo dell'anno nuovo in un ambiente ancora diverso ma non certo meno ricco di fascino. L'hotel "Ghorfas" è infatti ricavato dall'antico deposito di cereali del villaggio chiamato appunto ghorfas e costituito da tante cellette in muratura, una per famiglia, con le aperture tutte nel grande cortile interno dell'edificio e la parte esterna senza aperture così da costituire un muro difensivo, disposte su più piani e che venivano sorvegliate notte e giorno da un guardiano che riscuoteva la fiducia dell'intera comunità. La cena oltre ai piatti tipici, ci offe anche la misura originale del luogo, suonata da alcuni musicanti coi costumi tradizionali.

Beduini (finti) che festeggiano San Silvestro

Il giorno dopo è la volta dei villaggi berberi dei dintorni, rimasti oggi abbandonati: Ksar Ouled Soltane, con le sue gorfas, Chinini e Doiret, arroccati sulla cima delle colline ci offrono uno spettacolo straordinario di architettura e di desolazione. Le case una volta attaccate le une alle altre, con solo dei piccoli passaggi sufficienti al transito delle persone e degli animali, hanno costituito fino a pochissimi decenni or sono un ricamo di piccoli ambienti, di scale e di archi, ancora oggi leggibile, che si mimetizza perfettamente nell'ambiente circostante essendo costruito con lo stesso materiale e che ci suggerisce ancora il brulichio variopinto della popolazione vestita, le donne soprattutto, nei coloratissimi abiti tradizionali. Sulla via del ritorno il gruppo dimostra di nuovo tutta la propria capacità organizzativa riuscendo a fare rifornimento di carburante in tre distributori successivi con sosta degli ultimi quattro equipaggi al primo che si incontra, di altri quattro al secondo e dei tre rimanenti al terzo, con ritrovo quasi simultaneo lungo la strada.

Intanto è progressivamente cresciuto l'affiatamento del gruppo, e sono sempre più cercate le occasioni di una cena tutti insieme come quella che organizziamo la sera di ritorno dalla visita ai villaggi berberi oppure quella a Djerba, dopo avere fatto la spesa al mercato del pesce. Giustino esibisce più volte la sua capacità di improvvisatore di rime, improvvisando in più occasioni apprezzatissimi versi di saluto a vari partecipanti.

Il trasferimento nell'isola di Djerba ci fa conoscere la zona più frequentata dal turismo dopo i salti in epoche passate che abbiamo compiuto visitando realtà (oasi di montagna, case troglodite, villaggi berberi, gorfas) che sembrano cristallizzate nel tempo. Il mercato di Houmt Souk, noto per l'asta del pesce, è tutto un susseguirsi da negozi e bancarelle molto frequentati dai tunisini per quanto riguarda la parte dedicata ai generi alimentari, ma che inizia presenta ormai dei negozi realizzati esclusivamente per soddisfare le esigenze del turismo. Al mercato del pesce riusciamo comunque a comprare, propiziato da Giovanna, Paola e Mariella (terzetto pisano-livornese-tarantino), dell'ottimo pesce che costituirà il piatto forte della cena che faremo quella sera in campeggio; alcuni scovano un negozio a prezzo fisso (vero) dove comprano una quantità di prodotti dell'artigianato locale a prezzi molto convenienti. La sera al campeggio (sul mare) organizziamo una grande tavolata dove, oltre al pesce (fresco) comprato la mattina stessa, si assaggiano i frutti delle dispense di ciascun equipaggio (e si assaggiano i vini) in una grande rassegna eno-gastronomica.

Spezie al mercato di Jerba

Il giorno dopo è la volta di El Djem: il trasferimento, iniziato la mattina presto e proseguito benissimo fino al mezzo del giorno (tra l'altro percorriamo un'altra strada per lasciare l'isola di Djerba che ci porta a prendere un traghetto piuttosto piccolo sul quale riusciamo comunque a salire tutti insieme ed a risparmiare così del tempo nella traversata) quando il traffico ed i semafori di Sfax ci fanno perdere molto tempo. Si raggiunge comunque la destinazione verso la metà del pomeriggio ed il colosseo della città, il terzo al mondo per grandezza, ci saluta da lontano svettando sopra le costruzioni. Appena arrivati ci viene incontro un poliziotto in motocicletta che gentilmente ci guida al parcheggio dei bus turistici realizzato accanto al monumento. La visita del colosseo e del museo lì vicino (anticipazione del Bardo di Tunisi), ci confermano quanto altre volte abbiamo detto ed abbiamo sentito dire e cioè che per vedere le vestigia romane si deve oggi andare nell'Africa settentrionale dove la sabbia ha costituito un secolare riparo naturale per mosaici e monumenti contro le avversità degli agenti atmosferici e le razzie degli abitanti.

Giochi di gladiatori nel colosseo di El Djem

Kairouan ci accoglie con le sue moschee ed i suoi minareti. La visita della medina ci riserva la scoperta di numerosi vicoli e vicoletti dove si svolgono frenetiche contrattazioni sotto i nostri occhi: è come se uno stato di quiete venisse interrotto all'improvviso per dare vita ad una serrato vocio (tutto viene gridato) che si conclude solamente col passaggio di mano di qualche prodotto ed il pagamento del corrispettivo. I tappeti e le spezie la fanno da padroni ed il gruppo si lascia coinvolgere da quel variopinto brulichio, anche se in qualcuno comincia ad affiorare un po' di melanconia per la prossima fine del viaggio.

La visita di Sousse con le sue mura, il suo castello ed il suo mercato, costituisce una sorta di congedo con la vita tunisina. Scortato da uno zelante poliziotto, il gruppo viene guidato a fare rifornimento, a parcheggiare dietro il cortile di un albergo e successivamente, ospitati nell'automobile di servizio, i Nannucci vengono accompagnati a prenotare il ristorante per la sera. Dopo la cena ed i saluti Giustino, che ci ha già abituati alle sue improvvisazioni poetiche, fornisce una nuova prova del suo talento improvvisando delle rime di saluto (imitato poi dalla famiglia Moretti che, nel traffico di Tunisi, troverà il modo di scrivere la rime che alleghiamo, insieme all'unica che Giustino ha scritto).

La visita del museo del Bardo, raggiunto dopo un laborioso attraversamento della città di Tunisi, ci riserva un nuovo, affascinante contatto con i resti archeologici, soprattutto mosaici, romani. La quantità e soprattutto la qualità dei reperti, provenienti dai più importanti scavi compiuti in Tunisia in epoche perlopiù recentissime, ci fanno compiere un nuovo salto nel passato, ed intuire la vastità degli insediamenti di epoca romana in questo territorio.

Il ritorno inizia con mare leggermente mosso che crea qualche problema, ma nella nottata le onde si calmano e la navigazione verso Genova prosegue tranquilla. Nelle vicinanze del porto Giustino ci regala un nuovo componimento di saluto che suscita molta emozione. Il distacco dopo questi giorni di montagna e di deserto, dopo avere visitato insieme luoghi così suggestivi ed avere vissuto dei paesaggi tanto affascinanti non è semplice e, chi più chi meno, viviamo tutti un momento di commozione al momento del saluto.

 

 

 

 

 

 

VIAGGIO IN TUNISIA

(rime della famiglia Moretti)

In questo viaggio con tanti turisti,

si sono incontrati personaggi mai visti.

C'è il camper di Torino,

che è senza baracchino,

è stato un Merlo silenzioso,

di questo percorso tortuoso.

Un altro equipaggio è tarantino,

anch'esso senza baracchino,

ci sono Giovanni con Mariella

che c'hanno deliziato fra un'orecchietta e una frisella.

C'è l'Elnagh dei Bergonzi da Cremona,

che alla cultura tunisina non si abbandona,

ed a Franco piace "immortalare"

il modo arabo di trattare.

C'è anche un Laika che viene da Asiago

Guidato da Giustino che della rima è un mago.

La Tunisia ha "svaligiato" di oggetti molto belli,

insieme a Rossana ed ai figli gemelli.

Poi ci sono i Vecchione da Belluno,

con due tesori di bambine che non ha nessuno;

come potere dimenticare le letture sui Berberi al CB,

quando Mitzi ci intratteneva notte e dì?

C'è un altro Laika ed è pisano,

guidato da Paolo con la sigaretta in mano,

ha preso anche una sassata

sulla via che porta a Matmata,

ma Giovanna, dottoressa con fare erudito,

ha continuato a comprare "sedando" il marito.

Poi c'è l'Arca vicentino

Di Florenxe e Bortolino,

il loro camper è quasi straripato

per gli acquisti fatti ad ogni mercato,

hanno messo i regali anche nel forno,

per evitare di romperli sulla via del ritorno.

Seguono poi Daniela e Corrado Scapin

Alla guida di un Benimar, anch'esso "visentin".

Corrado in ogni dove si è arrampicato,

per fotografare ogni luogo visitato,

in questo modo è riuscito a immortalare

ogni paesaggio: dal deserto al mare.

Il camper dei Battaglioni arriva da Bellinzona,

dove c'è l'aria e la cioccolata buona.

Roberto, pilota di aereo, forse un reattore,

qui si è trovato a fare il cane pastore,

per tutto il viaggio la coda ha controllato

e per baracchino ci ha sempre rassicurato.

A conclusione del gruppo in questione,

c'è il camper dei Moretti, poeti per l'occasione.

Paola ha condotto trattative estenuanti

A volte per comprare anche un paio di guanti,

duecento cammelli è stata valutata,

ma per fortuna in Italia è tornata.

Andrea nel frattempo, da buon samaritano

Donava, dalla guida, "bob bon" a tutto spiano

e nonostante parlasse un francese azzardato,

è stato da tutti sempre ringraziato.

Un plauso va pure a tutti i ragazzi,

educati ed uniti, non certo dei pazzi:

c'è Stefano Nannucci, accompagnatore omaggio,

domani futuro agente di viaggio;

c'è Paola Scapin, ragazza riservata,

in ogni momento sempre pronta alla risata;

un appassionato di musica è battaglioni Alesandro,

col suo MP3 è conteso, in una sorta di scafandro;

Stefania è la sorella, dagli occhi di cerbiatto,

della sua bellezza, ne abbiam preso tutti atto;

Norma Greco invece, nel deserto in costumino,

ha conquistato più di un tunisino;

col sorriso smagliante e gli occhi furbetti

c'è anche un modello, è Alessio Moretti;

poi c'è Flavio, tipografo per diletto,

di ogni particolare ne cura l'effetto;

Ambra, la sorella, è stata apprezzata

quando nel deserto ha fatto una cavalcata;

che dire poi di Anna Vecchione,

che sul dromedario è stata un'attrazione?

E per finire una bambina speciale,

ha quattro anni ed è la "mascotte" ideale,

si chiama Paola, per molto è Paoletta,

a lei la menzione di "camperista perfetta".

Questa lunga tiritera occorreva per dire una cosa sincera:

siamo un gruppo variegato ed assortito

che la vacanza ha affiatato ed unito,

noi tutti insieme vogliamo fare omaggio

a Sandro e Franca che con coraggio

ci hanno coccolato, curato ed amato

zigzagando per la Tunisia, su e giù per ogni lato.

"Alle sette ci si deve svegliare!"

"Avete mezz'ora per mangiare!"

"C'è un museo da visitare!"

"Attenzione, si deve rallentare!"

Queste frasi ci hanno guidato ed accompagnato,

ma mai nessuno è stato indisciplinato.

Sandro sei stato coscienzioso,

disponibile e rispettoso;

Franca più loquace, colta e schietta,

ci ha sempre indicato la via più diretta.

Qui ci salutiamo, ma non dimenticheremo

Sandro e Franca nel cuore sempre avremo.

 

 

SALUTO E BRINDISI FINALE

(di Giustino Scotolati)

Tra poche ora la nostra nave giungerà al porto

E dopo baci e abbracci ognun di noi si recherà al proprio mezzo di trasporto.

Avvierò il motore e accenderò la radio che silenziosa mi farà pensare: "Qualcosa mi manca"

E pure aumentando il volume non sentirò più il rassicurante: "Roberto ci sei?" "Affermativo Franca"

Ognuno di noi ritornerà alle proprie quotidiane attività

ed il ricordo delle oasi e del deserto sempre più si allontanerà.

Ma della nostra esperienza sono certo che qualcosa rimarrà

e non penso agli abiti, le lampade o le collane

ma alle nostre emozioni, all'amicizia e ai nostri sentimenti

che neanche il tempo potrà cancellare dalle nostre menti.

Abbiamo condiviso momenti di gaiezza molti belli

e non solo le cavalcate, le dune e i cammelli.

Con altruismo e sincera generosità

ci siamo offerti alla nostra piccola comunità.

Agli ordini del cuore ci siamo abbandonati

e molti di noi sono stati premiati.

Per questo brindiamo all'amicizia che scaccia i dissapori ed il rancore,

brindiamo a ciò che resterà nel profondo del nostro cuore.