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Pasqua in Tunisia: 4 - 16 aprile 2007

 

Foto e testo: Sandro Nannucci

Il ritrovo avviene al porto di Civitavecchia nel pomeriggio del 4 aprile: siamo una comitiva costituita da 12 camper e 26 persone (compresi gli accompagnatori), molte delle quali alla prima esperienza di viaggio in gruppo e per questo pieni di gioiose aspettative. Il tempo speso ad aspettare l'imbarco è l'occasione per iniziare a fare conoscenza, a chiedere e dare informazioni su quello che è un viaggio di questo genere, a distribuire i biglietti (ciascuno costituisce anche la chiave della cabina dimodoché una volta a bordo ogni equipaggio sarà già automaticamente sistemato nel proprio alloggio).

Il viaggio in nave si svolge con la massima tranquillità, anche se un po' di beccheggio e di rollio metteranno in crisi qualcuno. La sera del 5 aprile siamo tutti sbarcati a Tunisi, abbiamo fatto rifornimento di carburante, ci siamo riuniti nel parcheggio de La Goulette (il porto di Tunisi) e siamo pronti ad iniziare il viaggio in terra tunisina. La sera stessa effettuiamo una escursione al paese di Sidi Bou Said, che raggiungiamo con i taxi dove, dopo una piacevole passeggiata nelle pittoresche stradine, ceniamo tutti insieme nel ristorante Chargui, che costituisce il nostro primo incontro con la cucina e l'ospitalità tunisine; facciamo conoscenza anche con il tè alla menta e si effettuano i primi acquisti che ci consentono di familiarizzare con l'arte della contrattazione. Ritorno ai camper col trenino locale (una via di mezzo tra una metropolitana e una ferrovia), molto divertente e pittoresco.


La bottega del ciabattino: lavoro e chiacchiere

La mattina dopo ci muoviamo di buon'ora per raggiungere El Djem dove il colosseo della città, il terzo al mondo per grandezza, ci saluta da lontano svettando sopra le abitazioni. La visita del monumento e del museo realizzato nelle vicinanze, ci confermano quanto altre volte abbiamo detto ed abbiamo sentito dire a proposito degli scavi archeologici, e cioè che per vedere le vestigia romane si deve oggi andare nell'Africa settentrionale dove la sabbia ha costituito un secolare riparo naturale per mosaici e monumenti contro le avversità degli agenti atmosferici e le pratiche degli abitanti, che in genere utilizzavano le città abbandonate come cave di materiale da costruzione già estratto e squadrato. La quantità di ville romane e la qualità delle loro vestigia, hanno per il momento (ne sono infatti già state individuate numerose altre) fornito al piccolo, ma prezioso museo, una quantità di mosaici di fattura talmente pregiata da non temere confronti con nessun altro al mondo.

La sera stessa siamo a Metameur dove ci ritroviamo di nuovo tutti insieme attorno ad una tavola imbandita, in un ambiente ricco di fascino. L'hotel “Ghorfas” è infatti ricavato dall'antico deposito di cereali del villaggio (chiamato, appunto, gorfa) costituito da tante cellette in muratura, una per famiglia, addossate e sovrapposte le une alle altre con gli accessi aperti sul grande cortile interno dell'edificio e la parte esterna completamente chiusa in modo da costituire un muro difensivo.

Il difficile e delicato compito di vigilanza e di gestione dell'intero complesso era affidato ad un guardiano il quale, naturalmente, doveva riscuotere la fiducia dell'intera comunità e che era disponibile giorno e notte a seguire i depositi ed i prelievi che ogni famiglia effettuava.


Franca e Sandro nel sale di una sehbka (stagno salato)

Il giorno dopo è la volta dei villaggi berberi: Chenini e Doiret, arroccati sulla cima delle colline ed oggi quasi completamente abbandonati per la durezza delle condizioni di vita che l'ambiente imponeva agli abitanti, ci offrono uno spettacolo straordinario di architettura e di desolazione. Le case, una volta attaccate le une alle altre, con solo dei piccoli passaggi sufficienti al transito delle persone e degli animali, hanno costituito fino a pochissimi decenni or sono un ricamo di piccoli ambienti, di scale e di archi, ancora oggi leggibile, che si mimetizza perfettamente nell'ambiente circostante e che ci suggerisce ancora il brulichio variopinto della popolazione vestita, le donne soprattutto, nei coloratissimi abiti tradizionali. Ksar Ouled Soltane, con le sue gorfas perfettamente conservate e restaurate, costituisce una nuova tappa di questo viaggio che si sviluppa attraverso una molteplicità di ambienti estremamente particolari e suggestivi.

Il trasferimento nell'isola di Djerba ci fa conoscere una delle zone più turistiche della Tunisia, anche se il flusso annuo di visitatori non l'ha ancora privata delle sue caratteristiche più autentiche. Il mercato di Houmt Souk, la città principale, noto per l'asta del pesce, è tutto un susseguirsi di negozi e bancarelle frequentati dai tunisini, accompagnato da ampie zone destinate alla soddisfazione delle richieste del turismo (in particolare vassoi ed altri oggetti di ceramica). Al mercato alimentare riusciamo, tra spezie, verdure, frutta e carne, a comprare dell'ottimo pesce che costituirà il piatto forte della cena che abbiamo organizzato per quella sera in campeggio. Una nuova, grande tavolata ci vede di nuovo riuniti tutti insieme per assaggiare, oltre al pesce comprato la mattina stessa e cucinato alla brace grazie alla perizia di alcuni partecipanti, una grande quantità di vini (italiani), in una grande rassegna eno-gastronomica.


Il giro dell'oasi in carrozzella

All'indomani siamo alla scoperta di un altro paesaggio particolarmente insolito costituito dalle case troglodite di Matmata. Le abitazioni si aprono come dei crateri, con le stanze scavate nel terreno lungo le pareti verticali che ricevono aria e luce da una corte interna che è il luogo di passaggio da un ambiente ad un altro: si tratta di vere e proprie abitazioni a due o anche a tre piani, scavate senza che ci siano due cavità sovrapposte per ridurre il rischio di crolli. Abitazioni realizzate con criteri difensivi. Che “inghiottivano” gli abitanti nelle viscere della terra senza lasciare traccia di loro all'osservazione effettuata anche da distanza ravvicinata. Giunti a Douz proseguiamo per l'oasi di Zaafrane, dove ci aspetta una passeggiata a dorso di dromedario fino ai resti della vecchia città, ora immersi in mezzo alle dune ed alle palme, che ci fa condividere, anche se per breve tempo, quella che è stata per secoli l'esistenza degli abitanti di questa zona. Il giorno dopo è la volta dell'oasi di Ksar Ghilane che si raggiunge percorrendo in fuoristrada una fetta di deserto di sabbia. Il saliscendi tra le dune è uno dei maggiori diversivi offerti al gruppo nel corso del trasferimento coi fuoristrada affittati per l'occasione, con gli autisti che gareggiano tra loro nel compiere le evoluzioni più ardite senza insabbiarsi. I ruderi di un fortino romano, riutilizzato fino alla seconda guerra mondiale, posto nei pressi dell'oasi, ci salutano mettendo in evidenza il contrasto tra il deserto di sabbia e le vestigia di antiche civiltà che in esso ancora si incontrano. La sorgente di acqua termale dell'oasi è poi l'occasione, che pochi si lasciano scappare, per fare un bagno fuori stagione in un ambiente particolare.

Ci trasferiamo successivamente a Tozeur attraverso il lago salato Chott El Djerid che in genere si presenta come una distesa arida imbiancata da incrostazioni di sale. Per l'occasione veniamo accolti da una tempesta di sabbia che ci fornisce un'idea, anche se sbiadita, di cosa possa essere stata la vita dei carovanieri. La visita della città vecchia di Tozeur costituisce una nuova occasione per conoscere l'architettura araba; i disegni e le decorazioni realizzate con la disposizione dei mattoni sulle facciate delle abitazioni del centro storico conferiscono un'atmosfera particole a questi vicoli e vicoletti, ricamati senza altro aiuto se non l'estro dei costruttori al momento della posa di questo materiale edile, che rappresenta ancor'oggi uno dei principali motivi di suggestione di questo centro storico, uno dei meglio conservati dell'intera Tunisia.


I vicoli di Tozeur con le loro decorazioni in mattoni

La visita delle oasi di montagna rappresenta un nuovo, suggestivo, incontro con la natura e con la popolazione di questo paese. Deserto di terra e rocce, con in mezzo queste macchie di verde che finiscono senza preavviso là dove l'acqua delle sorgenti che le originano non può più sostenere l'irrigazione del terreno; una realtà disseminata di macchie di colore rappresentate dai prodotti dell'artigianato locale. Nel pomeriggio riprende il viaggio che questa volta si conclude a Sbeitla, la romana Sufetula: la mattina successiva visitiamo il sito archeologico, che ci sorprende con i resti del foro e con i pavimenti di abitazioni patrizie con i loro mosaici ancora perfettamente conservati. Dopodiché è la volta della città di Kairouan, che ci accoglie con le sue moschee ed i suoi minareti. La visita della medina ci riserva la scoperta di numerosi vicoli e vicoletti dove in genere si svolgono frenetiche contrattazioni: essendo venerdì solamente in pochi sono al lavoro, e questo ci permette di concentrare la nostra attenzione sulle stradine e sulle abitazioni, nonché sulle poche attività artigianali in esercizio. I tappeti e le spezie la fanno da padroni ed il gruppo si lascia coinvolgere da quel variopinto brulichio e gli acquisti (in molti hanno conquistato una certa dimestichezza con l'arte della contrattazione) si susseguono in maniera sempre più intensa. La visita ad un negozio di tappeti è l'occasione sia per conoscere una grande varietà di questo tipo di arredo, prodotto nella zona in grandi quantità, si per comprare qualcosa di particolarmente bello e conveniente da riportare in Italia.


L'interno di una scuola a Kairouan

La visita di Sousse con le sue mura, la sua moschea, il suo castello ed il suo mercato, costituisce una sorta di prologo al congedo con la vita tunisina. Il successivo trasferimento ad Hammamet, dove sostiamo sotto le mura della medina, è l'ultimo atto di questo viaggio: dopo cena ci trasferiamo al porto de La Goulette, facciamo rifornimento e pernottiamo. La mattina successiva siamo pronti per l'imbarco e, mentre gli accompagnatori vanno a prendere i biglietti, il gruppo si lascia coinvolgere negli ultimi acquisti (pochi spiccioli) e negli ultimi baratti coi ragazzini che vengono ad offrire anforette e piccoli oggetti ricordo ai turisti che vogliono cogliere questa occasione per vuotarsi le tasche dei dinari ancora rimasti.

 Sandro e Franca

 


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