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MAROCCO 2003/2004: sempre più a Sud

( di Maria Carla e Gianfranco Mazzadi macamazzadi@tin.it)

 

 

PARTECIPANTI: 2 adulti (69 e 74 anni)

MEZZI DI TRASPORTO: Camper Laika Ecovip 4, ruote non gemellate.

PERNOTTAMENTO: Camper

ITINERARIO

Pordenone - Celle Ligure - Sete - Tangeri - Sale`- El Jadida - Essaouira - Agadir - Tan Tan Plage - Layounne - Dakhla - Confine Mauritano - Agadir - Marrakech - Sale` - Asilah - Tangeri - Sete` - Celle Ligure - Pordenone

PERIODO: 23 novembre /03 - 7 marzo /04

PREMESSA

Il presente viaggio si differenzia dai precedenti, già esposti nel sito, per due particolari:

- l'utilizzo del traghetto da Sete a Tangeri, sia all'andata che al ritorno, costo 600 euro, tutto compreso, pagati alla stazione marittima di Sete nell'ufficio della compagnia Comarit, previa prenotazione telefonica (tel. 0033 0467807542 e-mail sete@clbliner.fr)

- il percorso nella parte più meridionale del Marocco lungo la costa atlantica.

AVVERTENZE: le distanze potrebbero non essere esatte per problemi al contachilometri.

COSTI: complessivamente circa 4.175 Euro, cosi' ripartiti:

distanze

carburante

autostrade

trasporti

campeggio

varie

Italia

1216

195

74

0

0

Francia

789

48

30

600

10

0

Marocco

4678

287

23

25

410

150

6683

536

191

625

624

150

2126

 

riepilogo

turismo

2126

vitto

1.200

cellulare

67

 

PREPARAZIONE:

Passaporti validi; assicurazione veicolo estesa anche al Marocco. Revisione veicolo. Rifornimento generi alimentari: pasta, riso, scatolame, caffè, olio, aceto, vino. Medicine di uso normale.

Ritiro dalla Telecom della carta telefonica Call it, che consente un notevole risparmio nelle telefonate dall'estero

Guida usata: T.C.I. Archeo. Informazioni sono state ricavate dai resoconti di viaggi, trovati in vari siti internet.

DIARIO DI VIAGGIO

23 novembre: (495 km) da Pordenone a Celle Ligure, in autostrada

23-28 nov: sosta a Celle.

29 nov: (km 453) da Celle a S. Marie de la Mer in autostrada fino a Frejus; sosta nell'area di sosta di S. Marie, gratuita fuori stagione.

30 nov: (60 km) sosta nel parcheggio del porto fluviale di Palavas sotto una pioggia torrenziale, incontro con gli amici di Bologna, che proseguiranno con noi il viaggio fino ad Agadir.

1 dic: (35 km) Imbarco a Sete sul traghetto Biladi; sistemazione in cabina a due con lavabo, decente. Cena in un'ampia e bella sala da pranzo. Ottimo servizio.

2 - 3 dic: (km 245) Traghettata fino a Tangeri, due notti e un giorno. Veloci formalità doganali. Spostamento a Sale' e sosta nel campeggio. Giro in città. Pioggia.

4 dic: ( km 183) Sale' - El Jadida. Sosta in campeggio. Giro in città. Pioggia.

5 dic: (km 240) El Jadida - Essauira. Sosta nel parcheggio vicino al porto. Giro in città. Pioggia.

6 dic: (151 km) Arrivo ad Agadir. Sistemazione nel campeggio in una piazzola ampia, allacciamento idrico per rifornimento e scarico acqua. Non piove. Il famigerato bar, fonte di rumori e caos, è chiuso.

6 dic - 14 gennaio 2004: soggiorno ad Agadir. Sole, spiaggia, passeggiate, pesce fritto al porto e mechuin al ristorante, spese al souk, chiacchiere, cure dal dentista, hammam, letture, serate con spettacolo.

15 gen: (km 342) partenza verso sud. A Guelmin imbocchiamo la strada per Tan Tan: dalla piazza si gira a destra per Sidi Ifni e poi subito a sinistra, quindi si seguono le indicazioni. Il paesaggio e' sempre più desertico, anche se interrotto da tratti di vegetazione. Sosta a Tan Tan plage sul litorale.

16 gen: (279 km). Viaggiamo sulla falesia che domina il litorale. Dopo 11 km da Mafatma sulla sinistra ci sono una di seguito all'altra tre stazioni di servizio, da qui in poi il gasolio viene venduto a prezzo ridotto rispetto al resto del Marocco, da 2,72 a 2,97 Dh. Straordinario lo scenario offerto dalle gara, una catena di rilievi rosati livellati dal vento.

Dopo Sidi Akhfamir viaggiamo a livello del mare. E' in questo paese che vengono dati i permessi per poter dormire nella laguna di Nayla. Migliaia di gabbiani si contendono i rifiuti urbani abbandonati ai lati della strada. Molte volte ci chiediamo perché gli amministratori non facciano scavare delle buche e poi impongano alla gente di gettarvi i rifiuti. In certi casi la spazzatura ricopre vaste aree ed è un susseguirsi continuo di bottiglie e sacchetti di plastica.

Le dune vicino a Nayla oggi non risplendono per mancanza di sole, ma sono comunque suggestive per le loro dimensioni. Più avanti siamo circondati da basse dune le cui propaggini invadono la strada. Il paesaggio è di una bellezza inquietante, tra la desolazione e l'angoscia. La laguna ci divide da altri profili sabbiosi. Quindi il territorio si fa piatto, sconfinato, una spianata di sabbia, sassi, piccoli cespugli. Tornano le falesie assalite dal mare, pallido e spumoso, orlato all'orizzonte da una striscia blu. Sulla riva sabbiosa relitti di navi si fanno sbatacchiare dalle onde. La sabbia accumulata sulla strada ci fa sobbalzare. Attraversiamo Tah, attenti a non superare i 40 km/h, memori di una multa immeritata.

Ci fermiamo a Laayounne Plage. Qui ci aspetta una coppia di amici di Piacenza, che saranno la nostra guida nel viaggio verso sud, da loro sperimentato più volte. Altri camper sono fermi nel parcheggio, per lo più francesi.

17 gen: (501 km). Lunga tappa da Laayounne a Dakhla. La strada e' buona e senza traffico. Ci fermiamo a Boujdour a fare un po' di spesa. E' un paese ordinato con palazzi nuovi e una grande piazza prospiciente la polizia. I giovani hanno bei lineamenti e un viso aperto al sorriso.

A pranzo sostiamo, dopo Boujdour, su un promontorio con vista stupenda sul litorale sabbioso e il mare. Riprendiamo il viaggio. Attorno a noi il deserto è affascinante, cosparso di fiori azzurri che riempiono le bassure e di piante grasse rossastre, oltre ad altre vegetazioni.

A 300 km da Laayounne c'e' una stazione di servizio della Petrol, con servizi e docce.

Poco prima del bivio per Dakhla una deviazione porta ad un promontorio sul mare da cui si dominano due villaggi di pescatori, situati da parti opposte. Sono entrambi due agglomerati di catapecchie fatiscenti, costruite con materiale di scarto, immerse in un putridume indescrivibile. Il contrasto tra la bellezza del paesaggio, due insenature sabbiose coronate da falesie, e il degrado dell'insediamento umano è enorme e inconcepibile. Le autorità stanno cercando di porre rimedio a questo sfacelo costruendo un villaggio nuovo dove i pescatori potrebbero andare a vivere con le loro famiglie in condizioni igieniche ben diverse; al momento il nuovo villaggio è disabitato.

Superato il bivio si presenta improvvisamente la piana della laguna, una distesa sconfinata di sabbia solcata dalla strada, racchiusa da bassi rilievi. Più avanti il mare quasi lambisce la strada e appare in lontananza un'isola sospesa sull'acqua come un miraggio.

Non ci fermiamo al limite della baia, ma proseguiamo per sistemarci vicino ad altri camper sul bordo del promontorio; sotto di noi il mare che rode la falesia.

18/19 gen. Sosta nella zona. C'e' vento, ma sopportabile. Cielo terso. Raccogliamo grosse conchiglie. Attraversiamo a piedi la distesa del promontorio fino all'Atlantico, arrivando al villaggio di Tarahut, quattro case intorno ad un cortile. Qui conosciamo il governatore della zona rurale che fa capo ad Argoup e che comprende appunto anche Tarahut. E' un giovane bellissimo ed elegantissimo nel suo abito tradizionale, il dahr. Ci fermiamo a parlare con lui che garbatamente ci concede la sua attenzione e risponde alle nostre numerose domande. Purtroppo è un militare e quindi non può essere fotografato. Quando rientriamo dalla passeggiata ci rendiamo conto come sia veramente strano muoversi in un ambiente desertico così uniforme, soprattutto se i punti di riferimento non sono visibili.

Lunedì andiamo a Dakhla a riempire i serbatoi d'acqua e fare un po' di spesa. L'approvvigionamento idrico si fa presso una grande cisterna. Mille litri costano 12 Dh, spesa valida per più carichi. La città è piuttosto grande con palazzi nuovi e un giardino con palme. Molti negozietti e due mercati municipali. La merce non costa più di Agadir.

20 gen. (348 km) Verso la Mauritania. Partiamo alle 8.15, il sole è appena sorto (sorge alle 7.50). C'è vento freddo. Al bivio ci dirigiamo verso Argoup. Qui compriamo il pane, caldo di forno a legna. Poco dopo notiamo le costruzioni, graziose e dipinte con colori pastello, di un villaggio nuovo, che dovrà accogliere i pescatori. Imbocchiamo la deviazione verso il villaggio Porto Rico. Improvvisamente esso appare sotto di noi, alla base della falesia; scatole scure, poggiate sulla sabbia, di fronte ad una mare calmo, su cui galleggiano barche in assoluta immobilità. I flutti spumosi che si formano al largo indicano la presenza di un barriera di scogli sotto il livello dell'acqua. Dovremmo trovarci proprio sul Tropico del Cancro, ma nessun cartello ce lo conferma.

A circa 50 km dopo Argoup c'è una stazione di pompaggio acqua in cui è possibile fare rifornimento. Più avanti c'è anche un distributore. La Buirda è un altro villaggio di pescatori. I rifiuti abbondano e circondano le catapecchie, in contrasto con l'elegante edificio che dovrebbe servire da mercato del pesce, di fronte alla postazione militare.

Una distesa alternata di sabbia bianca e rossa contorna il golfo di Centra. Corriamo su un pianoro sassoso pallido. Il camper che ci precede solleva veli fumosi di sabbia che scorrono rapidi verso i bordi della strada. Il deserto qui ha proprio le caratteristiche dell'hammada. Creste screpolate di roccia galleggiano sulla sabbia, ammassi di sassi scuri si stendono sulla piana; rilievi cretosi foggiati a cumulo hanno un aspetto sinistro, sembrano residui di eventi lontani che hanno sconquassato il mondo. A 200 km da Argoup c'e' una stazione di rifornimento. Dopo Argoup manca la rete telefonica per il cellulare. Parecchi km prima di arrivare alla dogana, all'altezza di una freccia che indica il villaggio Corbero, c'è un posto di blocco. Ai militari consegniamo i fogli già preparati con le nostre generalità, come abbiamo fatto altre volte.

Il paesaggio è movimentato da cumuli alti, poi c'è una grande duna bianca, quindi alture frastagliate, sovrastate da sassi ammonticchiati come pinnacoli.

Arriviamo alla dogana, oltre alla quale si può proseguire solo con un 4X4. Siamo a 287 km da Argoup e a 363 da Dakhla. Alcuni camioncini stracarichi vengono scrupolosamente rovistati dai doganieri. Sostiamo per la notte nella spianata davanti alle casupole della dogana.

21 gen: (144 km). Ci svegliamo presto. Il sole non è ancora sorto ad illuminare le baracche della dogana. Ci sono camion e camioncini in attesa del via libera. Una guida della Mauritania ci dà l'indirizzo internet del campeggio gestito da suo fratello (www.auberge-sahara.com) e ci conferma che le strade non sono transitabili da camper.

Ritorniamo per forza maggiore indietro. La giornata è splendente e calma di vento.

Ci fermiamo più volte: alle dune, a raccogliere sassi, ad osservare le piante carnose che nascono dalla sabbia, ad ammirare lo spettacolo delle onde alte.

Alla stazione di servizio facciamo rifornimento, distiamo meno di 100 km dalla dogana. Riprendono le caratteristiche dell'hammada: distesa piatta con basse formazioni rocciose sgretolate color pomice. Rivediamo il lago sulla destra, ma non ci sono strade di accesso. Questo lago, indicato in loco come Sebkhet Farhes, non è segnalato sulla cartina della Michelin.

A 200 km da Dakhla, sulla stessa spiaggia dove il giorno prima abbiamo sostato per il pranzo, ci fermiamo. Pranziamo, gironzoliamo in cerca di conchiglie e fossili, passiamo la notte. Altri camper sono in sosta vicino al nostro.

22 gen: (212 km). Riprendiamo il viaggio. Non c'è vento! La baia di Cintra si presenta come una distesa di sabbia rossa che, sbiadendo in un bianco candido, circonda il mare; le basse dune che fiancheggiano la strada e i detriti sassosi sono chiari, polverosi, spruzzati di scuro. All'altezza di una torre squadrata, a 70 km da Argoup, ci fermiamo a raccogliere i sassi neri che si ammucchiano sul lato destro della strada, hanno forme strane fantasiose, di ramoscelli, di bastoni.

Ci fermiamo alla baia di Dakhla, che è stata attrezzata con giochi per bambini, terrazzo, piccolo belvedere. Vi si accede con una strada asfaltata che arriva fino alla balconata. Con la bassa marea affiorano chiazze di sabbia e i surfisti ritornano a riva.

23/26 gen. Sosta in zona. Durante una passeggiata dietro il promontorio, che domina la baia, incontriamo dei giovani studenti in gita domenicale da Dakhla. Sono simpatici e ciarlieri; frequentano la scuola superiore. Si capisce che sono giovani intelligenti; anche i più timidi, dopo poco, entrano nella conversazione. Veniamo a sapere che la scuola è pressoché gratuita, che nella stessa classe ci sono maschi e femmine e queste sono in numero maggiore, che studiano circa 10 materie e tra queste l'islam e l'arabo classico, il francese e l'inglese. La votazione va da 0 a 20. Guardandoli e sentendoli parlare, è spontaneo confrontarli con altri ragazzi marocchini, che non hanno avuto la possibilità di studiare. Che differenza, sembra che l'istruzione cambi anche i connotati alla gente. Da piccoli sembrano tutti belli e aggraziati, poi le distinzioni aumentano. Ma non solo in Marocco.

Durante la bassa marea è possibile estrarre dalla sabbia i cannolicchi. Molti camperisti usano il metodo del sale, cioè mettono del sale sul foro visibile sulla sabbia e, quando il cannolicchio affiora, lo acchiappano rapidamente. Facciamo un'escursione fino all'Atlantico. Una bella passeggiata sotto il sole per oltre tre ore. L'aria è fresca e non ci si rende conto che occorrerebbe premunirsi dalla disidratazione sia coprendoci testa e viso, sia bevendo abbondante acqua. Ci divertiamo a raccogliere grosse conchiglie dal guscio molto spesso, residui di epoche lontane. Arrivati all'Atlantico scorgiamo il relitto di una grande imbarcazione, insabbiato. La prua è alta sulla riva e con l'albero, che la sovrasta, si staglia imponente sullo sfondo del mare. La visione è particolarmente suggestiva.

27 gen: (315 km) . Si riparte verso Nord. Lasciamo un paesaggio incantato: sole sulla laguna liscia e lucente, sole sulle alture brunite, sole sui monticcioli incespugliati che allungano la loro ombra sulla sabbia vellutata. La strada è buona e senza traffico. Ci accompagna sulla destra il profilo rosato delle gara e sulla sinistra l'azzurra distesa del mare. Ai margini della strada gruppi di fiorellini viola e piantine rosse turgide d'acqua. A 175 km prima di Boujdou il paesaggio assume aspetti sconvolgenti, pare di attraversare, con curve e saliscendi, una immensa cava di terriccio. Ancora un nuovo villaggio e due stazioni di servizio. Passiamo su un uadi e i fiori aumentano a profusione: un segno della vitalità del deserto.

A Boujdou ci fermiamo per la notte davanti alla polizia.

28 gen: (183 km). Si riparte. Dopo circa 100 km da Boujdou attraversiamo Lemsid, un piccolo paese con minareto e una stazione di servizio recintata. A El Marsa superiamo la linea di trasporto dei fosfati, è su nastro mobile lungo quasi 100 km. Entriamo nella zona porto per cercare pesce, ma tutto è chiuso per la imminente festa del montone. Il paese è grazioso, è cinto da mura forellate e all'ingresso una barca fa da monumento ornamentale. Le case hanno finestre incorniciate con colori rosa e celeste. Speravamo di poter far acqua alla cisterna che rifornisce la zona, ma l'accesso è dopo una strada bianca, molto malmessa. Ci fermiamo a Laayounne plage, dove sostiamo, come sempre in un piazzale sul lungomare assieme ad altri camper. Facciamo una passeggiata sul litorale spingendoci fino alla fine del lungo paese. L'insediamento è prevalentemente ad uso balneare; belle villette, ben tenute, chiuse nell'attesa della stagione estiva. Al ritorno incontriamo un giovane simpatico e loquace che volentieri si mette a conversare con noi. E' di alta statura, snello e con un viso che esprime intelligenza vivace. Ci colpisce la sua notevole conoscenza geopolitica del mondo intero, non comune in un ragazzo di 16 anni. Studia al liceo e confessa di essere il primo della classe. La scuola frequentata è mista e le ragazze sono più numerose dei ragazzi. Vuole andare all'università e laurearsi in ingegneria informatica.

29 gen: (258 km). Si riparte. La strada costeggia alte dune e c'è anche un laghetto.

Passiamo nel paese di Tarfaya, che impressiona per lo squallore delle abitazioni e la sciattezza dei suoi abitanti. Degna di nota la fortezza spagnola circondata dal mare.

Ci fermiamo a pranzare subito dopo Tarfaya in un'area che sembra predisposta come luogo di accoglienza di occasionali ospiti, come noi. Il pescatore, che ha qui la sua bicocca, ha ripulito il luogo, lo ha delineato con un contorno di sassi, ha spianato la strada di accesso, ha sistemato panche di fortuna nei punti panoramici. Ora il pescatore è assente, avrà raggiunto la famiglia per la festa del montone.

Altra sosta presso la laguna di Nayla, suggestiva per la posizione del promontorio e i colori del mare, la striscia di vegetazione e le dune all'orizzonte. Dai pescatori compriamo a poco prezzo due belle code di rospo. Poco prima di Mafatma, dove ci fermiamo, facciamo rifornimento nei distributori che praticano la tariffa agevolata

30 gen. Sosta a Mafatma. Durante la bassa marea passeggiamo sia verso l'interno che verso il mare.

Ci meraviglia l'abbondanza di vegetazione. Anche nelle zone più aride crescono fiori. Notiamo con disappunto che il fossile di "coccodrillo" è stato danneggiato e in malo modo. Si vede ancora bene la colonna vertebrale, ma la testa è stata colpita con violente martellate che ne hanno sconvolto i contorni. Altri danneggiamenti sono stati inferti alle protuberanze sassose che, come grandi tartarughe, sporgevano dalla falesia.

31 gen: (229 km). Mafatma - El Gzira. Ci fermiamo prima di Tan Tan Plage a raccogliere conchiglie. Attraversiamo il centro di Tan Tan, che mi sembra più curato del solito, grandi giardini, pieni di piante, strade pulite. All'uscita i due dromedari di carta pesta, che avevamo visto nel viaggio di andata, ora sono stati completati e dipinti a colori vivaci. Sono uno di fronte all'altro, sorridenti e con gli occhi dalle lunghe ciglia quasi ammiccanti; certo vogliono rappresentare un invito a visitare la città. A Guelmin facciamo rifornimento in un distributore sulla strada per Sidi Ifni. Appena fuori della porta riempiamo i serbatoi ad una fontanella il cui tubo di uscita e relativo rubinetto sono addossati al muro di una villa sulla destra della strada.

Percorriamo la bella strada collinare verso Sidi Ifni e qui giunti facciamo un po' di spesa. Poi proseguiamo per El Gzira. Sul promontorio ci sono parecchi camper. Ora c'è anche un custode per cui la sosta non è più gratuita. Addossato alla falesia c'è un nuovo albergo ed è stata costruita una scala in cemento che collega la sommità del promontorio con lo spiazzo prospiciente l'albergo.

1 feb. Sosta a El Gzira. Il posto è così bello che e' impossibile non fermarsi almeno un giorno. Discesa dal promontorio e passeggiata fino alla grande rupe che si protende verso il mare formando un arco. Vi si può passare sotto solo in bassa marea.

2 feb: (134 km). El Gzira - Agadir. Ci riappropriamo della piazzola che, durante la nostra assenza, era stata occupata da un camper austriaco con il nostro consenso.

3 / 23 feb. Agadir. Tempo buono, caldo. Qui in campeggio quasi tutti hanno avuto l'influenza e qualcuno anche la bronchite. Riprendiamo la solita piacevole vita. Fondiamo anche un club, per sole donne, che ben si adatta alla nostra voglia di vivere, malgrado l'eta'. Il computer ci permette di creare marchio e logo. Presto ne faremo un sito.

24 feb: (213 km). Lasciamo Agadir con gli amici di Bologna con i quali eravamo arrivati in Marocco. Cielo coperto e anche vento forte in certe zone del percorso. Prima tappa del viaggio di ritorno e' Marrakech. Ci fermiamo nel parcheggio vicino alla Kotoubia. Al pomeriggio giro al Souk e visita all'albergo Mamounia. Superato il cancello e i passaggi su cui si aprono alcuni piccoli ed eleganti negozi (chioschi), siamo nel giardino di ingresso. Da qui inizia il sogno. Una breve scalinata e portieri in costume di ascari ( fez, gilè, braghe ampie bianche, calzettoni bianchi, babbucce) ti aprono la porta. Ci accoglie un ampio atrio sormontato da un enorme lampadario di cristallo, arredato con tappeti, divani, poltrone, grandi mazzi di rose fresche; altre rose galleggiano in vaschette alla base di fontanelle murali, gocciolatoi melodiosi. Dall'atrio si accede a vari locali, a sinistra una loggietta in cui specchiere parallele creano riflessioni multiple dei decori, degli archi e colonnine e di noi affacciati, a destra vetrine, boutique ed esposizioni d'arte, al centro l'ingresso al giardino!!!! Una nuvola di vapore preannuncia la piscina con acqua calda, su un isolotto svettano alte e snelle palme. Il resto è di un'armonia indescrivibile, aranceti contornati da viali fiancheggiati da vecchi olivi, cespugli di fiori, non una foglia per terra, non un petalo fuori posto: tutto studiato da artefici artisti. Ti giri verso l'hotel e vedi una costruzione di media altezza che si allunga a limitare il parco, rossa a balconi coperti che la quadrettano con le loro cornici verdi. Un corpo centrale avanzato ospita l'appartamento reale e forse anche quello che fu abitato da Churcill. Ti viene da pensare che questo sia il più bell'albergo del mondo, l'incomparabile come Allah!

25 feb. Marrakech. Sosta notturna tranquilla e riposante, giusta per affrontare un'altra giornata a Marrakech. Andiamo verso il mellah, fitto di vicoli su cui si affacciano innumerevoli botteghe. In alcune artigiani lavorano i copertoni trasformandoli in cornici, recipienti e addirittura sandali. Uno di questi espone una lunga insegna con la scritta significativa, in francese, "nulla si crea e nulla si distrugge", un artista scienziato! I prezzi ci sembrano in genere più alti di quelli di Agadir, ma forse occorre trattare. Passiamo per la piazza dei lattonieri, qui si foggiano lampade di ogni tipo, a vetri colorati o a intarsi fantasiosi. Nel pomeriggio puntiamo verso il palazzo reale, una lunga passeggiata che ci permette di ammirare la vastità e l'armonia dei mechuar, quello interno e quello esterno. Visitiamo un grande negozio rivendita di manifatture artigianali di ogni settore, dal gioiello al tappeto. Tutta la merce è carissima, una trappola per i turisti in gruppo.

26 feb: (303 km). Lasciamo Marrakech, città giardino, città mercato, città incantata. C'è vento e piove. Il traffico, abbastanza sostenuto, avrebbe meritato una strada più ampia; per fortuna che i cigli sono decenti. Passiamo in paesi affollati di gente e in villaggi fatiscenti. Arriviamo a Settat, la città dei vetri; la parte vecchia è appoggiata alla collina, quella moderna con palazzi e giardini di bell'aspetto ha una vasta piazza adorna di un obelisco sormontato da un cavallo. Poco dopo entriamo in autostrada e ne usciamo, oltre Rabat, a Salè. Ci fermiamo in campeggio.

Al pomeriggio facciamo un giro nella medina di Salè.

27 feb. Con il taxi andiamo al Chellah a Rabat. Contrattiamo il prezzo prima di salire, il primo taxi ci chiede 100 Dh, prendiamo il successivo che si accontenta di 20. Entriamo nell'antica cittadella e ci troviamo in un giardino pieno di piante, fiori e …cicogne. Queste nidificano in ogni luogo che sia sufficientemente alto, sui rami, sui muri, sui minareti: un accampamento di famiglie che si agitano svolazzando e gracchiando. Passeggiamo tra rovine romane e resti mussulmani in perfetto connubio. Poi altri giri in citta' e rientro a Sale'.

28 feb: (168 km). Sale' - Asilah. Sosta in campeggio. Piove e fa freddo.

29 feb: (46 km). Asilah - Tangeri. Ci imbarchiamo nel pomeriggio dopo veloci formalità doganali.. Traghetto pieno di veicoli e di passeggeri. Ci viene assegnata una bella cabina con servizi. A sera si salpa.

1 marzo. Traversata. Mare tranquillo. Ottimo servizio a bordo.

2 marzo: (225 km). Arrivo in mattinata. Partiamo da Sete e con strada normale arriviamo a Brignoles, dove ci fermiamo nella piazza ben illuminata che si trova subito dopo il ponte di ingresso al centro, a destra.

3 marzo: (248 km). Da Brignoles a Celle Ligure.

4/6 marzo. Sosta a Celle.

7 marzo: (496 km). Celle - Pordenone. Vento e a tratti neve. Siamo ritornati nell'inverno.

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