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2007 - Giro...tondo alpino

Come ogni anno puntuale, a metà maggio, scocca l'ora dell'Adunata Nazionale indetta dall' Associazione Alpini ed altrettanto puntuali un gruppo di ormai storici alpinauti partono per l'irrinunciabile appuntamento.

Come da consolidata abitudine il programma prevede la partenza il mercoledì per raggiungere al sabato la città sede dell'avvenimento. Per i non addetti ai lavori, potrà apparire un poco strano l'impiego di quattro giorni per coprire i 130 Km che separano Alessandria da Cuneo, ma per i nostri protagonisti è cosa del tutto usuale, abituati ormai come sono nel prenderla alla larga. Sufficientemente significativo può essere l'esempio di quando si passò da Saliburgo per raggiungere Udine.

I camper sono pronti, le cambuse stracolme, si parte! L'autostrada A 26, classica uscita a mare, ci porta velocemente a Bordighera, località che all'offerta balneare non disgiunge i piacevoli panorami offerti dalla lussureggiante pineta che si stende sul vicino rilievo del Monte Nero. Ancora pochi Km di trafficatissima Via Aurelia e, seguendo quel che rimane del fiume Nervia, si raggiunge Dolceacqua luogo che ci presenta la Liguria meno conosciuta ai più, fuori dai tradizionali schemi di lettura turistica. L'attenzione viene attirata già da lontano dagli imponenti resti del Castello dei Doria ma a rendere affascinante e suggestiva la visita di questo antico borgo troviamo innanzitutto lo splendido antico ponte, una struttura a schiena d'asino che il sommo Monet ebbe a definire gioiello di leggerezza. Poi le incomparabili piazzette, gli angusti vicoli scalinati che si inerpicano fra case di pietra sulle cui facciate occhieggiano tabernacoli che ospitano piccole preziose sculture o suggestivi affreschi. Qui non occorre essere particolari estimatori d'arte per apprezzare quanto ci si para innanzi, basta osservare. Portoni scolpiti danno accesso a minuscoli cortili su cui si aprono basse finestre che non di rado danno aria a cantine dov'è ospite uno dei più pregevoli prodotti di queste terre l'ottimo (ed assai caro) vino Rossese prodotto con uve autoctone e riconosciuto come uno dei migliori vini al mondo. Mentre ci aggiriamo a naso all'aria, i cappelli alpini che indossiamo e le non poche esibizioni canore che andiamo improvvisando sotto portici e androni attirano le simpatie degli indigeni. Un pittore locale ci offre alcune riproduzioni litografate di sue opere affinché, esponendole nella sede del nostro coro, rimangano a ricordo della visita. Siamo poi ospiti della cantina di un alpino, il locale è di un hard quasi sconvolgente, (se un qualsiasi oggetto ci sfuggisse di mano lo immaginiamo fare l'impossibile pur di non toccare il suolo) ma il vino che ci viene offerto con il suo sapore delicatamente aromatico risulta davvero sublime.

Si è ormai fatta sera e s'impone trovare un luogo adatto alla sosta notturna, impresa non certo agevole in Liguria dove i camper notoriamente si trovano a cozzare contro le oggettive difficoltà derivanti dall'esiguità di spazi disponibili cui vanno ad assommarsi le scelte di amministratori miopicamente interessati. Conseguenza diretta di quanto detto risulta la tutt'altro che remota eventualità di trovare al risveglio il verbale di contravvenzione sul parabrezza.

Siamo inoltre con due mezzi, di cui uno assai ingombrante, ed abbiamo pure la pretesa di parcheggiare affiancati per questioni logistiche. Come non di rado avviene. a risolvere la situazione ci pensa Pino. Con una telefonata a Padre Ennio, amico frate francescano assegnato al Convento di Nostra Signora Immacolata di Bordighera, troviamo ospitalità nell'ampio cortile del convento, tranquillo e con servizi igienici a nostra disposizione

E' ora di fare cena, Carlo ed Enzo preparano i tavoli, il gruppo si rinsalda ancor di più. Già lo è di suo ma davanti a torte salate, acciughe in salsa verde, salumi, formaggi assortiti, dolci prelibati e bottiglie di quello buono è come se scendesse lo Spirito Santo fra di noi (visto poi il luogo!)

La notte trascorre tranquilla, pare addirittura che nell'altro camper russatori di indiscussa fama quali Bruno e Daniele non si esprimano al meglio delle loro potenzialità, di qua se Mauro ogni tanto ci prova è Renato a provvedere con ben assestati calcioni nelle parti molli.

La Via Aurelia ci fagocita con il suo inesorabile intasamento allungando in maniera notevole i tempi di percorrenza, rinunciamo alla programmata visita dei meravigliosi giardini Hambury di Mortola Inferiore e facciamo conoscenza dell' esosa autostrada francese che ci porta velocemente lungo quella Costa Azzurra che continua ad esercitare il suo fascino nonostante l'affacciarsi di nuove mete turistiche in questo mondo inesorabilmente sempre più globalizzato che hanno un poco appannato l'immagine di meta privilegiata della cosmopolita e danarosa mondanità mondiale.

Si lascia la costa marina dirigendo all'interno sulla suggestiva Route del Préalpes in direzione di Grasse, centro mondiale della produzione profumiera. Entrando in Provenza si valicano i panoramici Col de la Faye, Col de Valferrière e Col de Luens percorrendo parte della Route Napoléon che prende il nome dal sentiero percorso dall'Imperatore al ritorno dall'esilio dall'Isola d'Elba. A pomeriggio inoltrato approdiamo, nel cuore della Riserva Naturale Geologica dell'Alta Provenza a Castellane, cittadina dominata da una poderosa falesia calcarea su cui svetta la Cappella di Notre-Dame du Roc. Prendiamo posto al bel Camping Mistral ed andiamo alla scoperta dell'antico borgo, le cui origini risalgono addirittura alle tribù Liguri ed ancor oggi conserva passate atmosfere con romantiche piazzette adorne di fontane fiorite ed alcune torri con parti di mura dell'antica piazzaforte Petra Castellana costruita a difesa dalle invasioni saracene.

Di buon mattino si parte alla scoperta delle Gorges du Verdon un percorso che si merita appieno tutti i superlativi che si sa guadagnare con le sue straordinarie visioni. L'impatto con questo cañon è esaltante e già al primo belvedere, il Point Sublime, è possibile avere una visione d'insieme davvero mozzafiato. Si prosegue su una bella strada panoramica, sufficientemente larga per i nostri mezzi, penetrando in un mondo verticale grandemente apprezzato dagli scalatori per le sue 1500 vie di arrampicata, dagli escursionisti per il famoso sentiero Martel che attraversa il cuore dell'abisso, da chi percorre le vie del fiume praticando rafting o conoyjng ed altrettanto gratificante per i comuni turisti che possono godere di emozioni continue ammirando, dai numerosi punti di sosta, le spettacolari visioni panoramiche che la forza della natura ha creato nel corso di migliaia di anni. Una nota particolare all'ambiente è poi conferita dalle emozionanti evoluzioni di numerosi rapaci che vanno e vengono senza sosta dai loro nidi riparati nelle numerose grotte che traforano le pareti delle profonde e selvagge gole attraversate dal nastro di smeraldo del fiume Verdon che prende il nome dalla colorazione provocata da microscopiche alghe endemiche delle sue fredde acque.

E' giunta l'ora di chiudere l'immaginario cerchio del nostro itinerario, Cuneo e gli Alpini ormai ci aspettano. Si risale lungo i primi contrafforti delle Alpi Provenzali, valicando il panoramico ed alto Col d'Allos, si supera Barcellonette all'incrocio con la Route des Grandes Alpes e, rientrando così in Italia, ci concediamo una sosta sulla riva del gelido lago del Colle della Maddalenna ancora parzialmente innevato.

In un paesaggio pressoché privo di vegetazione arborea si scende lungo una delle più belle valli piemontesi che fu teatro di scorribande degli eserciti francesi e spagnoli. Importanti vestigia di fortificazioni e caratteristici piccoli centri abitati accompagnano il cammino lungo il corso della Stura di Demonte che ci porta a Borgo San Dalmazzo dove ci accoglie la cortesia di un amico che spalanca le porte del magazzino del suo mobilificio dove avremo a disposizione un ampio spazio con illuminazione e servizi comprensivi addirittura di doccia calda!

Siamo ormai nel cuore di quella straordinaria realtà che è l'Adunata, impossibile da descrivere se non la si vive, sempre uguale eppur sempre nuova, pregna di significati profondi per gli Alpini ed irrazionale per gli altri. Sono questi i giorni che vedono migliaia di uomini ed ultimamente anche donne, godere il piacere dello stare insieme, accorrere volontariamente (a spese proprie, qui non ci sono partiti politici o sindacati a far da sponsor) per rinsaldare i vincoli di amicizia e cameratismo nati negli anni belli della gioventù. Ritrovare quegli amici con i quali si è condiviso un importante periodo della propria vita fatto di fatiche, momenti felici e, purtroppo non di rado, pericoli e battaglie nei giorni bui delle guerre oppure anche quando questo nostro strano mondo appariva in pace si trovarono a garantire la sicurezza nei territori altoatesini. Qui nessuno chiede, nessuno protesta, tutti uniti sotto la larga falda di un ormai logoro oppur ancora fiammante cappello sul quale svetta la penna simbolo di un grande cuore che onora la Patria.

Gian Luigi Ceva - Valenza gigiceva@yahoo.it


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