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Capodanno in Tunisia:  26 dicembre - 7 gennaio 2008

 

Foto e testo: Sandro Nannucci

Una meta oramai entrata nella tradizione, un viaggio che rinnova ogni giorno i motivi di attrazione e di fascino, un itinerario che alterna aspetti storico-culturali ad altri di carattere naturalistico. Questa in sintesi la Tunisia, che anche quest'anno ha fatto da scenario all'escursione di 16 camper con 39 persone a bordo tra le quali spicca la presenza di alcune bambine che hanno tenuto un comportamento esemplare per tutto il viaggio.

Dopo una navigazione particolarmente tranquilla, il porto di Tunisi ci accoglie, tra funzionari e venditori ambulanti, con le sue voci e la sua confusione che ci proiettano immediatamente nel clima del viaggio. L'escursione serale e Sidi Bou Said, un paesino spiccatamente mediterraneo posto sulla collina sovrastante il porto, con i suoi vicoli, le sue case pitturate di bianco e le serrande di azzurro, ci offre una sintesi di quella che è la parte mediterranea del paese. La prima tappa, Sousse, con la sua moschea, la sua medina ed il suo ribat (fortino), completa l'inserimento del gruppo nelle atmosfere tunisine mentre la seconda meta dello stesso giorno, El Djem, ci ricorda che il territorio è stato per lungo tempo, concluse le guerre puniche, una provincia romana. Il suo museo, ricco di splendidi mosaici recuperati dalle ville dei dintorni, ed il suo Colosseo, il terzo del mondo in ordine di grandezza, inseriti nell'ambiente magrebino, sorprendono ed affascinano il visitatore per il contrasto che creano. L'isola di Djerba, con le sue spiagge e la cittadina di Houmt Souk, con i suoi numerosi venditori di generi alimentari, di oggetti vari e di tappeti, ci fa compiere un salto in un ambiente più mediterraneo. Qui il gruppo approfitta dell'occasione offerta dal mercato ittico per organizzare una cena a base di pesce che verrà cucinato sulla griglia del campeggio, seconda (la prima è stata a El Djem) delle numerose occasioni conviviali che il gruppo si offrirà nel corso del viaggio.


Pittoresca esposizione di spezie

I giorni successivi ci guidano alla scoperta della zona meridionale. Caratteristici i villaggi berberi (Chinini e Douiret), costruiti sulle montagne per sfuggire alla conquista araba e che oggi si presentano come vestigia di antichi insediamenti dove l'uomo ha combattuto per la sopravvivenza in mezzo alle asprezze del clima e del territorio. La loro dislocazione ed il prelievo in loco dei materiali edilizi li fa sembrare elementi del paesaggio naturale fino all'ultimo momento, quando rivelano le loro strutture arabescate sui fianchi delle montagne. Ancora più tipici gli ksar, edifici costituiti da una serie di celle arroccate le une sulle altre e destinate a depositi alimentari delle famiglie. La gestione di questi luoghi, cuore di ciascuna comunità, era affidata ad un guardiano che ricopriva un ruolo di straordinaria importanza nella gerarchia sociale locale, in quanto depositario delle sorti della collettività. Il loro aspetto, con alte mura, costituite dalle pareti esterne delle gorfa (così si chiama ciascun ambiente), rammenta quello di un castello, mentre l'insieme delle costruzioni, aperte tutte su un cortile interno di forma quadrangolare e raggiungibili con acrobatiche scalette, stimola la fantasia ad immaginare scenari cinematografici in cui si muovono esseri fantastici. Questi sono gli ksar di Ouled Soultane e di Ezzarah, che il gruppo raggiunge percorrendo una stretta strada secondaria, che ci permettere di conoscere realtà tunisine poco frequentate.

L'ultimo dell'anno ci ha colti a Metameur, nel cortile di uno ksar, sormontato dal minareto dell'adiacente moschea, che assieme alla cucina tipica ed alla musica suonata per l'occasione da un gruppo del luogo, ci fa immergere nel ‘clima' tipico delle feste tunisine.

C'è poi Matmata, con le sue case scavate come tronchi di cono rovesciati nel terreno argilloso che ha offerto la possibilità di costruire questo tipo di ripari con le stanze affacciate sull'apertura centrale, che fornisce la luce agli ambienti e costituisce allo stesso tempo lo spazio comune dell'abitazione.


Lungo la pista di Ksar Ghilane la sosta al cafè di Bir Sultane non può mancare

Raggiungere l'oasi di Ksar Ghilane percorrendo una pista, fino a poco tempo fa sterrata, che taglia il deserto per un'ottantina di chilometri, fornisce un piccolo assaggio dell'ambiente sahariano. I pochi cespugli costituiscono il magro pascolo dei dromedari, mentre l'unico punto di sosta è l'occasione per riprendere fiato e conoscere, anche se rapidamente, altri viaggiatori che, come noi, hanno deciso di avventurarsi coi propri mezzi attraverso questi paesaggi sperduti. L'arrivo all'oasi, che ci saluta con la sua sorgente d'acqua calda dove molti fanno il bagno e l'escursione in dromedario del giorno successivo sulle vicine dune, dove sorgono ancora le vestigia di un fortino nato in epoca romana ed utilizzato, dopo numerosi rimaneggiamenti, fino alla seconda guerra mondiale, rappresenta il nostro approccio al deserto.


Ci si prepara a raggiungere il forte romano in cammello.

Douz, col suo brulicante mercato di animali, spezie, frutta e tessuti; l'attraversamento del Chott el derid, il lago salato sul quale ci fermiamo ad apprezzare i miraggi, che tanto hanno sollecitato la fantasia dei più giovani, ma non solo, e la visita di Tozeur, con le sue tipiche costruzioni di mattoni disposti in modo da disegnare le facciate con arabeschi e motivi geometrici e tradizionali, ci collocano ormai sulla via del ritorno.


Il mercato degli animali a Douz si tiene una volta a settimana

La visita delle oasi di montagna (Chebika, Tamerza e Mides), tra palme e canyons, dove sporadiche sorgenti hanno offerto la possibilità di coltivare circoscritte quantità di terreno, che l'uomo ha sfruttato fino all'ultima zolla disponendo i villaggi sul bordo esterno delle zone coltivate, rinnova i motivi di fascino di questo ambiente che non cessa di stupire il viaggiatore.

Le rovine di Sbeitla, la romana Sufetula, visitate sulla via del ritorno rappresentano quasi l'altra quinta della scena di questo viaggio: da qui si raggiunge Kairouan, la capitale dei tappeti e la quarta città santa dell'Islam, le sue moschee, la sua medina, il suo mercato ed i suoi negozi costituiscono una sintesi del viaggio. La visita della medina ci riserva la scoperta di numerosi vicoli e vicoletti dove si svolgono frenetiche contrattazioni e nei quali si compie il lavoro di numerosi artigiani. I tappeti e le spezie la fanno da padroni ma il gruppo, oramai sulla via del ritorno, non si lascia molto coinvolgere da questo variopinto brulichio e gli acquisti si orientano verso gli ultimi regali.


Profumi e spezie

 

 Sandro e Franca

 




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