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Tutti i bimbi del Marocco - Due -
di Stefano Semprini
19 dicembre 2009 - 10 gennaio 2010
INTRODUZIONE e istruzioni per la lettura
Questa esperienza segue, a distanza di un anno, la precedente che è stata descritta nel diario
di viaggio “Tutti i bimbi del Marocco“:
www.camperisti.it/b/marocco5.htm
La seguente descrizione ne é un naturale complemento.
Per facilitare la lettura a chi non avesse letto il testo dello scorso anno, lo stesso é riportato
in colore blu all’inizio di ogni capitolo. Eventuali aggiunte, variazioni, aggiornamenti relativi
a questo ultimo viaggio sono invece scritti in nero così come il racconto che segue.
PREMESSA
Erano già alcuni anni che pensavamo ad un viaggio in Marocco.
Solo ora però abbiamo a disposizione almeno tre settimane che riteniamo siano il tempo
minimo indispensabile per poter iniziare a gustare il paese. Il Marocco infatti è relativamente
grande, le località e le attrattive turisticamente meritevoli sono molteplici ma lontane tra loro.
Non di meno la distanza dall’Italia ne fa un paese impegnativo da raggiungere. Lo sforzo fisico
ed economico necessario impongono di ponderare bene quest’aspetto, le scelte d’itinerario,
la tempistica dei trasferimenti e delle visite.
Il viaggio è stato effettuato in solitaria da due adulti con un camper mansardato da 6,2 Mt
su meccanica Fiat. Immancabili le nostre biciclette. Su territorio marocchino abbiamo percorso
circa 5.000 Km a cui vanno aggiunti altri 5.000 Km di trasferimento in Italia, Francia e Spagna.
Anche quest’anno abbiamo a disposizione tre settimane, sempre in solitaria, stesso camper
ma senza biciclette perché le località previste dall’itinerario non giustificano il loro utilizzo.
Pressoché invariati i chilometri percorsi, sia in Marocco che durante il trasferimento via terra.
SCOPO di QUESTA DESCRIZIONE e RACCONTO di VIAGGIO
- Fornire informazioni e sensazioni utili ad altri equipaggi per far conoscere i particolari che
solitamente le guide turistiche non riportano. Le stesse nozioni che io stesso avrei voluto
sapere prima di partire
- Conservare nel tempo, per me stesso, il ricordo di questa entusiasmante esperienza
-
- Alcune strade e località toccate dal nostro viaggio sono abbastanza inconsuete e fuori dai
normali circuiti turistici. A maggior ragione, per questo motivo, intendo diffondere la
conoscenza di questi luoghi affinché altri possano godere delle meraviglie nascoste del
Marocco.
OBIETTIVI del VIAGGIO
- Obiettivo primario del viaggio è il sud della catena montuosa dell’Alto Atlante. Questa zona
infatti, semidesertica e abitata in prevalenza da popolazioni berbere, corrisponde
maggiormente a quello che ricerchiamo da questa esperienza: un Marocco possibilmente
più vero e lontano dai grandi flussi del turismo organizzato
- Obbiettivo secondario è la visita delle città più importanti che si trovano lungo il nostro
itinerario durante la discesa e la risalita al porto di Tangeri
-
- Siamo come al solito alla ricerca del Marocco più autentico e contiamo di trovarlo sulle
montagne dell’Atlante, nei piccoli villaggi berberi e sui percorsi meno battuti
- Oltre ad alcune località alquanto singolari, questo viaggio, prevede dei tracciati dove
saranno i paesaggi a determinare l’obiettivo del giorno
- Visiteremo anche grandi città come Meknes, Fes e altre, rimaste lo scorso anno
volutamente fuori dal nostro programma
GIUDIZIO e VALUTAZIONE PERSONALE dei LUOGHI VISITATI
Nella seguente descrizione ho usato il sistema delle stelle per facilitare la classificazione delle
tante località visitate. Inutile dire che il giudizio attribuito è soggettivo e si riferisce unicamente
alla nostra esperienza di viaggio.
* di scarso interesse
** abbastanza interessante
*** molto interessante
**** da non perdere
***** superlativo
Volendo classificare allo stesso modo anche le località e i percorsi di questo viaggio,
per mantenere inalterati gli stessi parametri di valutazione é necessario aggiungere
un ulteriore grado di punteggio:
****** oltre ogni aspettativa
Il simbolo <-> sta a significare il percorso che unisce due località
LOCALITA' DESCRITTE in ORDINE d’ITINERARIO e VALUTAZIONE
- Meknes ***
- Taza <-> Parco Nazionale del Tazzeka ***
- Cascate Ras-el-Oued ***
- Voragine di Friouato ****
- Gole dell’Oued-Zireg **
- Fes *** - concerie ****
- Sefrou ** - quartiere Takassabt***
- Bhalil ****
- Cedro di Goraud *
- Azrou **
- Belvedere/Paysage di Ito ****
- Ain-Leuh <-> Sources de l’Oum-er-Rbia **
- El-Ksiba ** - suk della domenica***
- Azilal <-> Valle Ait-Bou-Guemes ******
- Valle Ait-Bou-Guemes ***** - Tabant: suk della domenica *****
- Demnate <-> Ouarzazate: Strada del Tessaout ******
- Kasbah di Amerhidil ***
- El-Kelaa-M’Gouna * - suk del martedì **
- El-Kelaa-M’Gouna <-> Bou-Thrarar: Valle delle Rose *****
- Ouarzazate * - antico Ksar abitato ***
- Tazenakht: antico villaggio/produzione tappeti “Ouzguita” ***
- Ifri-n’Imadine: antico granaio ******
- Taliouine <-> Igherm ***
- Igherm <-> Tata ******
- Tata **
- Akka: Agadir-Ozroi **
- Assa <-> Guelmim **
- Abeino: piscina termale **
- Sidi-Akhfennir: buco del diavolo ***
- Laguna di Naila/Foum-Agoutir: escursione in barca in laguna e alle dune *****
- Tan-Tan-Plage * - asta del pesce/porto El Ouatia **
- Guelmim: “mercato dei cammelli” del sabato ****
- Tadalt *
- Ifrane-de-l’Anti-Atlas *
- Ifrane-de-l’Anti-Atlas <-> Tafraoute ***
- Tafraoute: valle Ammeln ***
- Agadir-Tasguent ****
- Tafraoute <-> Igherm: dintorni Azoura ***
- Igherm <-> Taroudant: vista sulla catena montuosa dell’alto Atlante ***
- Taroudant **
- Agadir <-> Cap-Rhir **
- Essaouira: medina di sera *****
- Safi: collina dei ceramisti ***
- El-Jadida ** - cisterna portoghese ***
- Moulay-Bousselham, Laguna Merja-Zerga: bird-watching nella laguna**
PREPARAZIONE e PROGRAMMAZIONE del VIAGGIO
Ho attinto informazioni da:
- Un elevato numero di diari di viaggio, non solo di camperisti
- Svariati siti marocchini scaturiti da ricerche mirate sulle località
- Guide turistiche: Routard, Lonely Planet, Rough Guide, Touring Club
- Carte geografiche: Michelin, I.G.de Agostini, EuroCart, Freytag & Berndt
- Riviste monografiche sul Marocco: Meridiani nr.146 3/2006, Traveller nr.12 5/2000
- Guide Eurocamping e Campeggi & Villaggi I.G.Agostini per i punti sosta in Francia e Spagna
- Google-Earth
La composizione dell’itinerario ha rispettato pragmatici criteri di convenienza. Nei limiti del
possibile si è cercato di comporre un circuito ad anello che non passasse più volte sullo stesso
tratto di strada. Alcune tappe avevano assoluta priorità, mentre altre di minor importanza sono
servite per spezzare la lunghezza dei trasferimenti. Nel caso di ritardi sulla tabella di marcia,
queste ultime, sarebbero state sacrificate senza scrupoli. In caso di anticipi, così come invece è
accaduto, numerose ulteriori mete erano già pronte per essere incluse nell’itinerario.
Intere sezioni del programma avevano possibili varianti nel caso si fossero incontrate
interruzioni per neve o altri motivi.
Durante un viaggio, molte sono le evenienze imponderabili ed inevitabili che, in ogni caso,
si presenteranno puntuali così come il destino decide. Per quanto è possibile, cerchiamo di
prevedere il prevedibile al fine di evitare tempi morti lasciando così maggior spazio al
godimento dell’esperienza che si sta vivendo. Il nostro modo di viaggiare ci porta ad investire
molto tempo e risorse nella pianificazione poiché mal tolleriamo l’idea di scoprire, quando
ormai è troppo tardi, di essere passati a due passi da un luogo interessante e non averlo visto
perché ignari della sua esistenza. Nello specifico la preparazione di questo viaggio, piuttosto
laboriosa, è frutto di un discreto lavoro di ricerca. Alcuni percorsi che abbiamo intenzione di
sperimentare sono alquanto inusuali e difficilmente si trovano notizie a proposito, sia sulle
guide turistiche che sui diari di viaggio. Vorremmo percorrere, il più possibile, strade diverse
da quelle dello scorso anno e come al solito l’itinerario dovrà avere uno svolgimento ad anello.
Se nel viaggio precedente abbiamo volutamente evitato le zone del Marocco a maggior rischio
neve, affinché si svolgesse senza inconvenienti e ritardi, ora il nostro programma prevede
anche il passaggio in luoghi che potrebbero riservarci problemi di percorribilità delle strade.
Per questo motivo la parte più imprevedibile dell’itinerario, che si svolgerà in senso orario,
la riserviamo ai primi giorni lasciando per gli ultimi dedicati al ritorno, i percorsi più facili che
possano assorbire gli eventuali ritardi accumulati in precedenza.
Il problema maggiormente prevedibile è la neve che in questa stagione potrebbe essere già
presente alle quote più alte. Un’altra insidia per le strade marocchine potrebbe essere la
pioggia che, se abbondante, può causare inondazioni e di conseguenza stravolgimenti alla
viabilità in genere. Alla luce di queste possibili eventualità il programma ideale risultante da
alcuni mesi di programmazione ha, già pronte, una notevole quantità di possibili varianti che
adotteremo all’occorrenza.
GPS, MAPPE, GOOGLE EARTH
Nelle varie cartine, guide turistiche o segnali stradali, i nomi delle località sono spesso scritti in
modi diversi anche se assomiglianti. Per il Marocco non ci sono cartografie GPS. Le mappe
delle grandi città sono meglio rappresentate su Touring Club, mentre quelle minori sono ben
disegnate su Lonely Planet o Routard. In fase di preparazione, ho tratto un utile aiuto da
Google-Heart con cui ho verificato l’intero itinerario. Particolare attenzione è stata dedicata ai
centri urbani. La conformazione della città e l’eventuale periferia non risultante sulle mappe
cartacee, diventa in questo modo ben chiara. Si acquisisce così, una miglior percezione
dell’orientamento una volta sul posto. Sempre grazie a Google-Earth ho ricavato le coordinate
dei punti critici dell’itinerario come: posizione dei campeggi, bivi, svolte ecc. Le medesime
registrate sul navigatore mi hanno dato un valido ausilio durante lo svolgimento del viaggio.
- In questa descrizione e nel racconto che segue i toponimi delle varie località sono scritti come
sulla carta Michelin-Marocco-742. Su questa mappa alcune strade e città minori compaiono
solo nei riquadri a scala maggiore 1:600.000. Per i luoghi non presenti sulla cartina ci siamo
serviti di http://www.wikimapia.org . Al fine di facilitare il rintracciamento su Google-Earth nel
racconto sono state inserite, in colore rosso, le coordinate dei punti più significativi del viaggio.
Un semplice copia/incolla e l’immaginazione non ha più confini.
- In previsione delle possibili variabili d’itinerario abbiamo preparato un gran numero di
mappe delle città marocchine, comprese quelle meno probabili. Associate a queste ultime,
le coordinate GPS dei punti critici e quanto altro prevediamo ci possa servire.
PREPARAZIONE del MEZZO e PRECAUZIONI
Quando affrontiamo viaggi impegnativi, specialmente in Africa, siamo abituati ad avere:
- Il mezzo in perfetta efficienza
- Usuali ricambi di scorta: filtri, cinghie, pastiglie freni, camera d’aria, lampadine ecc.
- Ferramenta e attrezzi vari per piccole riparazioni e imprevisti
- Doppia ruota di scorta e martinetto idraulico
- Due triangoli e un lampeggiatore arancio
- Taniche di carburante di scorta per un totale di 60 Lt.
- 3 bombole di gas da 10 kg. ciascuna
- Piastre antinsabbiamento e pala da sabbia
- Microfiltro e Amuchina per il carico dell’acqua
- Pompa dell’acqua di scorta
- Navigatore satellitare e C.B.
- Due cassette d’infermeria: una dedicata al primo soccorso, l’altra per medicinali in genere
- Assicurazione Mondial-Assistance sul mezzo e le persone
- Registrato il viaggio sul sito https://www.dovesiamonelmondo.it/
COME ARRIVARE in MAROCCO
Via terra o con la nave Genova - Tangeri?
Più volte ci siamo posti la domanda e alla fine abbiamo scelto via terra.
Con la nave della compagnia marocchina, a conti fatti, sarebbe più economico che via terra.
Con la compagnia italiana, più affidabile, é invece più costoso.
Non è però solo la cifra che concorre alla scelta.
Via mare avremmo dovuto:
- Prenotare con sufficiente anticipo ed essere certi di poter partire
- Adattare il nostro viaggio alle date di partenza e ritorno della nave
- Sopportare 48 ore ( a volte parecchie di più ) di navigazione
- Accettare il rischio di poter rimanere a terra pur avendo la prenotazione in mano ( già
capitato a conoscenti con la compagnia marocchina )
Forti dell’esperienza dello scorso anno non ci siamo neppure posti il problema. Il viaggio di
trasferimento via terra è lungo, pesante e noioso ma, per noi, sempre meno di quello in nave.
PERIODO e CLIMA
Il nostro viaggio si è svolto dal 19 dicembre 2008 al 11 gennaio 2009. Il periodo si è rivelato
ottimale sia per il clima che per l’assoluta mancanza di affollamento ovunque. Le giornate
sempre soleggiate ad esclusione delle ultime due ci hanno permesso di svolgere comodamente
l’intero tour. Di giorno la temperatura mite ci ha consentito un abbigliamento primaverile,
mentre di sera il clima era quasi sempre più rigido. Di notte la temperatura è sempre scesa
tanto da richiedere l’accensione della stufa. Tutto l’abbigliamento estivo è rimasto inutilizzato.
In generale per visitare il Marocco:
- Durante l’inverno è bene considerare la possibilità che alcune strade di montagna
potrebbero essere chiuse per neve. Lo svantaggio maggiore in questa stagione sono le
poche ore di luce durante la giornata
- Nella stagione estiva il nostro itinerario è difficilmente praticabile per le alte temperature
- In autunno, stagione delle piogge, può succedere di trovare alcune strade
momentaneamente interrotte a causa delle alluvioni
- Da dopo le festività natalizie fino a primavera inoltrata si trova il clima migliore. Questo é
anche il periodo di maggior affluenza di camperisti che svernano in Marocco per diversi
mesi
-
Il periodo, simile al precedente, ci ha riservato una diversa situazione meteorologica.
Alcune giornate di maltempo hanno disturbato non poco lo svolgimento del nostro programma
ideale. Ciò che ci ha sorpreso maggiormente è la variabilità. Nell’arco della stessa giornata
velocissime alternanze di pioggia e sole, cielo limpido e coperto ci hanno accompagnato senza
sosta dal mattino fino a sera. In compenso la temperatura durante il giorno è sempre stata
primaverile e comunque gradevole. Maggiormente caldo, quasi estivo nelle zone più a sud
dove anche il maltempo ha cessato di perseguitarci.
DOCUMENTI e NORMATIVE
- Per gli italiani occorre il passaporto
- Per il camper é necessaria l'assicurazione con carta verde comprendente il Marocco.
Diversamente, a caro prezzo, va stipulata una polizza aggiuntiva in dogana
- Può tornare utile avere con sé una “Fiche-d’Identification” cioè un foglio che riassuma tutti
i dati identificativi delle persone, del mezzo e relativi documenti per rendere più sbrigativo
l’eventuale fermo ad un posto di blocco.
Maggiore è stato l’uso delle Fiches-d’Identification perché questa volta ci siamo spinti più a sud
dove s’intensificano i posti di blocco con controllo documenti. Abbiamo inoltre pernottato più
volte liberamente in prossimità della Gendarmeria-Royale con conseguente richiesta
d’identificazione. Le Fiches sono risultate comode anche nei normali campeggi al posto della
compilazione delle schede di registrazione.
Il MAROCCO e i CAMPER
Il Marocco è un paese a misura di camper. Tutte le città turistiche hanno almeno un campeggio
e/o la possibilità di sosta in parcheggi custoditi. In caso di necessità ci si può rivolgere alla
Gendarmeria-Royale, presente in ogni paese, che saprà consigliare dove effettuare il pernotto.
I campeggi hanno tutti un prezzo irrisorio ma di solito i bagni sono inutilizzabili.
Per molte località l’economia locale trae grande vantaggio dalla componente turistica dovuta ai
camper. Il Marocco, infatti, accoglie ogni anno molte migliaia di equipaggi provenienti da tutta
Europa. Durante il nostro tour abbiamo incontrato camper di ogni nazionalità, per la
maggioranza francesi, tedeschi, olandesi e belgi ma anche, in misura minore, svedesi, inglesi o
irlandesi. Pochissimi, in proporzione, gli italiani.
Nelle grandi città, sulle vie di grande comunicazione e lungo la costa molto maggiore è stato
il numero di camper incontrati, così come più alta è stata la percentuale di equipaggi italiani.
Nei luoghi e lungo i percorsi inusuali, in nessun caso abbiamo incontrato altri camper.
Le STRADE, il TRAFFICO, la GENDARMERIA-ROYAL e la POLIZIA
Le strade principali sono per la maggioranza a doppia corsia e ben tenute.
Quelle secondarie possono essere a corsia unica e con buche a sorpresa. Su queste ultime
il traffico è inesistente e nel caso d’incrocio con un altro veicolo si scende dall’asfalto con due
ruote per consentirne il passaggio. In entrambi i casi, costante è la presenza di sassi sul ciglio
e sulla carreggiata. Lungo le strade marocchine, l’eventualità di essere colpiti da un sasso
alzato da un altro veicolo è tutt’altro che remota. Ai bordi delle strade si vedono spesso cumuli
di cristalli dei vetri infranti delle auto. E’ quindi prudente rimanere a debita distanza dal veicolo
che precede. Non guasta inoltre, disporre di robusti paraschizzi per minimizzare i danni agli
altri ma ancor prima, al proprio mezzo. Eventuali ostacoli sulla carreggiata come veicoli fermi,
grosse buche, frane o smottamenti sono segnalati con pile di massi che diventano esse stesse
pericolose in condizioni di scarsa visibilità. La segnaletica è di norma bilingue, efficace e ben
disposta. Solo nelle zone remote, desertiche o fuori da ogni influsso turistico potrebbe essere
solo in arabo o inesistente. Numerose strade, che sulle carte stradali sono segnate come piste,
sono state rifatte di recente e sono ora bellissime strade a due corsie. Lo sforzo che il Marocco
sta facendo in tal senso è enorme e continuativo.
Nelle grandi città il traffico è caotico e richiede la massima attenzione.
Nei piccoli centri o lungo le strade di collegamento fra questi, nessuno osa suonare il clacson.
I camionisti e i veicoli lenti in genere, appena possono facilitano il sorpasso.
La Gendarmeria-Royal presente ovunque, specialmente all’ingresso delle città, presidia
numerosi posti di blocco con bande chiodate usabili all’occorrenza. Il posto di blocco
è preceduto dal segnale stradale di “ALT” in corrispondenza del quale ogni veicolo è tenuto
a rispettare lo stop. Sarà poi il poliziotto con un cenno a consentire la ripresa della marcia.
Nei confronti dei camperisti si aggiungono saluti e grandi sorrisi.
Le pattuglie sono spesso dotate di laser per il controllo della velocità.
Una particolare attenzione va posta percorrendo le rotonde del Marocco. Mentre al nord vigono
le stesse regole alle quali siamo abituati, al sud é spesso diverso. In alcuni casi, chi si trova
a percorrere la rotonda ha lo STOP (segnale ottagonale e scritta solo in arabo) ad ogni
inserimento delle vie laterali e pertanto deve concedere la precedenza a chi da queste
si immette in rotonda. Praticamente le regole di precedenza sono al contrario.
Altra attenzione va posta agli spartitraffico collocati all’innesto di due o più strade.
Mancando spesso la segnaletica orizzontale ed essendo questi fatti ogni volta diversi secondo
l’estro del loro creatore, possono trarre in confusione tanto da non sapere come comportarsi
quando si affrontano per la prima volta.
Sempre ben disposta nei confronti dei camperisti, la Gendarmeria-Royale, riconoscibile dalla
divisa grigio. In più occasioni colloquiando con gli agenti delle pattuglie dei posti di blocco,
questi si sono sempre dichiarati a nostra disposizione per ogni problema o necessità.
Diverso il discorso a proposito della Polizia: divisa blu scuro e scritta POLICE sul distintivo.
Fortunatamente molto meno presente sulle strade marocchine ha un atteggiamento severo,
punitivo e distaccato. Sembra sia stata creata per infliggere, ad ogni costo, multe agli
automobilisti. Lungo i percorsi inusuali non vi è alcuna presenza evidente della Gendarmeria.
TORRENTI e GUADI
Per chi non è mai stato in Marocco o in zone simili può essere utile la lettura questo nuovo
capitolo. Qui come altrove esistono grandi fiumi e normali ponti.
Se invece si parla di torrenti, che per la maggioranza dei giorni dell’anno restano asciutti,
le cose cambiano. In questo caso il letto del ruscello viene attraversato dalla strada con un
guado. Altro non è che una stesa di cemento sotto alla quale attraverso dei tubi può passare
solo una minima quantità d’acqua. In caso di precipitazioni abbondanti o prolungate il torrente
aumenta la propria portata e i piccoli passaggi posti sotto al guado non sono più sufficienti
a sostenerne il flusso. Di conseguenza, l’acqua passa anche sopra la superficie stradale che
diviene cosparsa di detriti, fango, sassi e vegetazione. Se la corrente è forte e il livello è alto
il guado diventa pericoloso per la possibilità di trascinare con sé i veicoli che lo attraversano.
Se poi la violenza del corso d’acqua è ancora maggiore, questo può portarsi via il guado
stesso, tracimare in zone limitrofe, scavare i bordi delle strade facendole franare o ancor
peggio lasciare solo il sottile strato d’asfalto sospeso con sotto il nulla.
Le intense precipitazioni avvenute nei giorni precedenti al nostro viaggio hanno causato i danni
sopra descritti ai guadi e alle strade. Anche noi più volte siamo stati costretti a ritornare
indietro e/o rinunciare ad alcuni percorsi modificando così il nostro itinerario con le varianti
già pianificate in fase di programmazione.
CUSTODI, GUIDE, FALSE GUIDE, ACCOMPAGNATORI e PROCACCIATORI
In Marocco è bene farsene una ragione: non si fa un passo senza essere intercettati
da qualcuno che propone un servizio.
Se si ha molto tempo a disposizione ci si può concedere il lusso di fare a meno di ogni sorta
di accompagnatore. In questo caso però sarà uno stress e un dispendio d’energie continuo
nel cercare di negare ogni tipo di offerta o richiesta.
Nel nostro caso invece, il tempo a disposizione era talmente misurato che abbiamo
abbondantemente usato i servizi che ci servivano ogniqualvolta venivano offerti.
L’accompagnatore ha in definitiva un gran numero di vantaggi:
- Essendo un locale ti conduce senza perdite di tempo nel luogo richiesto
- Durante la visita tiene lontano ogni altro potenziale disturbo
- Con la guida si può parlare di tutto e quindi si favorisce la propria conoscenza del luogo,
delle tradizioni e ogni curiosità
- Il contatto umano con una persona del posto dà la sensazione di maggior integrazione con
l’esperienza che si sta vivendo
- Attraverso questa persona sarà facile ottenere e prenotare servizi anche per altri luoghi o
città
E’ bene sempre concordare prima:
- Il prezzo del servizio che in molti casi sarà ad offerta libera
- I luoghi che si vogliono vedere
- Se si vuole o meno fare acquisti o visitare negozi e mercati
Come sempre la guida compare ancor prima di sapere di averne bisogno. Anche in questo
viaggio abbiamo fatto grande uso di guide e accompagnatori. La maggioranza dei parcheggi
ha sempre il “Gardien” più o meno ufficiale e, in caso diverso, il custode si trova facilmente.
MONETA, CAMBIO, COSTI e ACQUISTI
La moneta del Marocco è il Dirham ( Dh ).
Il cambio è circa 11 Diram per 1 Euro.
- Negli uffici postali, presenti anche nel paese più sperduto si ottiene il cambio migliore,
senza formalità e perdita di tempo
- Nelle banche la procedura richiede più tempo, sono richiesti i documenti e compilati alcuni
moduli
- Negli uffici di cambio, tipo Western-Union e simili il cambio è meno vantaggioso ma di
solito sono aperti anche nei giorni festivi o negli orari in cui posta e banche sono chiuse
I prezzi in Marocco sono in genere molto convenienti. Se si è abili a mercanteggiare si possono
spuntare prezzi vantaggiosi su ogni acquisto importante. Se invece si sta acquistando per
importi minimi non vale neppure la pena contrattare sul prezzo. Per gli acquisti dispendiosi,
ci sono maggiori probabilità di ottenere sconti maggiori se non si è accompagnati da alcuno
che inevitabilmente pretenderebbe una provvigione dal venditore. Ovunque ci sono mercati
o suk dove si trova di tutto ma ogni zona del Marocco ha un genere di prodotti per cui è
maggiormente famosa. A parità di articolo i prezzi sono decisamente minori nelle piccole città,
fuori dai grandi flussi turistici. Il gasolio costa mediamente 0,7 Euro al litro.
Diversamente dallo scorso anno, presso le Poste-Maroc il cambio viene effettuato in
collaborazione con Western-Union a cui è riservata una piccola area all’interno degli uffici
postali. Ci è sempre stato richiesto il passaporto e in ogni località il controvalore era pressoché
identico. La quotazione delle poste, invariata dalla precedente esperienza, è sempre stata
vantaggiosa se paragonata a quella delle altre possibilità di cambio.
Nei luoghi e lungo i percorsi inusuali sono totalmente assenti posta, banche e distributori.
Il gasolio, a sud di Sidi-Akhfennir, costa circa un quarto in meno rispetto al prezzo
normalmente praticato nel resto del paese che quest’anno è di poco superiore ai 7,2 Dh. al Lt.
ARGAN
Il prodotto tipico per eccellenza del Marocco è l’argan da cui se ne ricava, una crema
spalmabile, l’olio da cucina e l’olio cosmetico.
- La crema spalmabile si chiama “amlou”. Miscelata col miele e spalmata sul pane diventa
una vera delizia
- L’olio da cucina é normalmente usato per la preparazione dei cibi
- L’olio cosmetico, che i marocchini esportano in tutto il mondo, ha eccezionali qualità e
diverse applicazioni
La zona di produzione, ha come centro geografico le città di Tafraoute e Taroudant e si estende
per centinaia di Km. Non è comunque difficile trovare l’olio di Argan ovunque in Marocco.
Il luogo migliore dove comprarlo sono le spezierie dove anche i marocchini lo acquistano.
Nei bazar o negozi turistici il prezzo decuplica. Se in frigorifero si rapprende significa che
è puro e di buona qualità. Se al contrario rimane liquido può essere stato tagliato con olio
d’oliva. Il profumo ricorda l’odore di mandorla tostata.
Una novità per noi, mai vista in precedenza, il miele d’argan; una vera leccornia.
LINGUA
Negli ambienti e nelle zone a contatto con il flusso turistico, ci si può intendere con il francese.
Raramente si può trovare qualcuno che parla italiano. Nelle zone rurali la lingua parlata
è l’arabo. Buona parte degli adulti marocchini è analfabeta. Le nuove generazioni possono
capire il francese ma non sempre lo sanno scrivere. I ragazzini più grandi che vanno a scuola,
studiano il francese, raramente l’inglese.
Questa esperienza ci ha portato spesso a contatto con le popolazioni dei piccoli villaggi fuori
da ogni influsso turistico, pertanto la loro lingua ci é risultata incomprensibile.
Il linguaggio dei gesti, dei sorrisi, dei disegni od ogni altro espediente ci ha aiutato a farci
capire e a comprendere quel minimo di comunicazione che si può avere in queste condizioni.
COMUNICAZIONI
Dovunque ci sono cabine telefoniche funzionanti a scheda. Le schede di diverso taglio
si acquistano nei tanti negozi Telecom-Maroc e anche in qualche bazar. Questa è, di gran
lunga, la soluzione più economica.
In alternativa, in ogni paese anche remoto, ci sono in gran numero le Teleboutique,
cioè negozi con cabine telefoniche e postazioni internet.
Il telefonino funziona ovunque ad eccezione delle zone desertiche o disabitate in cui potrebbe
mancare la copertura.
Come sempre la soluzione più economica è la scheda telefonica Telecom-Maroc da usarsi
nelle varie cabine sparse ovunque nelle città o nei villaggi maggiori. Lungo i percorsi nelle zone
remote invece, le cabine mancano totalmente e pure rare sono le teleboutique.
Efficiente invece, dovrebbe essere la copertura della rete mobile a giudicare dalle numerose
antenne poste al vertice d’ogni montagna o rilievo.
Quest’ultima soluzione è però la più dispendiosa anche se immediata e molto comoda.
AMBIENTE e PAESAGGIO
Lungo le strade marocchine è impossibile annoiarsi. Il paesaggio è spesso superlativo.
Le pianure sono ricche di coltivazioni e pascoli. Il verde della vegetazione grazie
all’alta percentuale di ferro presente nel suolo é molto più brillante.
Le montagne come pure i deserti, sono invece entusiasmanti per la dominante rossa
in tutte le tonalità e per le forme dei rilievi.
La bellezza del paesaggio è l’aspetto più sorprendente del Marocco.
Il progetto di questo itinerario ha tra le priorità la ricerca di luoghi e percorsi in cui
ciò che si vede durante il viaggio diventa ancora più importante della meta stessa.
FOTOGRAFARE in MAROCCO e i MAROCCHINI
I marocchini in genere non vogliono essere fotografati. Nelle grandi città turistiche se
concedono di farlo sarà dietro compenso. In piazza a Marrakech, se pensate di rubare una foto,
ci sarà sempre qualcuno che vi avrà osservato alle spalle e a cose fatte vi chiederà una
mancia. Nelle concerie di questa città ogni foto contribuirà all’esosità del compenso richiesto.
Nei piccoli centri fuori dai flussi turistici di foto non se ne parla. Anche il solo puntare la
macchina fotografica potrebbe scatenare reazioni disdicevoli. Possono fare eccezione i bambini
che comunque si aspettano e pretendono qualcosa in cambio. La cosa migliore da farsi in ogni
caso è chiedere sempre esplicitamente il permesso di fotografare. Questo vale anche per gli
oggetti e le cose esposte nei negozi o musei. A dispetto di quanto detto finora, i negozi di
fotografia sono presenti in ogni città e di solito ben attrezzati con tutti i servizi per il sistema
digitale. Le schede di memoria potrebbero essere non facili da trovare in tutti i loro diversi
formati. E’ bene quindi esserne forniti in abbondanza perché comunque in Marocco di foto se
ne fanno parecchie. Il paesaggi saranno ciò che si fotograferà per la maggiore. Il panorama
di ogni chilometro sarà meritevole di una fotografia. Le scene di vita sulle strade durante il
viaggio, a condizione di riuscire a fare foto non mosse, saranno quelle che si apprezzeranno
maggiormente nel tempo.
Veramente difficile, in questa esperienza, fotografare le persone incontrate nei piccoli villaggi
remoti in cui anche i bambini sovente rifiutano fermamente di essere ritratti. A nulla vale
il tentativo di contraccambiare la disponibilità. Nonostante questo, durante il viaggio,
abbiamo scattato moltissime immagini che riprendono la vita quotidiana lungo le strade.
In alcuni casi le foto, così rubate, ci hanno suscitato anche un leggero senso di colpa.
BAMBINI e STYLO
La popolazione marocchina è molto giovane. Ci sono bambini dappertutto e in gran numero.
Nelle città, quasi tutti sono scolarizzati almeno per le prime classi elementari. A tutte le ore
si vedono folle di studenti andare e tornare da scuola perché questa funziona su più turni
giornalieri. Nelle zone rurali invece l’istruzione è sicuramente meno frequentata. Qui è molto
più facile vedere i bambini fare i pastori piuttosto che andare a scuola.
Tutti i bimbi del Marocco hanno invece in comune il sorriso e la simpatia. Al nostro passaggio
ogni bambino saluta e sorride, di solito si aspettano qualcosa da noi. I più sfacciati chiedono
Dirham, i più poveri chiedono indumenti e cibo. Nelle zone più remote spesso propongono il
baratto. Ci siamo posti spesso il problema se dare o non dare ai bambini. Se questi ottengono
più vantaggio stando sulla strada ad elemosinare, piuttosto che andare a scuola, allora non è
positivo. In più occasioni si è donato cibo e indumenti a chi dimostrava essere indigente.
Nella maggioranza dei casi abbiamo distribuito stylo. La penna infatti, ci è sembrata un ottimo
dono per i bambini accompagnata ogniqualvolta dall’invito a frequentare la scuola.
La forma migliore per dare é il baratto. Nel rispetto delle tradizioni locali, lo scambio di ciò
che si dona con piccoli oggetti prodotti o trovati dai bambini diventa ancorché educativo.
Non abbiamo mai donato denaro.
150 i Kg di abbigliamento, scarpe e materiale scolastico, distribuiti lungo il percorso.
Tradotto in numero di pezzi, fanno parecchie centinaia di capi pazientemente preparati
in completini, contenuti in buste trasparenti ed etichettate una ad una con la misura dell’età
per rendere più agevole, veloce e mirata la distribuzione. L’esperienza dello scorso anno,
nella quale distribuimmo abbigliamento e altro ma in quantità minore, ci ha indotto ad
organizzare una raccolta fra amici e conoscenti. In pochissimi giorni c’è pervenuta una
quantità tale di materiale da dover sospendere il ricevimento per raggiunti limiti di peso.
La distribuzione è avvenuta nella maggioranza dei casi, lungo i percorsi più remoti e ogni
qualvolta le evidenti situazioni di bisogno ci erano palesi.
IMMAGINI e RAPPRESENTAZIONE GEO-REFERENZIATA dell’ITINERARIO
Itinerario: http://www.youposition.it/mappaviaggio.aspx?id=989
Immagini: http://picasaweb.google.it/semprinistefano/TuttiIBimbiDelMAROCCODUE#
RACCONTO di VIAGGIO
Per semplificare, nel diario che segue:
- Gli importi di spesa si riferiscono al totale del nostro equipaggio
- I chilometraggi sono arrotondati e i tempi di percorrenza approssimati
- Gli orari sono espressi in ora locale
- Le altitudini sono arrotondate e riportate solo per le località al di sopra dei 1.000 mt.slm
- I nomi dei monumenti o altri particolari sono scritti come sulla Routard
- In rosso sono scritte le coordinate GPS di alcuni punti salienti dell’itinerario
Ogni giorno è diviso in due sezioni:
- La prima tratta sinteticamente gli aspetti tecnici del percorso
- La seconda descrive più in dettaglio le esperienze e le sensazioni
Tutti i bimbi del Marocco – Due -
Racconto di Stefano Semprini
Appunti di viaggio di Loredana Lappi
1° giorno = Sabato 19 dicembre 2009
Casa – Ventimiglia: Km. 550
- Raggiungiamo in serata il punto sosta di Ventimiglia dopo un tranquillo viaggio in autostrada.
- Le condizioni meteorologiche in Italia non sono delle migliori.
Su tutta l’Europa è in arrivo una perturbazione che lascia prevedere grande freddo e disagi.
Anche le nostre informazioni meteo sul Marocco non sono per nulla rassicuranti.
Già da una settimana, infatti, il tempo è brutto e piove.
Iniziamo il viaggio con la speranza che per il nostro arrivo ci siano miglioramenti.
2° giorno = Domenica 20 dicembre 2009
Ventimiglia – Peniscola: Km. 920
- Partiamo alle ore 6 del mattino. La nostra meta è Peniscola, una graziosa cittadina spagnola,
strategicamente posizionata vicino all’autostrada e a metà percorso tra Ventimiglia e Tarifa.
Subiamo 14 caselli autostradali per un totale di circa 130 Euro. Arriviamo alle 18:30.
Pernottiamo presso l’area di sosta “Peniscola-Plaza” al costo di 8 Euro.
- Oggi i chilometri da fare sono molti, altrettanti saranno quelli di domani e insieme vanno ad
aggiungersi a quelli già fatti ieri. Per questi giorni di trasferimento, adottiamo lo stesso metodo
già sperimentato lo scorso anno. Alterniamo periodi di guida di tre ore con soste di mezzora
a metà mattina e a metà pomeriggio. Ci concediamo invece il doppio di tempo per il pranzo.
Utilizziamo le soste per fare sempre rifornimento di carburante minimizzando così il rischio
di imbarcare grosse quantità di gasolio impuro. Manteniamo una media di 90 Km/h che ci
consente di viaggiare in maggior sicurezza. Utilizziamo ciecamente il navigatore poiché nella
precedente esperienza, il percorso proposto si è rivelato ottimale così come ci si aspettava.
In caso d’imprevisti, ritardi o anticipi sulla tabella di marcia, abbiamo pronti e già selezionati
circa 100 altri punti sosta lungo i 1.900 Km che separano Tarifa da Ventimiglia. Per tutta la
giornata è stato brutto tempo e la temperatura esterna è scesa fino a – 8.
Arriviamo a Peniscola in serata e utilizziamo per il pernotto l’area di sosta “Peniscola-Plaza”
N 40°23'52.26" E 0°24'46.46", veramente comoda e vicina all’autostrada.
3° giorno = Lunedì 21 dicembre 2009
Peniscola – Algeciras: Km. 950
Tangeri – Asilah: Km. 50
- Partenza alle ore 4:30. La nostra meta è Tarifa, il porto da dove salpa il traghetto veloce per
Tangeri. Buona parte del percorso si svolge su superstrada gratuita. Per i tratti d’autostrada a
pagamento, in 4 pedaggi, spendiamo circa 20 Euro. Arriviamo ad Algeciras alle ore 17 per fare
il biglietto della nave all’agenzia Gutiérrez. I traghetti veloci in partenza da Tarifa sono sospesi
per le condizioni del mare. Ripieghiamo sull’unico traghetto ancora disponibile con partenza in
serata dal porto di Algeciras. Per il biglietto d’andata con ritorno aperto spendiamo 150 Euro.
Presso l’agenzia cambiamo anche una minima somma di Euro in Dirham per sopperire alle
prime necessità. La traversata dura 3 ore. In Marocco mettiamo indietro l’orologio di un’ora
arrivando a Tangeri a mezzanotte. Lo sbarco, la dogana, l’uscita dalla città e 50 Km
d’autostrada non ci consentono di arrivare ad Asilah prima delle 2 di notte.
Pernottiamo nel parcheggio custodito sul lungomare al costo di 3 Euro.
- Partiamo presto da Peniscola perché sappiamo che la strada è lunga e vorremmo, per questa
sera, essere già in Marocco. Piove per tutto il giorno, la temperatura è sempre molto bassa,
fortunatamente non nevica. In queste condizioni i paesaggi spagnoli sono meno appariscenti
dello scorso anno e non ci distraggono dalla pesantezza del viaggio.
Arriviamo ad Algeciras nel tardo pomeriggio. Con sorpresa all’agenzia
N 36°10'46.10" W 5°26'29.12"
Gutiérrez apprendiamo che i traghetti veloci FRS, al porto di Tarifa, non partono per le pessime
condizioni del mare. Unica alternativa nella serata, un traghetto della compagnia Acciona-
Ferries in partenza dal porto di Algeciras ad orario imprecisato; accettiamo. Il porto è
veramente ben organizzato. Nonostante la pioggia battente e il freddo, per diversi chilometri
numerosi addetti convogliano il traffico in direzione dell’imbarco. La dogana spagnola è rapida
e sommaria. Il traghetto è enorme e carica una quantità strabiliante d’autotreni. Per alcuni
momenti temiamo di rimanere a terra per mancanza di posto. Per ultimi sono imbarcati
i camper e i furgoni ma rimane ancora tanto spazio. La rotta Algeciras-Tangeri è molto più
lunga della Tarifa-Tangeri e la velocità del traghetto non aiuta a rendere la traversata veloce
come vorremmo. Tre ore di navigazione, contro i 30 minuti che avevamo previsto, sono
compensate dal minor costo del biglietto ma fanno di questa nave un vero Super-Slow-Ferries.
Il controllo dei passaporti è effettuato a bordo velocizzando così, almeno speriamo, le
operazioni di frontiera a terra. Sbarchiamo a Tangeri a mezzanotte sotto una pioggia battente
ma la temperatura è meno rigida. Il camper appena mette le ruote anteriori fuori dalla rampa
saluta il suolo marocchino con un sibilo mai sentito in precedenza. In frontiera ci facciamo
aiutare come sempre e con qualche spicciolo acceleriamo le procedure di dogana. Usciamo
senza difficoltà dal porto e c’indirizziamo in direzione autostrada. Tangeri é deserta e sulla via
che stiamo percorrendo appena fuori dal centro, notiamo le concessionarie Fiat e Iveco. In un
orario più umano potrebbero diagnosticare la natura del rumore che continuiamo a sentire in
modo discontinuo. Tutto sembra funzionare normalmente, le spie sul cruscotto non segnalano
nulla d’anomalo. Decidiamo quindi di proseguire in autostrada verso Asilah. Sotto un violento
nubifragio arriviamo finalmente alla nostra meta alle 2 di notte. Pernottiamo, in compagnia
di numerosi altri camper, nel parcheggio sul lungomare
N 35°28'26.22" W 6°1'37.88" all’altezza
dei due campeggi che sono, anche questa volta, chiusi e vuoti.
4° giorno = Martedì 22 dicembre 2009
Asilah – Meknes: Km. 400
Meknes – Fes: Km. 70
- Ore 9 partiamo per Meknes***. Arriviamo alle 14 dopo 400 Km d’autostrada e 4 pedaggi per
un totale di 140 Dh. Visitiamo la città e ripartiamo alle 18 sempre in autostrada (20 Dh) per
Fes. Arriviamo alle 19 al Camping “International” dove pernottiamo al costo di 120 Dh.
- Per questa mattina la sveglia ha preso le ferie ma il fragore della pioggia incessante ci desta
ugualmente abbastanza presto. Facciamo il punto della situazione. Siamo arrivati in Marocco
nei tempi previsti ma abbiamo due fuori programma: un sibilo al motore e il tergicristallo,
che non avendo avuto tregua per due giorni, comincia a dare segni di squilibrio. Cerchiamo un
meccanico ad Asilah e lo troviamo vicino al distributore nei pressi della baraccopoli. L’officina
assomiglia più a quella di un demolitore ma non ci scandalizziamo perché in Marocco le due
professioni coincidono. Il meccanico parla solo arabo, ascolta il motore e dice le tre parole
di francese che conosce: “Turbo, pas grave”. Non tanto, ma siamo più tranquilli. Non pretende
alcun compenso per la consulenza ma gli regaliamo ugualmente un panettone; è Natale e
siamo tutti più buoni. Per raggiungere Meknes scegliamo il percorso autostradale -A1- e -A2-,
più lungo ma sicuramente più sbrigativo. Con il passare delle ore il tempo migliora ma rimane
variabile alternando sprazzi di sole a brevi piovaschi durante i quali il tergicristallo ancora una
volta richiama la nostra attenzione. Lungo l’autostrada tantissime pattuglie della Polizia, dotate
di laser, sono tutte impegnate a confabulare con i conducenti dei veicoli fermati, probabilmente
non solo per fare dei saluti. Ai margini dell’autostrada, specialmente in prossimità di Rabat,
numerosi venditori, perlopiù bambini, propongono agli automobilisti cestini di frutta secca e
olive. Dei due caselli possibili scegliamo il primo, Meknes-Ovest, perché dalla nostra mappa
risulta più semplice l’avvicinamento al centro storico che dista 8 Km. In pochi minuti siamo
già in prossimità della città imperiale e nei pressi di quello che fu il camping “Agdal”.
Il campeggio infatti è chiuso e in stato d’abbandono, ci dicono che non sarà più riaperto.
Sostiamo e pranziamo nel piccolo parcheggio custodito
N 33°52'51.63" W 5°33'25.72" di fronte
al Dar-el-Makhzen a pochi metri dall’ingresso. Vediamo velocemente il palazzo dell’acqua e
i suoi granai** con la visita guidata e spiegazioni in francese (40 Dh).
Le scuderie sono interdette alla visita ma pensiamo di non aver perso tanto. A piedi
c’incamminiamo lungo le mura della città imperiale. Sembra sia stata scelta come dimora
anche da centinaia di cicogne che, con un continuo andirivieni dai loro nidi, animano il cielo
ancora plumbeo. Arriviamo fino al Mausoleo di Moulay-Ismail**
N 33°53'26.94" W 5°33'48.02" e vi
facciamo visita con ingresso libero e mancia al custode. Poche decine di metri ancora e siamo
nella vasta piazza
N 33°53'33.56" W 5°33'52.88" El-Hedim*** dominata dalla imponente porta Babel-
Mansour***. Vistosi assembramenti di persone attorno ad improbabili guaritori e cantastorie
ci ricordano le scene simili già viste a Marrakech. Ai margini della piazza piccoli passaggi
seminascosti tra i tavolini dei bar e varie bancarelle portano al mercato coperto della
medina***. Una moltitudine di piccole botteghe d’ogni genere ci stupisce per il perfetto ordine
con cui sono esposti i prodotti. In particolare i dolciumi e la frutta candita diventano il soggetto
principale delle nostre fotografie. Macellai, fruttivendoli, polli e pecore vive, pescivendoli e
tanto altro completano il quadro del più gradevole suk del Marocco. Continuiamo la visita
addentrandoci nell’intricata medina alla ricerca della Madrasa
N 33°53'42.66" W 5°33'55.13" Bou-
Inania***. Anche qui microscopiche botteghe d’ogni tipo, per la maggioranza sartorie.
In pochissimi metri-quadri sono posizionati ad incastro più sarti, gli attrezzi del mestiere,
tessuti, stoffe, rocchetti di filo multicolore, oltre agli abiti già confezionati. Tutti svolgono
il proprio lavoro con velocità e maestria tale da calamitare sulle loro mani il nostro sguardo
ammirato. Nonostante i vari tentativi, non ci è mai stato concesso di scattare una foto.
Visitiamo la Madrasa (20 Dh) in autonomia ma volendo c’é la possibilità di fare la visita guidata
con spiegazioni in francese. Meknes ci ha veramente soddisfatto e forse sorpreso perché, su
questa città, non avevamo alcuna aspettativa e fino all’ultimo siamo stati incerti se inserirla o
meno tra le nostre tappe. Se non fosse già buio si potrebbe fare un giro turistico in carrozzella
e velocizzare così anche il ritorno al camper. Ripartiamo e in 60 Km raggiungiamo la barriera di
Fes che pone termine all’autostrada in periferia, diversi chilometri a sud della città. Solo le
nostre mappe ci aiutano nell’avvicinamento ai campeggi poiché non c’è alcuna segnaletica.
Dopo soli 4 Km saremmo già vicini al camping ”Diamant-Vert”
N 33°59'22.37" W 5° 1'8.29" ma noi
siamo diretti al camping ”International”
N 33°59'55.11" W 4°58'8.24" che dista ancora 5 Km. E’ buio
pesto, piove a dirotto e la simil-tangenziale a 4 corsie che stiamo percorrendo è per lunghi
tratti allagata. Grandi buche si alternano a tombini privi di coperchio; per evitarli zigzaghiamo
tutto il tragitto. Alle 19 arriviamo all’International che si trova al fianco del faraonico stadio e
centro sportivo di cui compare, di tanto in tanto, qualche indicazione. Il camping fa parte di un
complesso turistico con ristorante e piscina estiva, il tutto immerso in un grande parco verde.
5° giorno = Mercoledì 23 dicembre 2009
Fes – Taza: Km. 120
Taza – Parco Nazionale Tazzeka – Fes: Km. 170
- Ore 7 partiamo per Taza sulla N6, consumiamo la mattinata presso un meccanico della città.
Nel pomeriggio completiamo il giro del Parco Nazionale Tazzeka*** sulla R507 vedendo le
cascate del Ras-el-Oued*** la voragine di Friouato****(210dh) le gole dell’Oued Zireg**. A
sera ritorniamo a Fes. Pernottiamo nuovamente al camping “International” al costo di 120 Dh.
- Partiamo alle 7 in direzione Taza ma l’alba stenta a mostrarsi perché il tempo è ancora
piovoso. Il paesaggio prende vita in corrispondenza del lago artificiale che per un breve tratto
é costeggiato dalla N6 che stiamo percorrendo. In questa zona, numerose e vistose bancarelle
ai margini della carreggiata, espongono ortaggi e frutta di ogni varietà e colore. Queste
contribuiscono ad attenuare la tristezza della pioggia che ancora ci perseguita. Tutto il tragitto
è affiancato dai cantieri della futura autostrada che collegherà Fes a Taza. Stiamo arrivando
in città, il tergicristallo compie l’ultima spatolata e si abbatte inerme su di un fianco del
parabrezza. Cerchiamo un meccanico e lo troviamo subito nei pressi della stazione ferroviaria;
per la precisione è un elettrauto, proprio quello che ci serve. Il meccanico abbandona
all’istante l’auto su cui sta lavorando e il suo proprietario per dedicarsi al nostro problema.
Parla solo arabo ma fortunatamente il suo cliente, per nulla infastidito dall’abbandono,
ci fa da interprete parlando francese. Il tergicristallo si è scardinato nel giunto che trasmette
il moto alle leve che danno il movimento alle spazzole. Il giovanissimo garzone di bottega,
sotto al diluvio, parte con il pezzo rotto in sella ad uno scassatissimo ciclomotore.
Dopo poco ritorna ma senza aver trovato il ricambio.
Il meccanico mette in moto la proverbiale efficienza di cui godono tutti i meccanici marocchini.
Saldatrice, mola, e attrezzi vari danno vita al primo tentativo di riparazione. Collaudiamo per
qualche minuto ma siamo nuovamente da capo. Il punto di riparazione è critico perché
sollecitato continuamente dalla forza del motorino. Il secondo tentativo resiste al collaudo solo
qualche minuto di più. Visto che la faccenda si fa lunga anticipiamo l’ora di pranzo mentre
il meccanico da sfogo ad ogni sua risorsa d’ingegno. Questa volta, il collaudo resiste per tutto
il tempo del pasto. Offriamo a tutti i presenti nell’officina spaghetti, caffé e biscottini.
Il meccanico ci chiede 500 Dh ma si merita anche 200 Dh di mancia per la prontezza e
la dedizione che ci ha riservato. Ripartiamo cercando di usare con parsimonia il tergicristallo
non sapendo quanto potrà resistere la riparazione. Nessuna segnaletica ci avrebbe aiutato
a trovare la strada per il Parco Nazionale, ma le nostre mappe e qualche punto GPS ci fanno
attraversare tutta la città con sicurezza e sollecitudine. Il percorso
N 34°12'13.62" W 4° 0'56.71"
comincia a salire sui monti alle spalle dell’abitato e dà inizio al circuito che in 80 km di strada
stretta ci riporterà sulla N6 all’altezza di Sidi-Abdallah-des-Rhiata. Dopo 10 Km cogliamo il lato
positivo della pioggia, che nel frattempo ha smesso di cadere. Questa, ha sicuramente
aumentato la portata delle cascate Ras-el-Oued*** che ci sorprendono per la loro impetuosità
e grandezza. La strada ci passa in mezzo e si possono ammirare dal basso e dall’alto sostando
in piccoli parcheggi posti al fianco della carreggiata
N 34° 8'50.73" W 4° 0'33.88". Ancora pochi
chilometri ed affrontiamo il passo Col-de-Sidi-Mejbeur a 1.200 mt.slm in un fitto bosco
di sempreverdi. Al 17° chilometro alla nostra sinistra si apre la vistosa conca del lago/polje
Dayat-Chiker. Qui abbiamo il primo significativo contatto con alcuni bambini che, scalzi,
ci corrono incontro dalla loro casa di terra a poca distanza dalla strada. Ci fermiamo, sono
piccoli, al massimo 6/8 anni e sono completamente bagnati e sporchi di fango dai capelli
ai piedi. Doniamo loro i primi pacchi d’abbigliamento dal nostro arsenale di bordo.
Dalla capanna la loro mamma ci ringrazia gesticolando e mandando baci con la mano.
Ripartiamo; nella nostra mente in silenzio corre il pensiero di quanto può essere difficile
vivere in una abitazione che con la pioggia si scioglie e diventa melma.
Alcuni chilometri ancora e a destra, ben evidente e segnalato, troviamo il bivio per la voragine
di Friouato****. Poche centinaia di metri di ripida salita e tornanti e siamo parcheggiati
sul piccolo piazzale davanti alla biglietteria
N 34° 6'15.10" W 4° 4'21.09" a 1.500 mt.slm.
In 5 minuti siamo pronti con scarponi ai piedi, giacca a vento, pantaloni k-way, potente faro
torcia e tanta curiosità. L’ingresso si trova a pochi metri dal nostro camper. Per mezzo di
una corta galleria artificiale si raggiunge la scalinata che porta negli abissi della montagna.
Si scende, accompagnati dalla guida, i 500 gradini di una variegata scalinata con corrimano
per arrivare alla base della voragine che si trova 200 metri più in basso. La vista dal fondo
è spaventosa quanto quella dall’alto. La luce naturale penetra dall’apertura, di un diametro
di 30 metri, posta al vertice e illumina parzialmente l’interno. Questo abisso è il più vasto e
profondo del continente africano e il suo nome é legato ad una leggenda che assomiglia molto
alla nostra di Giulietta e Romeo. L’esperienza non è finita qui ma solo ora inizia la parte più
emozionante. Per mezzo di strettissimi passaggi, in cui più volte si procede strisciando,
si scendono ancora molti gradini e si arriva ad una grandissima sala-grotta. L’impianto elettrico
c’è ma è inattivo. E’ qui che entrano in funzione le nostre potentissime torce che insieme
a quella della guida illuminano a grande distanza stalattiti e stalagmiti su ogni lato. Volendo
si potrebbe proseguire oltre e far durare la visita molto più di un’ora come nel nostro caso.
Per noi, che non siamo speleologi, è sufficiente e risaliamo in superficie sudati ma soddisfatti.
Riprendiamo la strada principale e al 30° Km siamo a Bab-Boudir
N 34° 4'6.78" W 4° 7'19.85",
un piccolo villaggio di vacanza a 1.600 mt.slm in cui è presente un campeggio estivo. Ancora
6 Km e a destra si diparte la strada
N 34° 3'2.05" W 4°10'5.95" che sale in cima al Jebel-Tazzeka
fino a 2.000 mt.slm. Questa è sconsigliata a mezzi che non siano potenti 4x4. Procediamo, da
qui in avanti la strada si fa più stretta e la zona diventa quasi totalmente spopolata.
Ci sono alcuni bivi non segnalati ma sappiamo che dobbiamo sempre tenere la destra.
Al 55° Km siamo al piccolo villaggio di Bab-Azhar, la strada si allarga di poco e si ricomincia
a vedere qualche anima viva. Terminiamo il circuito passando in mezzo alle gole dell’Oued-
Zireg**
N 34° 7'53.28" W 4°18'29.60" e ci immettiamo sulla N6 in direzione Fes che è già buio.
Spieghiamo l’accaduto a Tahar, il gestore del camping. Ci propone di far venire qui
in campeggio nel tardo pomeriggio di domani, quando saremo di ritorno dalla visita
di Fes, un elettrauto per l’eventuale sostituzione del tergicristallo riparato.
6° giorno = Giovedì 24 dicembre 2009 (Vigilia di Natale)
Fes Km: 0 Visita della citta in taxi
- Ore 9, partiamo in taxi dal campeggio con la guida che ci terrà compagnia per tutta la
giornata accompagnandoci durante la visita della città di Fes***. La tariffa per questo
servizio è di 250 Dh a cui va aggiunto il costo dei taxi per gli spostamenti e i biglietti
d’ingresso nei vari monumenti. In serata abbiamo il contatto con l’elettrauto al campeggio
di Fes dove pernottiamo per la terza sera consecutiva al costo di 120 Dh.
- Tahar, il disponibilissimo gestore del campeggio, oltre a procurarci per questa sera
il contatto con l’elettrauto, ci ha anche organizzato la giornata di visita alla città. Alle 9 arriva
in campeggio il taxi che ci porterà in centro distante 7 Km. A bordo c’è Miluda, una giovane
universitaria che per pagarsi gli studi svolge anche il mestiere di guida ufficiale per conto
del ministero del turismo. Notiamo subito l’artistica maestria alla guida dei tassisti di Fes.
In generale tutto il traffico di questa città può essere paragonato ad un gigantesco
ingranaggio. I pedoni, le biciclette, i motorini, le auto, i grossi camion e pullman assumono
traiettorie che sembrano, ogni volta, collidere in spaventosi incidenti. All’ultimo istante invece,
avviene il miracolo. Ogni mezzo va per la sua strada non curante dello sfioramento che è
appena avvenuto. Ci fermiamo per la prima tappa, nel quartiere Fes-el-Jedid. Ammiriamo
Place-des-Alaouites e, solo dall’esterno, il Palazzo-Reale**
N 34° 3'11.46" W 4°59'37.60" perché
gli interni non sono accessibili ai turisti. Saliamo nuovamente in taxi per recarci al Borj-Sud
che si trova sulla collina
N 34° 3'15.14" W 4°58'12.77". La posizione è veramente panoramica***.
Da quassù si ha una magnifica vista su Fes-el-Bali, la parte più vecchia della città che ora
scenderemo a vedere. Arriviamo all’imponente Bab-Boujloud**
N 34° 3'42.26" W 4°59'2.50" sul lato
ovest della medina dopo averci girato intorno sulla trafficata circonvallazione. Questa porta è
la meglio posizionata per inserirsi nel classico circuito di visita. La madrasa Bou-Inania***
N 34° 3'44.03" W 4°58'57.83", il museo Nejjarine*** N 34° 3'53.33" W 4°58'33.19" e la moschea
Qaraouiyine***
N 34° 3'53.27" W 4°58'23.89" (sbirciabile solo dall’esterno) sono tutti incastonati
lungo le due arterie principali e parallele che in discesa attraversano buona parte della medina.
Il quartiere delle concerie****
N 34° 3'57.72" W 4°58'15.77" è invece immerso nella zona nord
a ridosso delle mura. Anche Fes ci sorprende ma non positivamente. Ce l’aspettavamo più
autentica. La maggioranza delle botteghe sono state trasformate in negozi di souvenir, turisti
in quantità circolano ovunque da soli o accompagnati dalle guide, i mitici muli per il trasporto
delle merci sono andati quasi tutti in pensione e i vicoli principali sono troppo puliti e poco
marocchini. Trapela in noi un velo di delusione, Miluda se ne accorge e cambia registro
portandoci lungo un percorso alternativo e più soddisfacente. Vediamo così anche una Fes
diversa e meno contaminata dal turismo di massa. Iniziamo ad esplorare i quartieri ebrei e
andalusi, i suk dove ancora si vedono lavorare gli artigiani, visitiamo alcuni palazzi antichi e
altre curiosità sicuramente meno importanti ma più vere. Nonostante il nostro recalcitrare,
concludiamo il tour con la visita ai soliti laboratori di ceramica, metalli battuti, tessuti, tappeti,
pelli e cuoio in cui ogni guida che si rispetti deve ad ogni costo portare i suoi clienti.
A fine giornata, l’impressione che ne abbiamo ricavato non giustifica la quantità di tempo
dedicata alla visita della città però, valutando la situazione meteo e i piccoli problemi meccanici
ancora da risolvere, non ci facciamo fretta. Qualche giorno di slittamento del programma
potrebbe farci trovare meno problemi lungo le strade che intendiamo percorrere.
L’elettrauto arriva in campeggio all’ora stabilita, parla solo arabo ma ci facciamo tradurre in
francese dall’instancabile Tahar. Smonta il pezzo e lo porta con sé come campione perché lo
andrà a cercare dai vari demolitori di Fes. Qui in Marocco non esiste la cultura del nuovo ma
solo del riciclato o al massimo, per chi vuole del lusso, ricondizionato.
7° giorno = Venerdì 25 dicembre 2009 (Natale)
Fes – Sefrou: Km. 40
Sefrou – Bhalil – Azrou: Km. 90
- Alle 11 partiamo per Sefrou** sulla R503 dopo aver consumato la mattina con i meccanici.
Visitiamo la città**, il suk**, la medina**, il quartiere dei sarti Takassabt*** e le cascate**.
Nel primo pomeriggio ripartiamo per la vicina Bhalil****. Concludiamo la giornata vedendo il
cedro di Goraud* e con una passeggiata serale nel centro di Azrou**.
Pernottiamo al camping “Amazigh” al costo di 50 Dh.
- E’ Natale ma fortunatamente in Marocco è un giorno qualunque e tutti, compreso i meccanici,
lavorano. Alle 9 arriva l’elettrauto e sconsolato ci comunica che non è riuscito a trovare
il ricambio del tergicristallo ma ci assicura che il meccanico di Taza ha fatto un buon lavoro.
Gli chiediamo, attraverso un complicato intreccio di traduttori e lingue, di telefonare alla Fiat
di Meknes. L’elettrauto parla con il suo collega e pure lì il ricambio non è disponibile. Rimonta
il pezzo e non pretende alcun compenso. Ci sentiamo di dargli comunque una bella mancia per
l’impegno, il tempo che ha perso e perché ci faccia un ultimo favore. Non ci siamo dimenticati
del sibilo che, di tanto in tanto, sentiamo provenire dal motore e ci facciamo guidare da
un meccanico di sua conoscenza. Nei prossimi giorni abbandoneremo le grandi città e ci
spingeremo, per molte migliaia di chilometri, lungo percorsi sperduti tra montagne e deserti.
Riteniamo prudente far sentire nuovamente il rumore per maggior sicurezza. L’elettrauto
ci scorta fino ad un quartiere composto per lo più di officine nell’immediata periferia e ci mette
in contatto con il suo amico. Siamo fortunati, il meccanico parla bergamasco perché è stato
per molti anni emigrato in Italia. Ha imparato il mestiere ed è ritornato in Marocco ad aprire
un’attività tutta sua. Facciamo un breve giro, sente il sibilo, apre il cofano e identifica il motore
sfornando a raffica le caratteristiche al pari di un manuale tecnico. Guarda e riguarda, ascolta e
riascolta, poi sentenzia: ”Turbo pas graves, tu fai tuo giro poi a casa aggiusti”. Bene, di questo
meccanico mi fido e al sibilo non ci pensiamo più. Per gratitudine verso l’Italia, non vuole
assolutamente alcun compenso. Per un marocchino che parla bergamasco un panettone può
essere l’idea giusta per ricambiare il favore e qui facciamo centro, infatti accetta volentieri.
Sono le 11 del giorno di Natale. Il sole, dopo tanto brutto tempo è tornato a splendere così
come il nostro ottimismo e buonumore; é tempo di muoversi. Partiamo per Sefrou che dista
solo 40 Km. Qui le segnaletiche ci confermano che c’è un campeggio
N 33°49'8.13" W 4°50'43.77"
ma sappiamo che è distante dal centro per cui parcheggiamo di fronte al distributore “Somap”
N 33°49'27.50" W 4°50'17.21" sulla destra lungo la R503 che attraversa la città. Questo è un punto
strategico perché siamo vicinissimi al suk del giovedì, al mercato coperto e alla medina.
Il mercato settimanale, forse rinviato ad oggi a causa del maltempo, si svolge su una vasta
piazza sterrata che si è trasformata in un pantano
N 33°49'26.60" W 4°50'8.14". Noncuranti,
venditori, mercanzia e clienti sono tutti al loro posto. Ci dirigiamo verso le mura che varchiamo
dalla porta Bab-Merba dopo essere passati per il mercato coperto. Girovaghiamo per i vicoli
della medina animati da innumerevoli botteghe e bancarelle. Stiamo cercando Takassabt:
il quartiere dei sarti
N 33°49'46.58" W 4°50'11.46" per cui questa città è famosa. La medina è così
piccola che anche non volendo ci si passa in mezzo. Pure qui, come a Meknes, ci sono miriadi
di minuscole botteghe di sartoria, fili, stoffe, tessuti e bottoni. La vicinanza a Fes pesa
negativamente sulla notorietà di questa bella città. Pochi i turisti che visitano Sefrou, per oggi
siamo sicuramente gli unici. In camper ritorniamo di poco indietro verso nord fino al bivio
per le cascate, segnalato sulla sinistra. La strada é la stessa che porta alla cittadella fortificata
di Al-Qala. Meno di un chilometro e siamo già al parcheggio custodito. Ancora 200 metri a piedi
per arrivare alla balconata
N 33°49'39.72" W 4°51'5.72" da cui si possono ammirare le cascate
dall’alto. Volendo, con una gradinata, si può scendere anche al livello del fiume. Riprendiamo
la strada ancora verso nord. La nostra prossima meta è Bhalil, distante solo pochi chilometri.
Questo piccolo villaggio c’incuriosisce perché sappiamo che gli abitanti vivono ancora in case
troglodite scavate nella roccia. Conosciamo anche il nome della guida che ci dovrebbe condurre
in giro per il paese e farci visitare la sua e altre abitazioni. Arriviamo al termine della strada e
parcheggiamo liberamente nell’ampio piazzale
N 33°51'8.62" W 4°52'14.49" a poca distanza dalla
porta della città. Mohammed-Chraibi compare subito come per incanto. Sappiamo che è lui
perché abbiamo alcune sue foto allegate al foglio informazioni che ci siamo creati. Incuriosito,
ci chiede se possiamo regalargli tutto il fascicolo. Non c’e problema, tanto ora siamo in mano
sua e la nostra carta non ci serve più. Da subito la nostra guida si rivela un vero personaggio.
Elegante, nella sua tunica immacolata ci accompagna per le vie del paese indicandoci i punti
migliori da dove scattare le foto. Il villaggio è veramente particolare, tante casette bianche
sono adagiate sulla collina e i vari isolati sono collegati da piccoli ponti. C’inseriamo nei vicoli in
salita verso la zona storica del villaggio. Tutte le abitazioni sono composte da due parti: quella
inferiore più antica é scavata nella roccia mentre quella superiore è in muratura e di fattura più
recente. Lungo il percorso una moltitudine di donne di ogni età, riunite in piccoli gruppi, stanno
accovacciate a terra e sugli usci delle case. Sono tutte indaffarate a produrre bottoni in filo per
le jallabas. Mohamed ci spiega che il paese è specializzato in questa produzione e la
maggioranza dei bottoni marocchini ha origine qui a Bhalil.
Questa particolarità inaspettata ci sorprende e rende l’ambiente molto coreografico e
pittoresco. Alcuni bambini incuriositi, ci seguono già dall’inizio della visita fino a quando
arriviamo a casa della nostra guida. Siamo invitati a visitarla ed ad accomodarci nella grotta.
Bollitura, risciacqui, infusione, travasi e versamenti ripetuti danno vita al rito del the che
ci viene offerto assieme a dei pasticcini. Per mostrare che stiamo gradendo, beviamo
rumorosamente così come l’usanza marocchina prevede. Completiamo il tour scendendo
la collina dal lato opposto e gratificando la nostra guida con una mancia più che meritata.
Continuiamo sulla R714 caratterizzata da un rurale paesaggio collinare, tanti oliveti e molte
bancarelle che vendono miele e olive. Ci raccordiamo alla N8 e scendiamo verso sud, passando
la piccola città di Imouzzer-Kandar a 1.350 mt.slm. Facciamo sosta, pochi chilometri dopo,
al lago Dayet-Aoua
N 33°39'25.95" W 5° 2'28.50" con 500 metri di deviazione a sinistra dalla strada
principale. Da questo punto, allungando di 25 Km, si potrebbe arrivare ad Ifrane passando su
di un circuito alternativo che tocca altri 4 laghi montani. Noi riprendiamo la nazionale perché,
se anche le strade più importanti hanno ancora evidenti le ferite del maltempo, quelle
secondarie probabilmente di più. Dopo non tanto infatti, siamo impegnati nel guado di un
lungo tratto di strada allagata. Arriviamo alla poco marocchina città di Ifrane a 1650 mt.slm,
dove una via laterale giace inclinata nel letto del fiume che l’ha fatta franare.
Proseguiamo seguendo il bivio a destra pur mantenendo la N8 in direzione Azrou. Più avanti,
in corrispondenza di un guado, operai sono impegnati nella ricostruzione della strada ed al
recupero di un camion trascinato nei giorni scorsi nel torrente dall’impeto dell’acqua. Passiamo
di fronte al camping “Amazigh”
N 33°26'56.66" W 5°10'13.19" dove pernotteremo questa sera.
Ora é ancora presto per fermarci e così consumiamo del tempo andando a vedere il cedro
di Goraud
N 33°25'35.28" W 5° 9'19.63" poco distante, ben segnalato e raggiungibile da una
comoda ma stretta strada asfaltata. Difficile capire come questo albero rinsecchito goda di così
tanta notorietà. L’ambiente boschivo è comunque bello e completato da una quantità di grasse
scimmie che, assieme ai loro cuccioli, si stanno rimpinzando con le noccioline date dai turisti.
Riprendiamo la nazionale e a sinistra notiamo il nuovo “Auberge-Euro-camping” collocato in un
grande edificio
N 33°26'40.98" W 5°11'27.20" che assomiglia ad un castello fiabesco. Ancora 3 Km e
siamo già ad Azrou a 1.250 mt.slm. Utilizziamo il parcheggio custodito
N 33°26'8.27" W 5°13'17.65"
di fronte alla grande moschea in pieno centro e concludiamo la giornata con una gratificante
passeggiata nei vicoli della medina e un memorabile tramonto.
8° giorno = Sabato 26 dicembre 2009
Azrou – Ito – Ain Leuh – Sources Oum er Rbia – Ain Leuh: Km. 130
Ain Leuh – El Ksiba: Km. 160
- Alle 7 partiamo per il belvedere di Ito****. In mattinata ripassiamo da Azrou e
da Ain-Leuh percorriamo la strada di montagna** per arrivare alle sorgenti dell’Oum-er-Rbia.
Per l’impraticabilità di un ponte rientriamo ad Ain-Leuh e scendiamo lungo la N8 fino ad
El-Ksiba**. Pernottiamo liberamente di fronte alla Gendarmeria-Royale.
- Il camping Amazigh, inserito all’interno di quello che noi definiremmo un agriturismo, merita
qualche riga in più. Il gentilissimo proprietario ci spiega che Amazigh (pronuncia: Amasis)
significa berbero. Il termine derivante da “barbaro”, fu introdotto dai colonizzatori in senso
spregiativo, quindi è bene usare il nome originale. Situato direttamente sulla N8, 5 km a nord
di Azrou ci ha favorevolmente impressionato per la calda accoglienza. I bagni, modesti e
semplici così come tutto il contesto, sono riscaldati da un braciere alimentato con tizzoni
ardenti, inoltre dispone di una zona camper-service adatta anche ai serbatoi nautici; da queste
parti piuttosto rara. Quello che più ci ha stupito é l’unico esempio di raccolta differenziata vista
in Marocco. Capienti fusti metallici con appesi all’esterno oggetti rispettivamente in plastica,
vetro, carta e metallo stanno ad indicare il corretto uso degli stessi. Un bell’esempio di
gestione, meritevole di attenzione e incoraggiamento. Anche il titolare del campeggio ci ha
confermato che l’alba è il momento migliore per ammirare il panorama dal favoloso belvedere
di Ito (1.450 mt.slm) poiché il sole sarà alle nostre spalle amplificando la magnificenza della
vista. Alle 7 partiamo ripassando da Azrou ancora deserta e deviamo per 15 Km in direzione
Meknes. La N13 sale in quota fino ad arrivare all’evidente balconata
N 33°32'45.02" W 5°19'17.54"
sulla sinistra. È ancora presto, l’alba stenta a mostrarsi perché il cielo è coperto, attendiamo
qualche minuto e veniamo premiati dalla situazione meteo che sta evolvendo.
Uno squarcio si apre nel cielo plumbeo e cangianti giochi di luce danno inizio allo spettacolo
illuminando a turno varie zone dell’incredibile scenario. Uno sconfinato panorama a 180 gradi
racchiude in sé diverse catene montuose che si perdono nelle indefinibili distanze fino
all’orizzonte. In basso, la vallata é disseminata di rilievi minori e dipinta con colori sempre
diversi. Numerose bancarelle nei paraggi vendono fossili e souvenir ma forse perché è così
presto sono ancora tutte chiuse. Ritorniamo indietro e ripassiamo nuovamente da Azrou che
si sta animando. Ci dirigiamo verso sud, ancora sulla N8 per pochi chilometri, fino al bivio
sulla sinistra per Ain-Leuh. Un chilometro prima del paese, l’hotel “Le-Magot-de-l’Atlas” offre
un’ulteriore possibilità di campeggio
N 33°18'23.58" W 5°20'3.82" e sosta ai camper. All’ingresso
del villaggio la strada si divide per poi ricongiungersi alla fine della città. La deviazione
di sinistra evita le strettoie, le bancarelle, la forte salita finale e altre insidie per i veicoli
ingombranti. Lungo questa circonvallazione, si trovano diverse possibilità di parcheggio. Per
raggiungere il centro si possono utilizzare anche i numerosi passaggi pedonali. Proseguiamo.
Vorremmo raggiungere Khenifra passando dalle sorgenti dell’Oum-er-Rbia, che tradotto
significa “Madre della Primavera”. E’ il fiume più lungo del Marocco e sfocia in Atlantico nei
pressi di El-Jadida. Il percorso prevede anche il passaggio in prossimità dei laghi Ouidane e
Aguelmame-Azigza che si trovano rispettivamente, 10 Km prima e 20 Km dopo le sorgenti.
Non abbiamo alcuna certezza che la strada sia agibile. Un presentimento, supportato dalle
condizioni meteo non ottimali, supporta l’ipotesi meno positiva ma decidiamo che vale la pena
tentare se non altro per la bellezza del paesaggio**. La strada ad una corsia e con traffico
nullo sale e alterna tratti di bosco con vasti altopiani. Dapprima in buone condizioni cambia
più volte e per alcuni brevi tratti è fortemente accidentata. Il paesaggio muta continuamente e
in una zona piuttosto circoscritta si arricchisce di formazioni rocciose caratteristiche che
sembrano sculture; una di queste assomiglia ad una sfinge. Più avanti, dal folto del bosco, un
branco di scimmie ci attraversa la strada. Arriviamo al lago Ouidane
N 33° 8'10.56" W 5°20'47.92"
diviso in due bacini e con la strada che ci passa in mezzo. Sul percorso non ci sono villaggi
ma solo isolate e modeste capanne di pastori e piccoli agglomerati di tende. In più occasioni,
al nostro passaggio, bambini d’ogni età ci corrono incontro e richiamano la nostra attenzione.
Ci fermiamo spesso e li rendiamo felici con le confezioni d’abbigliamento che gli doniamo.
Tentiamo anche un timido approccio in francese ma ci rendiamo conto che non vanno oltre
al “Merci-Dame”, quindi desistiamo e ci limitiamo ai sorrisi. Poco più avanti un bimbo, corre
verso di noi nel fango a piedi nudi, ha la stessa taglia di un nuovissimo paio di stivaletti che
sappiamo avere da qualche parte. I suoi occhi ringraziano più delle parole che non capiamo.
Un cartello stradale in corrispondenza del bivio per Mrirt ci segnala che mancano solo 2 km
alle sorgenti. La strada scende a valle ancora per un chilometro e passa sopra ad un guado
N 33° 3'42.64" W 5°24'46.26" che è per buona parte invaso dalla vegetazione, l’acqua del torrente
lo nasconde alla nostra vista. L’attrattiva del luogo dovrebbero essere le fonti, alcune
cascatelle e numerosi ristorantini posizionati lungo il torrente. Potremmo parcheggiare e
proseguire a piedi poiché siamo praticamente arrivati ma ciò che dovremmo vedere e
il sentiero per arrivarci probabilmente non esistono più; strappati via, dalla furia della corrente.
Desistiamo e ritorniamo indietro. Evitiamo la strada per Mrirt in quanto sappiamo che,
già in condizioni normali, è un percorso troppo difficile. Per arrivare a Khenifra non abbiamo
scelta, dobbiamo rifare tutta la strada all’indietro fino alla N8 e riprenderla in direzione sud.
3 Km dopo il variopinto villaggio di Tighassaline siamo fermi al bivio
N 32°45'27.16" W 5°40'28.92"
che nel nostro itinerario ideale ci avrebbe portato, con 100 km di R503, a Zeida sulla N13
N 32°49'18.79" W 4°57'38.36".
Da questa direttrice stradale avremmo voluto per la giornata di domani compiere un’escursione
in 4x4 al Cirque-de-Jaffar
N 32°33'19.58" W 4°53'46.65. Nei giorni successivi percorrere l’anello, che
con partenza da Rich, ci avrebbe portato alle gole di Assoul
N 32° 0'23.66" W 5° 4'42.38" nei pressi
di Amellago passando dall’altopiano dell’Oudlalas
N 32°14'6.77" W 4°44'3.57" per poi scendere
a sud fino a Goulmima e ritornare a Rich via Tazouguerte
N 32° 4'51.02" W 3°47'10.54" e Gourrama
N 32°20'23.48" W 4° 4'25.95" sul cosiddetto percorso delle “Oasi Dimenticate”. Successivamente,
dopo aver visto le gole dello Ziz, da Rich ci saremmo diretti a El-Ksiba via R706 e R317 per
Outerbate
N 32° 8'30.97" W 5°21'18.83" e Imilchil N 32° 9'18.98" W 5°37'51.95".
L’escursione al Cinque-de-Jaffar è già compromessa poiché ci è noto che è fattibile solo
in condizioni meteo ottimali. Per la restante parte, cresce in noi il timore di trovare numerose
problematiche di percorribilità delle strade ma soprattutto, non riuscire a ritornare sulla N8
dalla quale partono dei percorsi che noi riteniamo assolutamente prioritari.
S’impone una scelta, la più drastica tra quelle previste. Tagliamo tutto questo e rimaniamo
sulla nazionale N8 proseguendo verso sud e cercando un punto sosta per il pernotto.
Il camping “Du-Barrage” sul lago nei pressi di Zaouia-ech-Cheikh non esiste più e quindi
continuiamo per El-Ksiba (1.100 mt.slm) dove arriviamo in anticipo di alcuni giorni sul nostro
programma ideale. In questo modo, spostiamo il baricentro del nostro viaggio verso il basso.
Avremo maggior respiro e possibilità di visitare altre località più a sud, dove nutriamo
la speranza che il tempo e le condizioni delle strade ci siano più favorevoli. La nostra presenza
in città conferma le informazioni che ci davano il camping
N 32°33'9.32" W 6° 0'49.86" “Taghbalout”
aperto solo in estate e l’ouberge camping “Des-Artists” non più disposto nei confronti
dei camper a seguito di un recente cambio di gestione. Non c’è problema, sulla strada a monte
del paese, di fronte alla Gendarmeria-Royale
N 32°34'5.68" W 6° 1'22.70", un piccolo parcheggio
ci accoglie per la sosta e il pernotto. Una gradevole passeggiata serale, lungo il corso principale
della città con tante bancarelle e fumanti ristorantini, fa da cornice a convenienti acquisti
di squisito olio d’oliva e deliziosi pasticcini di pasta di mandorle.
9° giorno = Domenica 27 dicembre 2009
El Ksiba – Afourer – Azilal – Valle di Ait Bou Guemes – Tabant: Km. 40+220
Tabant – Ouzoud: Km. 140
- Alle 7 partiamo per la valle di Ait-Bou-Guemes*****. Un primo tentativo via Taguelft fallisce
per l’impraticabilità della R306. Ripieghiamo passando dalla pianura di Tarhzirt (R1674) dopo
la visita al suk settimanale*** di El-Ksiba. Proseguiamo via Beni-Mellal (N8), Afourer (R304),
Azilal <-> Tizi-n’Oughbar****** (2.200 mt.slm) fino ad Agouti e Tabant per vedere il suk
della domenica*****. Nel pomeriggio ritorniamo ad Azilal (1.350 mt.slm) e continuiamo sulla
R304 fino ad Ouzoud (1.100 mt.slm). Pernottiamo al camping “De-la-Nature” per 50 Dh.
- Oggi vorremmo arrivare alla valle di Ait-Bou-Guemes. Il percorso che abbiamo in mente,
sale sulle montagne di El-Ksiba fino ad El-Arba con la R317, devia poi sulla R306 passando
da Taguelft e Bin-el-Ouidane, continua sulla R304 per Azilal e dopo aver valicato alcuni passi
tra cui il più alto Tizi-n’Oughbar a 2.200 mt.slm scende nella valle ad Agouti e la percorre
fino alla fine della strada asfaltata nei pressi di Tabant. Il progetto, già ambizioso di per sé, è
minato dall’incertezza sulla percorribilità delle strade minori già sperimentata nei giorni scorsi.
I gendarmi con cui abbiamo parlato ieri sera, hanno confermato che ci sono problemi sulla
strada che intendiamo percorrere ma non sanno precisamente dove poiché le situazioni
cambiano ed evolvono rapidamente. Decidiamo di tentare ugualmente, saremo noi a scoprire
se la strada é interrotta e dove. A questo punto lo spirito del viaggio prende una piega
filosofica. Si farà quel che si può perché comunque i paesaggi e il clima di fraternità con
le persone che stiamo incontrando lungo le strade, sono ripaganti quanto il raggiungimento
di una meta. Partiamo con le prime luci dell’alba. La strada si stringe ad una corsia e si dirige
a sud salendo sui monti verso il passo Tizi-n’Ait-Ouirra. Incrociamo molti furgoni e gran-taxi
diretti al suk della domenica di El-Ksiba; questo traffico ci fa ben sperare sulla transitabilità.
Fino al valico il paesaggio è boschivo, mentre al di là muta in spaziose valli e praterie alla base
d’imponenti catene montuose. I panorami sono entusiasmanti. Il fumo dei camini, delle isolate
capanne dei pastori, dipinge le vallate con pennellate di grigio sul verde vivido dell’erba
bagnata e il rosso ocra della roccia. Scendiamo, con ampi tornanti e alcuni passaggi nel fango,
fino all’altezza del fiume dove si trova il bivio
N 32°28'35.80" W 5°59'1.82" per la R306.
All’incrocio le mercedes dei gran taxi sono ferme; chiediamo informazioni.
La R317 verso Aghbala e Imilchil è percorribile mentre la R306 è allagata e invalicabile a poche
centinaia di metri da qui. Non ci resta che tornare indietro e goderci i panorami in senso
contrario per altri 20 Km. Nel frattempo in città il grandissimo
N 32°34'7.96" W 6° 2'4.76" suk
settimanale si è animato. Per arrivare al distributore procediamo a fatica dribblando carretti,
mezzi d’ogni genere e tanta gente che invade le strade. Riempiamo anche le taniche di
carburante di scorta perché lungo alcuni percorsi che faremo nei prossimi giorni non ci sono
possibilità di rifornimento. Saremo più tranquilli anche sulle strade normali in quanto
c’è già capitato di trovare alcuni distributori sforniti di gasolio. Approfittiamo della sosta per
immergerci pure noi nella mischia del mercato. Il suk si estende su di una vasta area, in parte
coperta e divisa in settori dedicati agli animali, alla paglia, ai prodotti agricoli, macellerie, ecc.
Riprendiamo il viaggio scendendo dalle alture di El-Ksiba e utilizzando la scorciatoia sulla piana
di Tarhzirt
N 32°26'16.56" W 6°12'25.67" fino a Beni-Mellal senza passare da Kasba-Tadla.
Questo taglio lungo 45 Km, ce ne fa risparmiare 20. La strada, per lunghi tratti allagata,
non ci preoccupa perché in pianura tutto è più facile. Lungo questo percorso, così come
in quello di ieri pomeriggio, una quantità incalcolabile di frantoi sono in piena attività perché
é periodo di raccolta. Ci fermiamo a caso in uno di questi dove assaggiamo l’olio appena
spremuto. Data la bontà e il prezzo da vero affare non resistiamo e ne acquistiamo ancora.
Dalla periferia est, c’infiliamo dentro al nucleo di Beni-Mellal che ci risulta molto più estesa e
brutta di quanto ci aspettavamo. Le nostre mappe ci aiutano a riprendere la N8 in direzione
ovest. Nessuna traccia del camping “Caravaniere” che dovrebbe trovarsi in corrispondenza
dell’incrocio con la N11 mentre alcuni camper sono tranquillamente parcheggiati nel piazzale
del supermercato “Acima”
N 32°19'51.60" W 6°22'2.40" conosciuto come punto sosta e pernotto
in pieno centro città. Proseguiamo per 15 Km fino al raccordo a sinistra per Afourer.
Qui, la totale mancanza della segnaletica orizzontale e la fantasiosa quanto elaborata struttura
dello spartitraffico mi induce ad entrare sulla R304 in contromano. Fortunatamente il traffico
è assente e con una rocambolesca manovra mi tolgo d’impaccio senza conseguenze.
Dopo poco sulla sinistra il gigantesco centro turistico “Tazarkount”
N 32°13'4.51" W 6°31'59.70"
offre ospitalità anche ai camper. Da Afourer, una serie interminabile di tornanti, fa da scala alla
spaventosa e verticale catena montuosa che cinge la piana da dove proveniamo. Giganteschi
tubi, dal lago Bin-el-Ouidane, portano a valle l’acqua alle città ed alle coltivazioni che viste
dall’alto sembrano un geometrico ricamo esteso all’infinito. 35 sono i chilometri da fare sulla
montagna prima di arrivare alla diga più grande del Marocco. I magnifici paesaggi sono ancora
una volta dominati dalla rossa tonalità della roccia. Lungo la strada gruppetti di bambini
vendono mandorle, rametti d’origano, e “asasno”. Questo frutto di bosco dal sapore acidulo è
una vera leccornia. Ha il colore rosso della ciliegia, la forma del lampone, la consistenza della
mora e la delicatezza della fragola. Acquistiamo di tutto per la gioia dei bimbi che ricevono
anche in dono alcuni sacchetti d’abbigliamento. Due chilometri prima della diga, sulla destra,
notiamo il camping “Du-Lac”
N 32° 6'23.80" W 6°28'39.03". La strada percorre la sommità dello
sbarramento, poi sale in ripidi tornanti in direzione Azilal. Il panorama sul lago, illuminato
dal sole accecante, ci affascina così come lo scorso anno. Infatti da questo punto, in avanti
per 30 Km, il nostro itinerario ricalca il precedente. All’inizio dell’abitato di Azilal seguiamo
a sinistra il bivio ben segnalato
N 31°58'13.60" W 6°33'55.10" per la valle di Ait-Bou-Guemes.
La strada, in 30 Km, valica un primo passo a 1900 mt.slm poi corre su lunghi rettilinei fino
all’incrocio
N 31°52'26.94" W 6°29'14.36" di Ait-Mhammed. Prendendo a destra si percorre per
50 Km la nuova traccia, stretta ma asfaltata, che solo da pochi anni ha tolto dall’isolamento
questa zona remota. La strada sale e scende più volte, valica il punto più alto a 2.200 mt.slm
con il passo Tizi-n’Oughbar in un paesaggio di bellezza straordinaria. Incontriamo bambini e
le loro mamme con il volto dipinto da piccoli tatuaggi e gli occhi tinti di kajal. Queste ultime
indossano colorati costumi e vistosi umili gioielli. Ad ogni occasione ci fermiamo distribuendo
pacchi di vestiario ma tutte si rifiutano categoricamente di farsi fotografare. Scendiamo dalle
alture ed entriamo nella valle che per 10 Km ha uno sviluppo pianeggiante. Subito a destra
in corrispondenza delle gole di “Arouz”
N 31°37'58.79" W 6°30'23.70" un folto gruppo di donne è
impegnato nel bucato al fiume. Arriviamo ad Agouti che è il primo villaggio all’inizio
della piana. Parliamo con il gestore dell’ostello ”Flilou”
N 31°38'14.40" W 6°29'13.29" che ci dà
la disponibilità del piccolo piazzale interno con bagni e acqua nel caso volessimo pernottare
in loco. Proseguiamo ancora per 7 Km fino alla fine dell’asfalto notando la presenza di modeste
locande dedicate al turismo escursionistico. La strada finisce
N 31°39'45.46" W 6°25'37.67" a poca
distanza da Tabant e continua sotto forma di pista. Ci chiediamo del perché, dopo aver
asfaltato 50 km di montagna non s’é fatto altrettanto per l’ultimo chilometro. Qui oggi è giorno
di mercato
N 31°39'30.96" W 6°25'15.76"; una fila continua di mezzi, sta ritornando a passo d’uomo
sul tratto di sterrato, dissestato e infangato che collega il paese all’asfalto.
Noi procediamo a piedi, in senso contrario, e arriviamo mentre il suk volge al termine.
I mercati in Marocco sembrano tutti uguali ma questo vince per autenticità e genuinità.
Come per tutta la valle, l’architettura è caratterizzata dalle case con finestre dal contorno
dipinto di bianco e il tetto piatto di paglia e fango. Questa vallata, prima della costruzione della
nuova strada era raggiungibile solo dalla pista proveniente da Ait-Mhammed su di un percorso
parallelo più a est. Dalla stessa pista, una deviazione porta a Tilougguite passando
da Zaouia-Ahanesal e la “Cattedrale-des-Rochers” che abbiamo già visto lo scorso anno.
Verso ovest invece una strada non asfaltata ma allargata e vistosamente rimaneggiata
di recente porta, in 12 Km come dice la segnaletica, a Ait-Bououlli. Non abbiamo mai sentito
e letto di questa località che comunque non ci offre via d’uscita alternativa.
Il sole che continua a splendere, le cime innevate a poca distanza e la temperatura primaverile
esaltano la bellezza della zona rendendo questo posto paradisiaco. Il pensiero alla lunghezza
della strada del ritorno, ai passi che dovremo percorrere a ritroso e alcuni guadi con passaggi
difficili nel fango già sperimentati questa mattina, ci riportano crudelmente alla realtà. In caso
di peggioramento climatico, potrebbero renderci il rientro difficile o impossibile. Decidiamo
quindi, per prudenza, di non pernottare in valle optando per il campeggio delle cascate
d’Ouzoud che già conosciamo e di cui abbiamo certezza. Procediamo senza soste e fermate
arrivando ad Azilal che è già buio. Non ci preoccupiamo perché sappiamo che nei
40 Km che mancano la strada sarà buona e a due corsie. Arriviamo alla rotonda, all’inizio
del paese e ci facciamo guidare nel vicino e spartano campeggio
N 32° 0'48.90" W 6°43'9.17"
“De-la-Nature”. Socializziamo con altri camperisti italiani tra cui una coppia con figli
adolescenti. Senza un itinerario definito, sono in cerca di consigli su come impegnare
i prossimi giorni. Gli diamo alcune dritte e decidono per domani mattina, di recarsi
ad Imi-n-Ifri ed Iroutane, per vedere il ponte naturale e le impronte di dinosauro.
Ottimo; avremo l’occasione di fare due chiacchiere via radio e qualche chilometro assieme
perché i luoghi prescelti si trovano all’inizio del percorso che noi abbiamo preventivato di fare.
10° giorno = Lunedì 28 dicembre 2009
Ouzoud – Demnate – Strada del Tessaout – N10: Km. 230
N10 – Kasbah Amerhidil – El Kelaa M’Gouna: Km. 80
- Alle 7 partiamo per la strada del Tessaout******. A metà pomeriggio siamo sulla N10.
Ci dirigiamo ad est e visitiamo la Kasbah di Amerhidil*** (20 Dh). A sera, con 60 Dh,
pernottiamo al camping “Ksar-Kaissar” di El-Kelaa-M’Gouna* (1.500 mt.slm).
- Sono le 8:30 e siamo già parcheggiati ad Imi-n-Ifri
N 31°43'27.15" W 6°58'17.75" 7 Km a sud-est
di Demnate. Lungo la strada il chiarore del mattino ha illuminato alla nostra sinistra le vette
imbiancate del M’Goun e del Toubkal. I camperisti conosciuti ieri sera, ci hanno seguito fin qui,
lungo la R304 per gli 80 km che separano le cascate di Ouzoud dal ponte naturale che si trova
sotto ai nostri piedi. Diamo gli ultimi consigli sul percorso di visita e istruzioni su come
raggiungere Iroutane
N 31°43'35.63" W 6°54'31.77" dove potranno vedere, impresse sulla roccia,
le impronte di dinosauro. Delle cascate e di questi due luoghi conserviamo ancora un vivo
ricordo, pertanto non ripetiamo l’esperienza partendo subito per la R307. Come suggerisce
il cartello stradale, ci aspettano 140 Km d’ignoto prima di arrivare al bivio sulla N10, 15 Km
ad est di Ouarzazate. Solo da pochi anni questo tragitto è completamente asfaltato, mettendo
in comunicazione i due fianchi della catena montuosa dell’Atlante. Dovremo superare tre passi,
tutti al di sopra dei 2.000 mt.slm. Il più alto, il Tizi-n-Fedhrat a 2.600 mt.slm stranamente non
dà il nome a questa strada come avviene per quella del Tizi-n-Test o del Tizi-n-Tichka.
E’ invece maggiormente nota come la strada del Tessaout: il fiume che attraversa a metà
percorso. Contrariamente alla valle di Ait-Bou-Guemes, per cui è stato asfaltato un tracciato
nuovo quindi privo di paesi importanti, in questo caso troveremo alcuni villaggi che già
esistevano sull’antica pista. Per noi é una delle maggiori priorità del viaggio e non vogliamo
ritardare nemmeno di un minuto. Non sappiamo in che condizioni è la strada e in caso
d’interruzioni vorremmo avere il tempo di ritornare indietro per il pernotto. In questo punto
infatti, l’eventuale variante al nostro programma ideale prevederebbe la visita delle valli dello
Zate
N 31°25'41.05" W 7°31'32.75" e dell’Ourika N 31°13'32.98" W 7°40'31.27" a sud di Marrakech e
il raggiungimento di Ouarzazate attraverso l’alternativa della più rassicurante N9.
Partiamo. La strada si stringe subito e per i primi chilometri è talmente dissestata che già
siamo indotti a cattivi pensieri. L’asfalto migliora ma la larghezza rimane quella giusta per
passarci e non di più. Dopo 15 Km siamo a Tifni. Lo sappiamo perché ce lo dice il nostro Road-
Book ed i punti GPS; i cartelli di località saranno assenti fino alla fine. Iniziamo a distribuire
pacchi di vestiario ai bambini che puntualmente ci salutano e corrono incontro. Man mano che
passano i chilometri hanno l’aspetto sempre più indigente e trascurato. Si sale e poi si sale
ancora, in un paesaggio che per l’altitudine è diventato privo di vegetazione e brilla del rosso
della roccia, fino ai 2.150 mt.slm del passo Tizi-n-Outti al 35° Km
N 31°31'10.55" W 6°55'53.46".
Il luogo è deserto, il panorama fantascientifico, facciamo una sosta di contemplazione a questa
meraviglia della natura. Scendiamo e lungo i tornanti fermiamo un temerario ciclista inglese
che da giorni è impegnato nell’impresa. Ciò che ci dice non è rassicurante. La strada sarà
per alcuni tratti allagata in corrispondenza di guadi e in altri punti infangata e dissestata.
Lui, dice, c’è passato ma tra una bicicletta e un camper la differenza è nota! Stiamo arrivando
ad Ait-Tamlil al 45° Km. Alla nostra vista, i bambini del villaggio arroccato sul lato della
montagna corrono a capofitto a piedi nudi giù per le scarpate e c’intercettano al nostro arrivo.
Ci fermiamo e anche qui distribuiamo pacchi a volontà perché lo stato di bisogno lo richiede.
Tentiamo un’ulteriore richiesta d’informazioni fermando uno dei tanti pulmini gran-taxi che
collegano la valle. Le notizie sono confermate ma nessuno ci quantifica l’entità del danno che
ci farebbe prendere in anticipo le dovute decisioni. È già mezzogiorno e nel caso dovessimo
tornare indietro è bene saperlo prima possibile per aver più margine di luce. Il paesaggio e
i panorami continuano ad essere superlativi e questo ci basta per andare avanti senza pensarci
troppo. Al 55° Km attraversiamo il grande fiume Tessaout
N 31°25'41.74" W 6°52'33.89" su di un
ponte vero. Piloni e cemento armato a volontà, doppia corsia, alto, lungo, insomma un ponte
come Allah comanda! Alla fine del viadotto, al villaggio di Toufrine chiediamo di nuovo
informazioni in una bottega. Questa volta ci forniscono più dettagli ma non sanno dirci se noi ci
passeremo o meno. Proseguiamo, la strada sale per arrivare al passo più alto, il Tizi-n-Fedhrat
a 2.600 mt.slm al 65° Km
N 31°20'40.32" W 6°54'51.57". Lungo questo tratto, dopo aver
ispezionato preventivamente a piedi, superiamo due guadi non particolarmente impegnativi.
Più avanti, melma e detriti per alcune centinaia di metri su cui passiamo senza inconvenienti.
In corrispondenza di un canalone il fango accumulato ha un’altezza notevole ed è stato tagliato
come si farebbe con la neve; passiamo di precisione fra due muri di terra e roccia.
Si sale ancora e sugli ultimi tornanti il brivido. Questa volta la strada, per qualche metro e
in salita, è veramente sconnessa, imbrattata e in alcuni punti proprio non c’è più.
Una piccola rincorsa, qualche scossone, tanta paura ma siamo passati. La bellezza del valico e
una breve sosta ci scaricano dell’adrenalina accumulata. Nessuno lo dice ma in due lo abbiamo
notato: da Toufrine non abbiamo più la rassicurante presenza dei gran-taxi che fino a quel
punto è stata l’unica forma di traffico. Quale possa essere il motivo non lo sappiamo ma non è
un buon segno. Se dovessimo tornare indietro, sapendo ciò che ci aspetta nell’ultimo tornante
non sarebbe piacevole ed inoltre, abbiamo già superato il punto di non ritorno con la luce del
sole. All’80° Km il villaggio di Tamzerit rimane a destra in una valle lontana e collegata da una
pista. Aumenta in noi il senso di solitudine perché è più di un’ora che non vediamo anima viva.
Da molto è passato il momento del pranzo ma non abbiamo fame, ci alimentiamo con
la sconvolgente bellezza delle montagne che stiamo attraversando. Saliamo ancora per l’ultimo
passo, a 2.200 mt.slm al 95° km
N 31°15'30.13" W 6°50'39.08". Qui incrociamo una colonna
di fuoristrada turistici. Li fermiamo a forza e chiediamo notizie. Le guide marocchine ed allo
stesso tempo autisti professionisti, con il loro carico di vacanzieri provengono da Ouarzazate.
Ci assicurano che la strada verso sud non ha alcun impedimento. Ci dicono invece, che alle
nostre spalle i problemi ci sono e molti. Quando gli riveliamo che proveniamo da Demnate
non ci credono, scuotono la testa e se ne vanno. Dal passo la vista sulla piana di Ouarzazate è
indescrivibile. Lo sguardo spazia all’infinito su distanze incalcolabili, il colore uniforme del
deserto è spezzato in lontananza dal blu del lago e dalle forme dei rilievi che a questa distanza
sembrano miniature. Scendiamo dal valico e con gli ultimi tornanti siamo finalmente in pianura
nei pressi di Assermo al 110° Km
N 31°13'10.19" W 6°48'38.02". La strada rettilinea, taglia in due
il deserto per 30 Km. La percorriamo a velocità supersonica se paragonata all’andatura tenuta
da questa mattina. Il bivio sulla N10 al 140° Km
N 30°58'40.27" W 6°46'57.64" pone termine
a questa entusiasmante esperienza. Siamo a metà pomeriggio, c’è tornata la fame.
Per questa sera avevamo previsto il pernotto al camping municipale di Ouarzazate
ma visto che l’ultima parte di percorso non ha richiesto molto tempo decidiamo di anticipare
il programma di domani. Percorriamo 30 km verso est sulla N10. 2 Km prima di Skoura
imbocchiamo a sinistra la piccola strada che ci porta alla kasbah
N 31° 2'47.47" W 6°34'53.27"
di Amerhidil. Dalla nazionale non è facile vederla anche se é distante poco più di 500mt.
Sulla destra, ben segnalato c’è anche il campeggio omonimo. La kasbah si trova, ora ben
visibile nella sua grandezza, al di là del fiume quasi in secca.
Parcheggiamo dove la strada si trasforma in pista sassosa sul greto.
Tra i tanti bambini che sono nei paraggi nominiamo il nostro “gardien”.
Attraversiamo il fiume saltellando sui sassi e prima ancora di essere arrivati abbiamo già
la guida che ci accompagnerà nella visita. Mohammed e un giovane e simpatico ragazzo, che
in francese ci spiega la storia ed ogni minimo particolare dei vari ambienti che attraversiamo.
Ci mostra anche una banconota, ormai fuori corso, che riporta l’immagine della kasbah e
grazie alla quale, questa è diventata famosa. La visita si sta facendo interessante, Mohammed
è veramente capace e si merita una bella mancia. Anche il nostro guardiano si merita
un regalino perché per tutto il tempo è rimasto impalato a due metri dal camper.
Il sole tramonta nei 50 Km che mancano per arrivare ad El-Kelaa-M’Gouna.
Come l’anno scorso sulla strada principale numerosi ristorantini hanno in bella mostra
file di fumanti tajine. La temperatura primaverile e la città così animata c’invitano ad una
gradevole passeggiata. Il camping “Ksar-Kaissar”
N 31°15'11.56" W 6° 6'22.90" che useremo per
il pernotto si trova 3 Km ad est della città. Dalla N10 una piccola strada segnalata a sinistra,
ci porta in un chilometro all’imperiale e lussuosa struttura turistica comprendente hotel,
ristorante, centro benessere con piscina e il miglior campeggio mai sperimentato in Marocco.
11° giorno = Martedì 29 dicembre 2009
El Kelaa M’Gouna – Valle delle Rose – Bou Thrarar – El Kelaa M’Gouna: Km. 60
El Kelaa M’Gouna – Ouarzazate: Km. 100
- Alle 7 partiamo per la valle delle Rose***** fino a Bou-Thrarar da dove a piedi seguiamo la
pista fino al piccolo villaggio di Znag. Rientriamo ad El-Kelaa-M’Gouna per il suk settimanale**
del martedì. Dopo pranzo raggiungiamo Ouarzazate (1.150 mt.slm). Visitiamo la città*
e la parte abitata dello Ksar***. Pernottiamo al camping “Municipal” per 50 Dh.
- Quando usciamo dal campeggio, la neve sulla catena montuosa del M’Goun é tinta di rosa
dalla luce dell’alba. Ritorniamo verso la città di El-Kelaa-M’Gouna dove troviamo già del
movimento; oggi é giorno di suk. Prendiamo a destra la grande via
N 31°14'17.37" W 6° 7'42.48" al
centro del paese per risalire la “Valle delle Rose”. Questo luogo é famoso per la produzione dei
fiori e dei prodotti cosmetici derivati. Buona parte delle botteghe sono stracolme di scatoline e
flaconi di colore rosa creando una piacevole caratteristica. Lungo la valle, le coltivazioni non
sono poi così evidenti. Forse, non essendo periodo di fioritura le piante si mimetizzano tra
le altre culture. Rosa è anche il paesaggio per tutti i 30 Km d’asfalto fino a Tamalout / Bou-
Thrarar. Le calde tonalità del mattino rendono ancora più belle le montagne che stiamo
attraversando. I giochi di luce radente e le ombre fanno da soggetto alle nostre fotografie.
A Tamalout finisce la strada asfaltata che continua sotto forma di sterrato. Il proprietario
della locanda “Awayou” c’invita a sostare nel suo parcheggio
N 31°23'9.46" W 6° 7'48.68" e ci porta
a vedere un grande dipinto su di una parete interna. È raffigurata la cartina dei dintorni con
montagne, fiumi, gole, villaggi e piste. Con questo dettaglio, molto più definito della mappa
di cui disponiamo, capiamo che la zona è ricca d’attrattive che ben si adattano al turismo
escursionistico ed al trekking. Facciamo anche noi la nostra parte; c’incamminiamo a piedi
lungo la pista, al di là del ponte sul fiume, nel villaggio gemello di Bou-Thrarar. La strada,
segue sinuosa la gola passando in mezzo a piccoli agglomerati di case. In basso, fazzoletti
di terra coltivata colorano di verde e di giallo il paesaggio dominato dal rosso della roccia.
Più volte i bambini incuriositi ci salutano e ci vengono vicino. Siamo a piedi e non ci siamo
portati nulla da regalare; che peccato! Questa valle è anche famosa per le originali
acconciature che dovrebbero avere le donne. Noi però notiamo solo una bimba che ha i capelli
intrecciati in modo tradizionale. Più avanti la pista passa in una corta galleria scavata
nella roccia. Alcuni cantieri sono all’opera per allargare e spianare la strada che presto sarà
asfaltata. Dopo circa due ore di passeggiata siamo al paese di Znag
N 31°24'2.69" W 6° 8'53.66". Ci
addentriamo nei vicoli, fino alla fine dell’abitato. Lungo la valle laterale, che si apre alla nostra
vista, scrutiamo in lontananza una successione di villaggi ognuno contraddistinto dal minareto
della propria moschea. Torniamo indietro perché ci aspettano altre due ore di cammino per
il ritorno. Siamo fortunati: un grosso camion dei cantieri risponde al nostro dito alzato e ci fa
salire nel cassone posteriore. Da quassù, il panorama è ancora più bello ma soprattutto non si
fatica per vederlo. Riprendiamo il camper per far ritorno ad El-Kelaa-M’Gouna. Una giovane
donna ci chiede un passaggio. Come possiamo rifiutare dopo aver appena goduto dei vantaggi
dell’autostop? E’ diretta anche lei dove lo siamo noi e ha con sé due grossi sacchi.
Ci mostra il contenuto; sono fichi secchi e li sta portando al mercato. Ne tira fuori una grande
manciata e fa il gesto di regalarceli. Accettiamo solo l’assaggio; sono squisiti e dolcissimi.
Tentiamo più volte di iniziare la conversazione in francese ma la nostra ospite, pur non
capendo nulla di ciò che diciamo, risponde sempre con un laconico “Oui”. A metà percorso,
durante una delle numerose fermate a lato della strada per far transitare altri veicoli in senso
contrario, da dietro sentiamo un tonfo. Dallo specchietto compaiono due marocchini in sella ad
un motorino. Ci hanno tamponato! Scendiamo, i marocchini sono indenni, il nostro paraurti e
il parafango del motociclo no. I fanali sono salvi, tutte le luci funzionano, una stretta di mano e
possiamo ripartire. Non possiamo certo far perdere tempo alla nostra ospite perché poi, i fichi
secchi, a chi li vende se arriviamo tardi al mercato? Il suk
N 31°14'44.65" W 6° 7'0.53" si trova
dietro al distributore Afriquia, a metà strada tra il centro e il campeggio, ma lo si troverebbe
ugualmente seguendo la folla. Il parcheggio custodito é a due passi dalle bancarelle;
ne approfittiamo anche per il pranzo e per piantare due viti e un po’ di colla sul paraurti.
Partiamo per Ouarzazate, la strada è la stessa di ieri e dell’anno scorso; ci annoia un po’.
Parcheggiamo al distributore Shell
N 30°55'12.97" W 6°54'49.74" in centro a 20 metri da Place-El-
Mouahidine. Un veloce giro tra le bancarelle e i negozi non migliora la nostra l’opinione su
questa città. Sorta a ridosso dell’aeroporto e impostata per soddisfare le esigenze del turismo
di massa, non rientra tra le nostre preferite; noi siamo qui per tirare a sera e pernottare al
camping “Municipal”
N 30°55'23.01" W 6°53'12.49". Attorno alla piazza e nel corso principale tante
agenzie turistiche e di noleggio dei 4x4 si litigano i pochi turisti che passano.
Prende consistenza la stessa lagnanza che giorni fa abbiamo sentito a Fes: la morsa del
ghiaccio che sta investendo l’Europa ha causato la cancellazione dei voli e l’aerostazione
da alcuni giorni funziona a regime ridotto.
Ci spostiamo e sostiamo nel parcheggio con custode, sorvegliato anche dalla Polizia, a fianco
della Kasbah di Taourirt
N 30°55'13.32" W 6°53'54.93". Subito siamo invitati a visitarla dalle guide
appostate in attesa di turisti. Decliniamo perché ci è noto che gli interni, tra quelli della
dinastia “Glaui”, sono tra i meno attraenti e ci limitiamo a osservare le coreografiche mura
esterne. Noi vorremmo fare qualcosa di diverso, trovando di questo luogo la zona più genuina.
Giriamo attorno all’edificio sul lato ovest e siamo abbordati da un furbo ragazzino che vorrebbe
farci visitare la parte vecchia e tuttora abitata. Bravo! Questo è ciò che cercavamo.
Ci accompagna per i vicoli e ci spiega che il grande complesso della Kasbah comprende anche
lo Ksar
N 30°55'11.71" W 6°54'1.50" dove ora ci troviamo. Ci vivono una ventina di famiglie,
entriamo nella sua casa e in quella dei suoi amici, descrive la funzione dei vari locali e
c’intrattiene raccontando la storia del posto. Osserviamo gli scenari dove scorre la vita di tutti
i giorni di questi pochi abitanti e dove i grandi gruppi organizzati non entreranno mai.
Un angolo nascosto di vero Marocco in una finta grande città.
Il ragazzino è davvero sveglio, dice che ha 14 anni ma ne dimostra molti di meno; da grande
avrà successo. Ci vuole portare anche a fare un giro nella medina a poche decine di metri
da qui. Accettiamo e siamo già nei vicoli. La nostra guida, passa per negozi di tappeti e
altri souvenir. Questa sarà la parte più fruttifera del suo impegno intascando la provvigione
di ciò che acquisteremo. Non c’interessano gli acquisti in questa città ma gli promettiamo,
per sdebitarci, una maglietta da calcio. Gli brillano gli occhi per la gioia ma non può venire
a prenderla al camper perché sa che il parcheggio è sorvegliato dalla Polizia.
Troviamo insieme un espediente per fargli avere ciò che gli spetta.
12° giorno = Mercoledì 30 dicembre 2009
Ouarzazate – Tazenakht – Ifri n’Imadine – Taliouine: Km. 180
Taliouine – Igherm: Km. 100
- Alle 7 partiamo sulla N9 e N10. A metà mattina facciamo sosta all’antico villaggio*** di
Tazenakht. Ancora sulla N10 per raggiungere l’agadir di Ifri n’Imadine******. Pranziamo a
Taliouine e con qualche problema di percorribilità sulla R106 a sera arriviamo e pernottiamo
liberamente sulla piazza centrale di Igherm (1.700 mt.slm) di fronte alla Gendarmeria Royale.
- Alle 7 diamo la sveglia al custode del campeggio per poter essere già in viaggio quando il
sole sorgerà. Questa sera per il pernotto vorremmo essere ad Igherm. I chilometri non sono
tanti ma abbiamo in programma due obbiettivi prioritari del nostro itinerario.
Per primo, il vecchio villaggio di Tazenakht famoso per la produzione degli originali tappeti
della tribù Ouzguita. Di seguito, il misterioso granaio fortificato di Ifri-n’Imadine.
Seguiamo il percorso verso nord-ovest della ottima N9 per 30 Km fino al bivio con la N10.
Poco prima della deviazione vediamo a sinistra il campeggio “La Tissa”
N 30°58'30.90" W 7° 5'51.37"
e a destra il bivio per Ait-Benhaddou
N 30°58'30.60" W 7° 6'15.82". La N10 si stringe ad una corsia,
il paesaggio diventa brullo, la roccia ha un colore spettrale. A parte qualche rara presenza
umana l’ambiente diventa pressoché desertico per tutti i 60 Km del tragitto. Superato il passo
Tizi-n-Bachkoum a 1.700 mt. slm, davanti a noi compaiono vallate avvolte nella foschia
del mattino. L’arrivo a Tazenakht è preceduto da una miriade d’insegne che ci ricordano la
principale vocazione della città. Per la maggioranza sono cooperative di produzione artigianale
e solidale di tappeti. Per raggiungere la nostra meta svoltiamo a sinistra al grande incrocio
all’inizio del paese in direzione Agdz / Foum-Zguid. Dopo 2 km a sinistra, con 500 metri di
pista siamo al centro dell’antico villaggio
N 30°34'38.01" W 7°10'41.68". Parcheggiamo nello slargo
ai piedi della vecchia kasba diroccata. Tempo 30 secondi e siamo già circondati da una nuvola
di bambini, tra loro c’è anche qualche giovane mamma. C’invitano nelle loro case che fanno
da cornice alla piazza, le seguiamo. Entriamo in successione in diverse abitazioni. In comune
hanno il niente, solo locali palesemente poveri, vuoti e spogli di tutto tranne il telaio.
Ogni famiglia ha in lavorazione un tappeto mentre altri già finiti aspettano che qualche
commerciante li venga ha ritirare. Ci propongono ciò che hanno di pronto ad una cifra ridicola.
Ci tornano in mente i prezzi astronomici che ci sono stati richiesti in altre occasioni.
Come spesso accade, chi fatica a produrre è colui che ricava di meno. I disegni sono originali,
i colori brillanti e vivaci rendono la lana ancora più calda e attraente. Non possiamo fare a
meno di comprare due pezzi che tra gli altri ci piacciono di più. In tutti gli acquisti marocchini,
sarebbe di regola contrattare ma in questo caso il prezzo è così basso e lo stato di povertà così
evidente che ci vergogniamo al solo pensiero. Al camper troviamo ad attenderci molti più
bambini di quanti ne avevamo lasciati e prima di andarcene regaliamo a tutti qualche capo
di abbigliamento rendendoli felici.
Riprendiamo la N10. Lunghi rettilinei e il paesaggio tinto di giallo ci accompagnano per 50 km
fino al passo Tizi-n-Taghatine a 1.900 mt.slm. Scendiamo dal valico e pensiamo alla prossima
meta di cui abbiamo pochissime informazioni e una foto. Vana è stata la ricerca preventiva su
qualsiasi mappa cartacea o virtuale. Anche Google si è arreso e non ci ha dato alcun risultato.
Ma esiste davvero questo posto? Sappiamo che ciò che cerchiamo si trova 12 Km prima di
Taliouine. Abbiamo percorso circa 30 Km dal passo e il bivio per Agadir-Melloul / Akka-Iguiren
arriva puntuale. Svoltiamo a sinistra e ci fermiamo dopo 2 Km. Il granaio Ifri-n’Imadine
dovrebbe essere incastonato nella falesia che vediamo in lontananza sulla sinistra ma non c’è
alcuna segnaletica. A lato della strada donne e bambini sono impegnati nel lavoro dei campi,
la nostra presenza li incuriosisce e ci raggiungono. Il loro linguaggio é per noi incomprensibile
e viceversa. Mostriamo la foto del granaio e tutto diventa più facile. Chiediamo ad una
ragazzina di salire in camper e mostrarci la strada per arrivare. Poche centinaia di metri ancora
ed entriamo a sinistra
N 30°27'0.83" W 7°50'42.74" su di una pista che diventa subito impossibile.
Continuiamo a piedi per meno di un chilometro. Il percorso attraversa piccoli fazzoletti di terra
con alberi da frutto e coltivati a grano. Sono recintati da bassi muretti di pietra, sembrano
giardini. Come per incanto c’immergiamo in un’altra dimensione. Il tempo scorre più lento,
la luce è perfetta, i suoni ovattati, i profumi gradevoli. Arriviamo al centro di un piccolo borgo
di case fino ad ora celato dalla vegetazione. Attraverso un complicato dedalo di vicoli entriamo
in un’anonima abitazione. La ragazzina ci presenta all’anziana del villaggio. Tutt’insieme
usciamo dall’abitato in direzione della falesia. L’agadir è davanti a noi
N 30°26'42.23" W 7°50'17.86"
e si svela nella sua interezza man mano che ci avviciniamo. Quella che in un tempo remoto
fu una grotta con stalattiti e stalagmiti, da qualche secolo è stata trasformata dall’uomo
in granaio comune ed é usato tuttora. Saliamo qualche gradino, tutt’intorno a noi vediamo
minuscole porte di legno decorate anche dai segni del tempo. Assieme a muretti di pietra
chiudono gli anfratti della roccia. Seguiamo l’anziana fin dentro l’angusta cavità della
montagna. L’ambiente é totalmente buio ma la torcia della nostra guida ci permette di
scoprirne il contenuto. Anche qui, come all’esterno, tante piccole porte chiudono ogni minima
fessura della grotta. Le camere di deposito sono ovunque, sembrano sparpagliate a caso,
molte sono in alto fin sopra la nostra testa e si vedono a malapena in fondo a stretti cunicoli.
L’anziana c’invita a casa sua e ci fa entrare in una stanza senza alcun arredo.
Aiutata dai suoi nipotini allestisce con qualche tappeto un’improvvisato soggiorno.
Con maestria di gesti avvia il rito del the che beviamo tutt’insieme accovacciati e scalzi.
Siamo rilassati e soddisfatti come non mai, la vecchia signora e la ragazzina si meritano una
mancia, i bambini un regalino. Fino a questo momento non ci abbiamo fatto caso: stiamo
insieme da circa un’ora, non c’é una lingua comune ma riusciamo a comunicare ugualmente.
Mentre rientriamo, ai margini del villaggio, notiamo una scuola di sole due aule.
Parliamo in francese con i giovani maestri. Sono volontari aderenti ad un’associazione che
si occupa dell’istruzione nelle zone più remote. Le loro classi, su più turni, raccolgono circa 50
alunni provenienti dalle montagne dei dintorni. Li invitiamo a seguirci al camper. Gli doniamo
tutto il materiale scolastico che abbiamo e molti capi d’abbigliamento che distribuiranno a loro
discrezione ai bambini più poveri. Gli insegnanti ci forniscono anche alcuni dettagli sul granaio:
l’agadir ha più di 300 anni e il suo nome deriva da “Ifri” che significa grotta e “Imadine” che è
il nome della tribù che abita il villaggio. Ci sentiamo appagati ed allo stesso tempo colpevoli
di aver scoperto un luogo ancora indenne dalle trasformazioni che il turismo comporta. Siamo
incerti sull’opportunità di pubblicare questa sezione di viaggio ma nutriamo la speranza che chi
passerà da qui, dopo di noi, sarà così attento e scrupoloso ad arrecare meno danno possibile.
Riprendiamo la N10, in direzione Taliouine. Ai margini della città sulla destra notiamo
il camping “Toubkal”
N 30°31'22.10" W 7°53'39.83". La città è famosa per la produzione dello
zafferano ma non essendo estimatori di questa spezia, la usiamo solo per la sosta pranzo.
Ci separano ancora 10 Km dal bivio con la R106 che in 100 Km ci porterà ad Igherm.
La strada a due corsie percorre inizialmente una lunga vallata poi inizia a salire; il paesaggio
diventa collinare e scarsamente popolato. Nei campi sassosi ai margini della strada, all’unisono
tutti i contadini stanno arando la terra con rudimentali attrezzi di legno tirati dai muli.
A guardar bene però, non sono gli uomini a governare l’aratro ma solo ed esclusivamente
donne. La strada sale ancora, l’ambiente diventa montuoso e deserto. Abbiamo percorso
circa 50 Km dal bivio quando la strada si stringe all’improvviso. Scendiamo e ispezioniamo.
Sul lato destro, per alcuni metri, una frana ha divorato più della metà della carreggiata.
L’asfalto rimasto non é sufficiente, se vogliamo proseguire saremo costretti a mettere le ruote
di sinistra sullo sterrato che però in quel punto é troppo basso e allagato. Per più di mezzora
siamo impegnati a riempire il dislivello con massi e pietre e per tutto il tempo non è passato
nessuno. Mentre superiamo la strettoia sotto alla ruota posteriore crolla una porzione d’asfalto
riducendo ulteriormente la carreggiata. La strada ritorna ad essere a due corsie ma
dopo qualche chilometro in corrispondenza di un guado manca un’intera sezione di ponte.
Una pista sterrata scende a destra della strada fino al livello del torrente ora in secca, passa
trasversalmente e risale sull’altro lato. Ispezioniamo e riflettiamo a lungo. La strada dietro
di noi é appena franata al nostro passaggio. Mettendo altre pietre potremmo farcela ma
significherebbe tornare indietro di 50 Km e abbandonare la meta di domani che consideriamo
irrinunciabile. La pista è asciutta e compatta, ci sono alcuni massi e dislivelli ma con la giusta
traiettoria e velocità dovremmo passare senza problemi. Gonfiamo al massimo le sospensioni
pneumatiche per alzare la coda e ci buttiamo senza indugi. Abbiamo sbagliato qualche calcolo
perché ora siamo fermi a metà percorso con una ruota alzata di 30 centimetri da terra.
Il camper mancando di presa non va né avanti né indietro. Abbiamo tutto il tempo di costatare
quanto sia inadeguata la trazione anteriore e ribadiamo ancora una volta, a noi stessi, che il
prossimo mezzo sarà come tutti i precedenti a trazione posteriore e gemellata. Il traffico,
fino a questo momento assente sembra si sia animato, arrivano in poco tempo da ambo i lati
alcuni grossi camion. Tutti gli autisti scendono e tentano di aiutarci. Ognuno ha la sua teoria.
Chi mette pietre e chi le toglie. Chi vuol vuotare i serbatoi per alleggerire, chi vuole
appesantire facendo salire tutti a bordo. Chi dice di andare avanti, chi invece indietro,
chi dice di sterzare a destra e chi al contrario. Ma i marocchini sono sempre così altruisti
oppure è solo perché se non ci togliamo di mezzo neppure loro riescono a passare?
Il più anziano prende le redini della situazione e comanda a stecchetto tutti gli altri.
Cambio in folle e tutti a spingere! Come spesso accade la soluzione migliore è quella più
semplice. Siamo fuori dai guai ma abbiamo commesso una mancanza imperdonabile: non è
stata scattata neppure una fotografia! Poniamo rimedio facendo una foto di gruppo con i nostri
salvatori. Ci garantiscono che la strada, d’ora in avanti, sarà di montagna e impegnativa ma
tutta in buone condizioni. Arriviamo ad Igherm al tramonto, pernottiamo sulla piazza centrale
N 30° 5'17.21" W 8°27'36.49" di fronte alla Gendarmeria-Royale.
13° giorno = Giovedì 31 dicembre 2009 (capodanno)
Igherm – Souk Kemis d’Issafen – Tisgui Ida ou Ballou – Tata: Km. 120
Tata – Akka – Icht – Assa – Guelmim – Abeino: Km. 360
- Alle 7 partiamo da Igherm per Tata. Rimaniamo estasiati dallo spettacolo ****** che la
natura ci ha regalato sulla R109. Sosta a Tata per il suk, poi con la N12 siamo ad Akka dove
visitiamo il villaggio di Agadir-Ozroi**. Utilizziamo il pomeriggio per spostarci a sud fino ad
Assa sulla P1801. Proseguiamo sulla R103 e N12 per Abeino** nei pressi di Guelmim. A sera
bagno termale in piscina per 40 Dh e pernotto al camping delle terme al costo di 60 Dh.
- Ieri sera gli agenti della Gendarmeria ci hanno assicurato che la strada che abbiamo in
programma per questa mattina é di recente realizzazione, a due corsie e senza impedimenti.
Il percorso di 120 km, tutto in moderata discesa, arriverà fino alla pianura di Tata.
Alle 7 Igherm é deserta. Il tempo incerto e la foschia la fanno sembrare una città fantasma.
Siamo un po’ preoccupati perché ciò che dovremo vedere necessita di luce.
C’è in noi una grande aspettativa e non vorremmo rimanere delusi. Abbiamo fatto di tutto
per arrivare e pernottare in questo luogo, sappiamo che il momento migliore è il mattino e
la direzione da preferire è questa. Partiamo. Il chiarore dell’alba inizia ad illuminare
il paesaggio e per alcune decine di chilometri abbiamo tutt’intorno a noi lo stesso spettacolo
che tanto c’entusiasmò lo scorso anno, lungo il tragitto Tata-Tagmoute. Le alture sono dipinte
con colori cangianti in sottili striature che accompagnano le forme delle colline. Ad ogni curva
esterniamo esclamazioni di stupore perché lo spettacolo è sempre diverso. Il tempo e
i chilometri passano e la luce aumenta amplificando la bellezza del paesaggio che rimane
sempre stupefacente. Dopo 40 Km siamo nei pressi di Souk-Khemis-d’Issafen. I piccoli rilievi si
stanno progressivamente trasformando in imponenti montagne e la strada scorre nelle vallate
piuttosto che in quota. È difficile per noi, pensare che ci possa essere qualcosa di ancor più
appariscente di ciò che abbiamo visto fino ad ora ma ci dobbiamo ricredere. In più punti, alla
bellezza delle catene montuose che ci circondano, si aggiungono sbalorditive vedute dall’alto
d’immense vallate con favolose oasi e palmizi. Quando arriviamo a Tisgui-Ida-ou-Ballou siamo
in visibilio per aver vissuto un’esperienza straordinaria. La strada ora ci da modo di ritornare
in noi e prendere coscienza che siamo ancora sul pianeta terra perché lo spettacolo è finito.
Arriviamo nei pressi di Imitek e confermiamo le nostre informazioni che ci descrivono il
tracciato che porta ad Akka una pista sulle montagne per 30 km. “No grazie!”; non ci
sogniamo neppure di usarla, anche se ce ne farebbe risparmiare 60. Turchese è il colore
caratteristico degli abiti indossati dalle donne nella zona di Tata e questo lo si nota già molti
chilometri prima di giungere in città. Parcheggiamo
N 29°44'50.94" W 7°58'24.24" nei pressi del
conosciuto campeggio “Municipal”. Facciamo un giro al suk settimanale del giovedì e lungo
i portici del centro, come sempre molto gradevole. Con 60 Km di N12 stiamo giungendo
ad Akka e svoltiamo a destra all’inizio dell’abitato. Il bivio
N 29°23'25.03" W 8°14'32.83" è segnalato
come “Agadir-Ozroi”. Percorriamo per 3 Km la strada fino alla fine dell’asfalto nei pressi della
moschea
N 29°25'4.29" W 8°14'56.31". Per la prima volta, il caldo e il sole cocente, ci fanno cercare
un riparo all’ombra per la sosta pranzo. Alcuni bambini e i loro insegnanti sono fuori della
Madrasa in attesa dell’orario d’inizio della lezione. Chiediamo ad un maestro di accompagnarci
in visita al villaggio. Non si pone troppi scrupoli; i bambini aspetteranno. Saliamo attraverso
un intricato dedalo di vicoli all’interno della kasbah spalmata sul fianco della collina.
Dalla sommità si gode il panorama sui tetti dell’abitato e sulla sterminata oasi di Akka alla
nostra destra. Scendiamo dall’altura utilizzando un altro percorso in direzione del fiume.
Dal basso, ora vediamo il fianco del villaggio appoggiato sul fronte della falesia. L’insieme è
veramente fotogenico, così come lo sono, le donne abbigliate in modo tradizionale mentre
tornano dall’oasi con voluminosi carichi sulla testa. Siamo ancora sulla N12 e con 90 Km a
corsia unica arriviamo al camping “Borj-Biramane”
N 29° 3'32.88" W 8°51'12.37", 3 km a ovest
di Icht. Oggi è il 31 dicembre e vorremmo trovare qualche equipaggio italiano per festeggiare
il capodanno in compagnia. Nel campeggio ci sono solo due camper d’altre nazionalità,
la struttura è in mezzo al niente e sono solo le 15:30. Prima ancora del nostro pensiero
il camper ha già le ruote sulla P1801 in direzione Assa. La strada per 80 Km è a due corsie,
pianeggiante, desertica, noiosa e popolata da cammelli in libertà. All’uscita di Assa gli agenti
del posto di blocco della Gendarmeria-Royale ci chiedono i documenti. Con un minuto di sosta
e una Fiche-d’Identification siamo già ripartiti in direzione Guelmim distante 110 Km.
La R103, ancora a due corsie, ora è meno monotona perché il paesaggio è di montagna.
Superiamo la piccola città di Targoumait e più avanti, nei pressi di Fask, il tramonto ci regala
bellissime immagini del sole rosso tra le palme. Arriviamo, senza difficoltà, al camping “Facom-
Tur”
N 28°56'44.99" W 9°57'20.70" che si trova nei pressi della “Kasbah del Caravanserraglio” vista
l’anno scorso. Ha cambiato nome, é chiuso e sembra in stato d’abbandono. Ripieghiamo sul
vicino “Domaine-Khattab”
N 28°57'59.10" W 9°56'59.84". Il camping è immerso nel grande giardino
di una fattoria. Il tutto è molto curato e attraente, peccato però che la strada per arrivarci
passa in un guado che è stato spazzato via dal torrente nei giorni scorsi. Non ci fidiamo di
passare sulla pista alternativa, nel greto del fiume, anche perché nel frattempo si è fatto buio.
Non c’è problema! Abbiamo l’asso nella manica: Abeino. Il piccolo villaggio termale che
già conosciamo, a 13 km da Gouelmim, ha ben tre campeggi. Il primo è all’interno dello
stabilimento termale maschile
N 29° 5'45.47" W 10° 1'4.32", il secondo si trova a 300 metri
di distanza
N 29° 5'42.90" W 10° 1'8.31" mentre il terzo N 29° 6'49.44" W 10° 1'12.67" è raggiungibile
con 2 km di pista. Noi scegliamo quello delle terme anche perché gli altri sono vuoti.
Niente da fare, non ci sono italiani e sia nel campeggio che nell’hotel annesso non c’e alcun
festeggiamento organizzato. Dopo le 19 uomini e donne possono immergersi nella stessa
piscina. Con 40 Dh ne approfittiamo per un rilassante bagno termale passando il capodanno
con panettone e spumante in solitaria.
14° giorno = Venerdì 1° gennaio 2010
Abeino – Sidi Akhfennir – Foum Agoutir / laguna di Naila: Km. 270
Foum Agoutir / laguna di Naila – Saline – Tan Tan Plage: Km. 130
- Alle 7 partiamo da Abeino verso sud ovest con la N1. Dopo aver visto il buco del diavolo**
di Sidi-Akhfennir proseguiamo fino alla laguna di Naila. Facciamo un giro in barca***** per
osservare i fenicotteri e pranzare sulle dune. Concludiamo la giornata arrivando fino alle saline
e rientrando per il pernotto a Tan-Tan-Plage presso il camping “Atlantic” al costo di 60 Dh.
- Le località che vedremo oggi e domani sono la contropartita alla pesante variazione
di programma dei primi giorni di viaggio. Siamo infatti, in anticipo sulla tabella di marcia
a causa della cancellazione di alcune tappe al nord del paese e possiamo quindi permetterci
di allungare a sud il nostro itinerario dove, anche il clima ci sta gratificando.
Partiamo alle 7. Ripassiamo da Gouelmim quando l’alba illumina il grande spiazzo dove domani
vedremo il cosiddetto “Mercato dei Cammelli” del sabato
N 28°58'53.56" W 10° 4'23.20". Pure oggi
che è venerdì, nonostante sia molto presto, vi è già fermento per la preparazione del grande
evento settimanale. La N1 è a due corsie ma ugualmente stretta e non sempre in ottime
condizioni. La strada é pesantemente trafficata dai TIR che trasportano il pescato dai grandi
porti del sud e quando s’incrociano l’adrenalina sale. Il paesaggio per 120 km fino a Tan-Tan è
monotono, desertico è solo in parte di montagna. Il posto di blocco, all’inizio dell’abitato,
ci trattiene pochi minuti perché ancora una volta la ”Fiche-d’Identication” risolve velocemente
la fermata. La città è molto più grande di quanto ce l’immaginavamo e all’uscita della stessa,
in corrispondenza dell’ultima rotonda
N 28°26'55.06" W 11° 6'42.85", siamo ancora una volta
fermati ad un posto di blocco. In automatico porgiamo un’altra Fiche. Ci viene invece richiesta
la patente e il foglio verde, che accompagna il camper, emesso alla dogana di Tangeri.
Questa volta sul distintivo degli agenti c’è scritto POLICE e gli abituali sorrisi a cui siamo
abituati sono sostituiti da freddezza glaciale e austerità.
Incredibile!! In questo Marocco, dove le regole sono interpretate in modo artistico e creativo
a partire dal gregge di pecore in autostrada fino ai TIR che sfrecciano supersonici su strade
minimali, dove i segnali stradali sono particolari insignificanti del paesaggio circostante,
a noi che siamo l’incarnazione vivente della prudenza, ci viene contestata l’infrazione di non
esserci fermati allo STOP sulla rotonda. Si proprio così! Noi che transitavamo a passo
di lumaca sulla rotatoria, in quel momento deserta, avremmo dovuto assolutamente fermarci
in corrispondenza del segnale di STOP per dare la precedenza ad eventuali veicoli provenienti
dalla via laterale. A nulla valgono le nostre rimostranze. Dopo tutto, il foglietto rosa
che certifica l’infrazione più assurda mai consumata, ben vale i 400 Dh di multa richiesti e
pagati “cash”. È il primo giorno dell’anno e se fossimo superstiziosi sarebbe un guaio.
Le invertite regole di precedenza, non valgono solo sulle rotonde di Tan-Tan ma anche in altre
città del sud e d’ora in poi guarderemo bene di “stoppare” in prossimità del segnale ottagonale,
con la scritta solo in arabo. Altri 20 Km e arriviamo alla periferia di El-Ouatia, meglio
conosciuta come Tan-Tan-Plage. La deviazione a sinistra, in prossimità della quale c’e anche
un campeggio
N 28°29'3.76" W 11°19'22.85", porta con altri 100 Km di deserto alla laguna di Naila.
Il percorso ora costeggia l’oceano e le falesie fanno da confine tra la terra e il mare.
La monotonia del tragitto, è spezzata solo dalle innumerevoli capanne di pescatori e
dall’attraversamento su ottimi ponti delle foci di tre grandi fiumi.
Su quella intermedia, dell’Oued-Ma-Fatma, numerosi camper sono parcheggiati nel piazzale
sterrato al vertice della falesia sul versante sud
N 28°12'37.33" W 11°47'7.88".
Subito dopo la terza foce, quella dell’Oued-Ben-Allouk, una serie di tre stazioni di servizio
segnano il punto dal quale i carburanti costano meno
N 28°10'29.66" W 11°52'52.85".
Un chilometro prima di Sidi-Akhfennir ci fermiamo per ammirare il “Buco del Diavolo”:
una grande voragine posta a 50 metri dalla strada e dalla falesia
N 28° 6'25.37" W 12° 2'16.13".
E’ il risultato del crollo della parte superiore di una grotta scavata dalla forza dell’acqua.
Le grandi onde provenienti dall’oceano arrivano ad infrangersi dentro la cavità creando
un frastuono infernale. A Sidi-Akhfennir presso l’ufficio della riserva naturale di Naila,
ci viene confermato che se non intendiamo pernottare in laguna, non è necessario alcun
permesso. In caso contrario, questo lo si può ottenere qui
N 28° 5'45.83" W 12° 2'54.42"
a due passi dalla strada. Altri 25 Km e arriviamo al bivio sulla destra, con segnaletiche poco
evidenti
N 28° 0'15.78" W 12°14'30.20", che con 2,5 Km d’asfalto stretto e a tratti insabbiato
ci porta al margine interno della laguna distante 2 km dallo sbocco a mare.
250 Km per arrivare e altrettanti per ritornare a Gouelmim, non sarebbero assolutamente
giustificati se fosse tutto qui il bello del posto. Salutiamo il guardiano del parco e alcuni
pescatori che stanno oziando nei pressi della scalinata che porta alle barchette ormeggiate
in basso. Nominiamo il nostro marinaio e, tempo qualche minuto, siamo già in barca armati
di macchine fotografiche e binocolo. I microscopici puntini bianchi che si vedono all’orizzonte,
in direzione dell’oceano, sono fenicotteri. Senza fretta arriviamo in prossimità degli stormi e
ci avviciniamo come mai avremmo sperato; il binocolo non serve più. Sono talmente pigri e
intenti a ricercare il cibo sul basso fondale che neppure i fischi e le urla del barcaiolo riescono
a smuoverli. Solo un potente batter di mani, li fa volare via ma dopo pochi metri sono di nuovo
con le zampe e il becco in ammollo. Rimaniamo, per molto tempo, estasiati da ciò che vedono
i nostri occhi ma ancor di più quando le sagome rosa degli uccelli in volo, si stagliano contro
il chiarore della sabbia e l’azzurro del cielo. Sbarchiamo a piedi nudi sulla riva delle dune
N 28° 2'57.73" W 12°13'31.27" e girovaghiamo senza meta da una cima all’altra. La rena fine ci
avvolge con un morbido e caldo massaggio fino alle caviglie. Ritorniamo dal nostro barcaiolo
che nel frattempo ci ha cucinato il pesce sulla brace. Pranziamo in una cornice paradisiaca e
fantastichiamo di trascorrere una vita in questo luogo da favola. Mentre rientriamo
conversiamo con il pescatore. Ci confida che appartiene all’etnia dei Saharawi ma per vivere
in pace ha ottenuto documenti marocchini. Anche il Marocco ha il suo scheletro nell’armadio:
i territori occupati del Sahara-Occidentale. La desolazione del deserto nasconde la ricchezza
delle miniere che ha indotto all’occupazione dell’ex Sahara-Spagnolo.
Il territorio a sud di Tah fino al confine con la Mauritania, era la terra della popolazione
Saharawi che dal lontano 1.975 è stata costretta all’esilio. Attualmente 160.000 persone
popolano i campi profughi di Tindouf nel deserto Algerino a poca distanza dal confine.
Per saperne di più: http://www.saharawi.org/
Salutiamo e compensiamo il barcaiolo con i 300 Dh pattuiti. Se un chilogrammo di sogliole
costa, a prezzo turistico, meno di 50 Dh, per oggi il nostro amico ha già fatto una buona pesca.
Ripartiamo in camper ancora verso sud per 15 Km, siamo diretti alle saline.
I cumuli di sale ricoprono un’area sconfinata in fondo alla sacca della laguna. Dall’alto della
strada e in lontananza
N 27°54'22.59" W 12°21'36.49" sembrano piccoli ma ci ricrediamo quando
notiamo i TIR che stanno caricando il materiale; a confronto sembrano minuscoli. Raccogliamo
sabbia come souvenir perché questo è il punto più a sud del nostro itinerario: il giro di boa.
D’ora in poi risaliremo verso nord ma per questa sera ci è sufficiente arrivare al camping
“Atlantic”
N 28°29'38.91" W 11°20'11.04" di Tan-Tan-Plage.
15° giorno = Sabato 2 gennaio 2010
Tan Tan Plage – Guelmim: Km. 150
Guelmim – Tadalt – Abeino: Km. 130
- In mattinata visitiamo Tan-Tan-Plage*, il vicino porto peschereccio e l’asta del pesce**.
Ripartiamo per Guelmim dove c’immergiamo nel cosiddetto “Mercato dei Cammelli” ****.
Nel pomeriggio siamo sulla N12 e R103 fino a Tadalt* per una bella esperienza berbera. A sera
ritorniamo ad Abeino per un altro bagno termale. Pernottiamo al camping delle terme (60 Dh).
- L’Atlantic
N 28°29'38.91" W 11°20'11.04" dove abbiamo pernottato è stato l’unico campeggio,
in Marocco, ad averci offerto la connessione WI-FI. Già solo questo la dice lunga sul livello
di modernità di cui gode Tan-Tan-Plage. L’economia di questa piccola cittadina marittima
si fonda anche sul turismo balneare offrendo buone strutture alberghiere e un secondo
campeggio: il “Sable-d’or”
N 28°29'29.67" W 11°20'15.01". Il centro ha un aspetto relativamente
moderno e distante anni luce dal Marocco tradizionale. L’altro pilastro economico della città è
senza dubbio la pesca. Il grande e modernissimo porto di El-Ouatia dista solo 1 Km ed è
la prima tappa della giornata. Lasciamo il camper nel piccolo parcheggio prima del varco
d’ingresso
N 28°28'58.94" W 11°20'35.75" e a piedi proseguiamo seguendo la direzione che
il guardiano ci ha indicato. Grandi strutture si susseguono a perdita d’occhio ma noi cerchiamo
il locale dove si tiene l’asta del pesce. Siamo sul margine della banchina dove attraccano
barche e pescherecci. Voluminosi carrelli stracolmi di pesce d’ogni varietà sono spinti
dai marinai fin dentro il capannone dove avvengono le contrattazioni. Sbirciamo dalle porte;
ci consentono di entrare ma non fotografare. Mai visto così tanto pesce tutt’insieme! Folle di
compratori si accalcano sui bancali del pescato. Le varietà sono le più disparate: dai piccoli
molluschi ai grandi squali. Anche all’esterno c’è chi vende pesce ma qui le quantità in vendita
si limitano a qualche cassetta e non di più. Sono i piccoli pescatori che vendono al minuto
a compratori privati ed occasionali. Non ci facciamo sfuggire l’occasione, acquistiamo
dell’ottimo pesce, pulito all’istante e a prezzo irrisorio.
Riprendiamo la N1, ci attendono 150 Km di deserto e il famoso mercato del sabato
di Guelmim. Sostiamo nel parcheggio custodito
N 28°58'55.48" W 10° 4'20.07" a pochi metri dalla
più grande bolgia mai vista in Marocco. Anche se il suk, è maggiormente conosciuto come
il “Mercato dei Cammelli” il repertorio delle bestie e molto più vasto. Si commercia di tutto,
dai piccoli pulcini ai grandi dromedari. All’interno dell’area, infatti, grandi camion caricano e
scaricano vacche, pecore, montoni, capre, muli, cavalli, polli, tacchini ecc. La visita merita
di essere vissuta con calma e tempo perché per apprezzarla è necessario calarsi materialmente
in mezzo alla folla. Osservare le lunghe contrattazioni che avvengono dopo aver esaminato
sapientemente gli animali rende ancor più affascinante l’esperienza. L’area è racchiusa
da un alto muro ma è confinante con il restante suk, pure esso esageratamente grande.
Questo è perlopiù dedicato ai prodotti agricoli ma non mancano macellai, pescivendoli,
guaritori e imbonitori. Se la zona del bestiame è frequentata da soli uomini, qui invece i clienti
sono in maggioranza donne. Dall’altro lato della strada, poco distante, è in piena attività
il mercato della paglia. Anche qui grande folla, carretti, muli, autocarri e autotreni con carichi
spropositati completano il panorama. Diversamente da quanto ci aspettavamo ciò che stiamo
vedendo è un vero mix d’autenticità, fatto ad uso esclusivo dei marocchini.
Dopo pranzo partiamo da Guelmim. Vorremmo arrivare a El-Borj dove sappiamo esserci
le dune, un piccolo villaggio e un accampamento di berberi ai piedi di una grande montagna.
Questo potrebbe essere il posto giusto dove distribuire i nostri pacchi di vestiario. Nelle ultime
48 ore, complice la strada deserta, non abbiamo avuto contatti con bimbi bisognosi e la nostra
scorta è ancora preoccupatamente abbondante. La strada per arrivarci potrebbe essere in
parte pista. Due giorni fa, transitando sulla R103 nel tratto Assa - Fask abbiamo notato il bivio
per Tadalt e El-Borj da cui partiva la strada asfaltata. Questo c’incoraggia a tentare di arrivarci
in camper piuttosto che in 4x4 come previsto. Allunghiamo il percorso facendo la parallela a
sud della N12 perché vogliamo verificare se esiste davvero la strada che collega Asrir a Tadalt.
Le nostre preventive ricerche satellitari dicono di no e come volevasi dimostrare la strada non
esiste proprio; la Michelin ha toppato! Proseguimo lungo le conosciute oasi di Ait-Bekkou e
Tighmert e ci raccordiamo alla N12. Facciamo sosta alla stazione di servizio di Fask dove c’è
un posto di blocco della Gendarmeria. Chiacchieriamo e chiediamo informazioni agli agenti:
ci dicono che la strada è asfaltata fino a Tadalt ma poi continua sotto forma di pista.
Per questa sera il nostro programma prevede un altro bagno termale e il pernotto, al poco
distante camping delle terme di Abeino. Non ci facciamo fretta, offriamo caffè e biscottini
ai gendarmi e partiamo comunque; sarà quel che sarà! Dal bivio
N 28°50'23.19" W 9°43'21.26"
sulla R103 la strada si dirige verso sud con un lungo rettilineo pianeggiante. La zona è arida,
deserta e in parte sabbiosa. Arriviamo alle poche case che formano il piccolo villaggio di Tadalt
in una zona rurale dove la povertà si vede da lontano. Alla fine dell’abitato l’asfalto finisce e
la strada diventa pista
N 28°45'28.74" W 9°45'51.62". Rinunciamo alla meta perché lo sterrato è
troppo accidentato per farci sopra altri 20 km. Mentre invertiamo la marcia arrivano di corsa
due bimbe piccole e ricciolute, avranno al massimo 4/5 anni, le loro mamme da poco lontano
ci osservano. Con probabilità non avranno mai visto un camper perché qui siamo fuori dal
mondo. Le piccole sono così curiose che salgono a bordo e guardano esterrefatte ogni
particolare. Sono scalze, malvestite, trascurate ma simpatiche. Gli doniamo diversi pacchi
d’abbigliamento e della cioccolata. Le mamme ci raggiungono e c’invitano nella loro casa
ai margini dell’oasi. Non ci lasciamo sfuggire l’occasione e le seguiamo. Le poche stanze sono
disadorne e spoglie, entriamo nell’orto interno dove ci sono alberi da frutto, alcuni rudimentali
attrezzi agricoli e un mulo. Ci offrono il the che gustiamo assieme a loro seduti in giardino.
Per gratitudine e augurio di buon viaggio ci regalano un cestino di frutta raccolta dai loro
alberi. Ci congediamo e salutiamo con abbracci e baci come se ci conoscessimo da sempre.
Le mamme e le bimbe parlano solo marocchino, noi no. Per tutto il tempo ci siamo intesi
ugualmente. Il tramonto ci accompagna sulla R103 e la N12 quando facciamo ritorno
al camping per tuffarci nuovamente nella calda piscina termale di Abeino.
16° giorno = Domenica 3 gennaio 2010
Abeino – Ifrane de l’Anti Atlas – Tafraoute: Km. 180
Tafraoute – Agadir Tasguent – Igherm: Km. 130
- Alle 7 lasciamo Abeino. Con la N1 e la R102 arriviamo a Timoulaye per risalire verso Ifranede-
l’Anti-Atlas* e visitare il suk della domenica. Continuiamo verso il passo del Kerdous per
raccordarci alla R104 in direzione Tafraoute (1.000 mt.slm). Dopo pranzo passando dalla valle
di Ammeln*** deviamo in direzione Igherm sulla R106. Sul percorso raggiungiamo con una
breve pista l’Agadir-Tasguent*****. Utilizziamo ancora la piazza di Igherm per il pernotto.
- Le nostre mappe satellitari ci consigliano di proseguire lungo la stretta strada che affianca
le terme in direzione di Iguissel e Toutline per raccordarci alla N1
N 29° 5'34.78" W 9°53'13.28"
in direzione Bouizakarne. Risparmiamo 20 Km dei 70 altrimenti calcolati sul percorso che
ripassando da Guelmim, arriva fino a Timoulaye sulla R102
N 29°10'4.34" W 9°34'6.77". Risaliamo
verso nord-est i 10 km che mancano per arrivare a Ifrane-de-l’Anti-Atlas. Oggi è domenica e
il paese è ravvivato dal suk settimanale
N 29°13'20.21" W 9°29'27.89". Il mercato, oltre ai soliti
prodotti ortofrutticoli, ha una quantità di bancarelle che vendono oggetti tecnologici e
voluttuari. S’intuisce che qui il tenore di vita è più sostenuto. La lunga oasi che si vede al di là
del fiume dovrebbe contenere oliveti e la città è nota per la produzione di olio. Sia sul mercato
che nelle botteghe non c’è alcuna evidenza di questo. Proseguiamo. La strada dopo un breve
tracciato in montagna scende nell’altopiano che percorriamo su lunghi rettilinei. Arriviamo a
raccordarci con la R104
N 29°32'26.78" W 9°18'19.02" dopo aver percorso 50 km. Il passo del
Kerdous dista solo 4 Km ma si trova in direzione opposta alla nostra meta. Dopo 6 km siamo
al villaggio di Jemaa-Ida-Oussemlal
N 29°31'32.98" W 9°14'37.19". Qui abbiamo due possibilità per
giungere a Tafraoute. Noi vorremmo arrivarci via Izerbi
N 29°28'12.17" W 9° 0'25.92"; sono 20 Km
in più ma almeno è un itinerario diverso da quello fatto lo scorso anno. Chiediamo informazioni
al distributore e ci dicono che a causa delle inondazioni questo percorso non è possibile.
Bene, vorrà dire che ci arriveremo via Had-Tahala
N 29°38'17.45" W 9° 5'19.23" rifacendo in senso
contrario, sulla R104 i 40 km di panoramica e stretta strada di montagna. Alle porte di
Tafraoute i ciclopici massi di granito rosso, oggi col sole, sono ancora più belli. Lungo gli ultimi
chilometri i camper affollano i vari campeggi. Vince il camping “Les-Trois-Palmiers” che ha
il vantaggio di trovarsi a due passi dal centro
N 29°43'18.01" W 8°58'46.56". Girovaghiamo per le
vie del paese e casualmente incontriamo Ali, l’autista che ci accompagnò nell’escursione in 4x4
lungo il memorabile e fantastico circuito di Afella-Ighir.
Pranziamo presto perchè per oggi pomeriggio ci attende un’altra delle mete irrinunciabili del
nostro programma: l’Agadir-Tasguent. Risaliamo la valle Ammeln che ci entusiasma ancora
per la sua bellezza. Dopo 20 Km, il bivio sulla destra per Igherm
N 29°44'32.01" W 8°49'55.08" ci fa
lasciare la strada che conosciamo per un tratto talmente sconnesso da preoccuparci un po’.
Dopo poco la situazione migliora e ci possiamo dedicare maggiormente al godimento dei
paesaggi. Grandi vallate e terrazzamenti accolgono piantagioni di mandorli, rari sono i villaggi
e nulla la presenza di persone nelle campagne. Sono già passati 35 Km dal bivio e stiamo
valicando un rilievo. Davanti a noi in lontananza compare all’improvviso un piccolo
agglomerato di case sui fianchi di una collina. Il punto GPS corrisponde: è Tiguermine!
Da lontano, il villaggio sembra muoversi: sono i bambini che si stanno precipitando in massa
nella strada principale e sulla quale aspettano il nostro passaggio. Sappiamo che dobbiamo
prendere il bivio sterrato a sinistra
N 29°52'30.49" W 8°43'20.19" e così facciamo.
Potremmo proseguire e lasciare tutti con un palmo di naso ma ci fermiamo. Dobbiamo valutare
le condizioni della pista e/o trovare qualche guida che ci accompagni, magari con la propria
auto. Abbandoniamo subito quest’ultima eventualità perché, a prima vista, nel villaggio chi è
benestante al massimo possiede un mulo. I nostri pensieri viaggiano veloci ma sono sorpassati
dalla rapidità con cui i bimbi ci raggiungono assediando il camper. Tutti parlano e tendono
la mano ma noi intendiamo rimandare la consegna dei pacchi, al nostro ritorno. Il bailamme è
incomprensibile, siamo frastornati da tale trambusto. Dalla baraonda ci arriva all’orecchio
un suono gutturale: “TSGNT”. Brava ragazzina! “Si proprio Tasguent”, tu hai capito che cosa
siamo venuti a fare, qui in mezzo al niente. A gesti la invitiamo a salire in camper affinché
ci faccia da guida. Lei si sbraccia in direzione dell’abitato, sta chiamando suo padre che
ci raggiunge e sale a bordo. L’uomo parla solo marocchino ma sa già a cosa siamo interessati.
Il nostro Road-Book dice che dovremo percorrere 8 Km di sterrato e sul tragitto incontreremo
tre minuscoli paesi. La pista si presenta ben battuta ma accidentata e dopo un’iniziale salita
diventa pianeggiante. Siamo già al 6° Km quando scorgiamo da lontano potenti escavatori
che stanno allargando e spianando la strada. Beati, coloro che passeranno di qui fra qualche
tempo perché presto sarà asfaltata. Le nostre ruote si fermano pochi metri prima di
impantanarsi nella terra rimossa dalle ruspe. Non ci perdiamo d’animo, proseguiamo a piedi.
L’agadir già si vede ed è molto più grande di quello che immaginavamo. Si trova al vertice
di una collina,
N 29°54'49.23"W 8°44'43.10" sembra un castello. Saliamo la gradinata ed entriamo
nel granaio da un piccolo accesso laterale. Il custode sembra ci stesse aspettando e ci guida
nella visita. Le tre anguste piazze interne, disposte su più livelli sono raccordate da ripide
scale. Ad esclusione delle piccole porte in legno decorato che racchiudono le camere
di deposito, tutto il resto è fatto di pietra. L’edificio comprende anche una minuscola moschea
ed è considerato un luogo sacro perché nasconde alcune sepolture. Ancora una volta
la soddisfazione ci induce a gratificare il custode e la nostra guida con una buona mancia.
Siamo preoccupati per il nuovo assedio che ci aspetta a Tiguermine. Il nostro accompagnatore
ci fa capire che distribuirà per noi ciò vorremo donare lasciandoci, in questo modo, maggior
spazio di fuga. La strategia ha avuto successo, possiamo riprendere la R106 con maggior
tranquillità. Mancano ancora 50 Km per arrivare ad Igherm e i mandorli continuano ad essere
la dominante del brullo paesaggio. Nei pressi di Azoura,
N 30° 0'40.86" W 8°36'7.72" la natura
si esalta in un tripudio di forme e colori****. Una collina, tra le altre forme, ci ricorda
un seno femminile. In un crescendo di bellezza le montagne diventano erte e frastagliate,
i villaggi al confronto sembrano minuscoli, le nostre macchine fotografiche si scatenano.
Arriviamo ad Igherm al tramonto e pernottiamo liberamente, ancora una volta, nella piazza
centrale
N 30° 5'17.21" W 8°27'36.49" di fronte alla Gendarmeria-Royale.
17° giorno = Lunedì 4 gennaio 2010
Igherm – Taroudant – Aourir: Km. 180
Aourir – Essaouira: Km. 180
- Alle 7 partiamo da Igherm sulla R109 per Taroudant**. Giriamo per la città e facciamo
acquisti alla “Maison-d’Argane”. Percorriamo la nuova superstrada fino ad Agadir e ne usciamo
sulla N1. Nel pomeriggio risaliamo la costa fino ad Essaouira e per tutta la sera c’immergiamo
nella magica atmosfera***** della città. Pernottiamo nel parcheggio del porto per 40 Dh.
- Nel centro geografico tra le città di Taliouine, Tata, Tafraoute e Taroudant c’è Igherm dove
per la seconda volta abbiamo pernottato nella grande piazza a 1.700 mt.slm. La modesta
architettura delle abitazioni è arricchita da originali inserti in pietra che caratterizzano questo
tranquillo e rilassato paese di montagna. Nel suk del mercoledì visto al nostro passaggio,
alcuni giorni fa, non abbiamo notato le lavorazioni in rame per cui questa città dovrebbe essere
famosa. Così come a Tata, anche qui, le donne sono abbigliate con sgargianti abiti turchese.
In giro per le vie si vedono pochi bambini ma tanti ragazzi. Provengono anche da molto
lontano per frequentare il grande istituto superiore. Ieri sera ci siamo fermati a parlare con
un gruppo di studenti in un simpatico mix di inglese e francese. Hanno bramosia di conoscere
tutto ciò che sta al di fuori del Marocco e per molto tempo, ci siamo intrattenuti alternando
argomenti importanti con una sana e spensierata goliardia adolescenziale.
Ora siamo in partenza per Taroudant. Questi 90 Km saranno l’ultimo tratto che completerà
la “X” immaginaria che si compone unendo Igherm alle altre città che le stanno intorno.
La strada di montagna, a due corsie, scende gradualmente fino alla spianata nei pressi di
Tioute. Volendo fare una graduatoria, questo tracciato si classifica all’ultimo posto tra i cinque
in gara. L’unica attrattiva lungo il tragitto, è l’infinita vista**** sull’altissima catena montuosa
dell’Alto-Atlante distante 100 Km in linea d’aria. Sugli ultimi tornanti, i bambini vendono olio e
squisito miele d’argan; é così buono che ne facciamo incetta. Stranamente, ora che siamo
in pianura, la strada si stringe ad una misera corsia e siamo spesso costretti a scendere
dall’asfalto quando incrociamo altri veicoli. Ai piedi dell’abitato di Frejia, il lungo ponte
N 30°29'18.90" W 8°47'26.27" che attraversa il fiume è sbarrato. Seguiamo il traffico sulla pista che
per un chilometro scende nel greto per poi risalire sull’altra sponda. Utilizziamo il parcheggio
N 30°28'22.99" W 8°52'14.66" dell’hotel “Palais-Salam” di Taroudant per un giro in città fino alla
“Maison-d’Argane”
N 30°28'10.01" W 8°53'1.52". I prezzi, come l’anno scorso, sono decuplicati
rispetto alle spezierie non turistiche ma il nostro acquisto, essendo su commissione, non ci
scompone più di tanto. Ripartiamo utilizzando la nuova autostrada che porta direttamente
all’aeroporto “Al-Massira”
N 30°20'4.50" W 9°24'42.12" di Agadir. In questi 60 Km numerosi sono
i centri urbani attraversati e i carretti agricoli come le greggi, invadono impunemente la sede
stradale. Servono altri 20 Km di trafficata tangenziale per immettersi sulla N1 in direzione
nord. La città di Agadir non rientra nelle nostre tappe. Solo per dare un’occhiata però,
piuttosto che completare la circonvallazione, usciamo
N 30°26'8.23" W 9°34'45.52" alla terzultima
rotonda e scendiamo sempre dritto in direzione oceano. Questo quartiere ci sorprende
per i giardini, le ville e il gradevole, quanto poco marocchino, aspetto d’insieme. Percorriamo
il lungomare in direzione del porto e notiamo alla nostra destra numerosi camper all’interno
del camping
N 30°25'23.94" W 9°36'31.32" “International”. Ci raccordiamo con la N1 e dopo 10 Km
siamo fermi per il pranzo ad Aorire
N 30°29'49.82" W 9°40'21.78". Il periodo a nostra disposizione
sta terminando. In questo punto, dobbiamo prendere una decisione sul da farsi nei due giorni
che ci rimangono scegliendo il percorso per tornare al porto d’imbarco. Le opzioni sono due.
La prima prevede di risalire la “Valle del Paradiso e/o del Miele” per 50 Km fino ad Imouzzerdes-
Ida-Outanane, vedere le cascate
N 30°40'38.62" W 9°28'50.92" e raccordarsi sulla N8 nei pressi
di Bigoudine
N 30°42'42.21" W 9°13'1.01" per poi raggiungere Marrakech N 31°37'26.83" W 7°59'41.94";
tutta autostrada la parte rimanente fino a Tangeri. La seconda invece passa lungo la costa con
la visita delle città di Essaouira, Safi e El-Jadida utilizzando l’autostrada da Rabat verso nord.
In ambedue le possibilità, il chilometraggio si equivale: 1.000 Km circa.
Chiediamo informazioni sulle condizioni delle strade:
al 20° Km una frana ha isolato completamente la “Valle del Paradiso”.
L’imbarazzo della scelta è già finito, riprendiamo la N1 in direzione nord.
Dopo 2 Km centinaia di camper, stipati come polli in batteria, riempiono il nuovo campeggio
di Tamrhakh-Plage
N 30°30'35.72" W 9°41'2.23". Ancora 10 Km e siamo nell’eden dei surfisti
di Taghazoute
N 30°32'42.29" W 9°42'31.51". Il parco acquatico Atlantic-Park con annesso
complesso turistico e campeggio
N 30°35'17.59" W 9°44'55.85" richiede ulteriori 10 km di nazionale.
Superato Cap-Rhir finisce la bellezza del percorso con magnifiche viste** della costa.
La strada ora lascia il mare e diventa più noiosa. Le montagne che stiamo attraversando sono
interamente ricoperte da alberi di argan.
Spesso si vedono le capre, arrampicate sui rami, alla ricerca dei frutti.
Su tutto il tragitto è un continuo susseguirsi di cooperative e rivendite dei prodotti derivati.
Stiamo pensando di fare una piccola deviazione per scendere al piccolo porto di Imsouane ma
quando siamo in corrispondenza del bivio
N 30°50'38.73" W 9°45'51.65" un violento, quanto
improvviso, acquazzone ci fa cambiare idea. Molto prima di Essaouira ignoriamo le evidenti
insegne del camping “La-Calme”
N 31°25'36.97" W 9°38'19.63" perché rimane distante 15 Km.
Anche il campeggio “Sidi-Mogdoul”
N 31°29'30.60" W 9°45'47.02" alla base del faro è troppo fuori
mano. Molti guardiani ci richiamano nei loro parcheggi sul lungomare ma noi abbiamo una
meta ben precisa: il parcheggio sul porto
N 31°30'38.32" W 9°46'18.80" a 50 mt dalle porte della
città. L’area è custodita 24 ore su 24 e si trova davanti alla casermetta della Polizia. Non c’è
possibilità di allaccio elettrico ma i custodi con una mancia fanno il servizio di carico e scarico
nei vicini bagni pubblici. Adiacente al piazzale decine di piccole bancarelle con qualche tavolo e
una griglia hanno in bella mostra del bellissimo pescato. Siamo a 200 mt dal porto e
al tramonto varchiamo la “porta della marina” che da accesso al molo e ai bastioni.
Anche qui i piccoli pescatori vendono pesce fresco a prezzo irrisorio. Con tutto questo ben
di Allah anche le migliaia di gabbiani che riempiono il cielo, fanno festa. Qui sul porto la “città
del vento” si merita a pieno titolo questo appellativo. E’ già buio quando entriamo nei vicoli
della Kasbah. Le antiche case bianche e gli archi in pietra dei portoni, danno a tutto l’abitato
un fascino superbo. Saliamo e passeggiamo sulle mura dove decine di cannoni guardano
l’oceano. Poco distante, il quartiere degli intagliatori è formato da una quantità di botteghe
dove i piccoli oggetti in legno hanno prezzi più che economici. Ci dirigiamo ora verso le due vie
principali e parallele del centro. Microscopici negozi d’ogni genere creano un’interminabile
sequenza di commercio e umanità. È divertente perdersi nell’intricato labirinto dei vicoli;
casualmente ci ritroviamo all’interno del suk delle spezie e del pesce. Ardenti bracieri sono già
pronti per arrostire il pescato che i clienti acquistano e tutto intorno le piramidi delle polveri più
strane fanno bella mostra di sé nelle numerose spezierie. Essaouira di sera è un vero incanto!
18° giorno = Martedì 5 gennaio 2010
Essaouira – Safi: Km. 130
Safi – El Jadida: Km. 160
- Ripartiamo da Essaouira scegliendo la strada costiera R301. Sostiamo a Safi per la visita della
medina e alla collina dei ceramisti***. Dopo pranzo riprendiamo la strada di costa arrivando
nel tardo pomeriggio ad El-Jadida**. Visitiamo la cisterna*** e la cittadella portoghese. A sera
passeggiamo per le vie del paese e del suk. Pernottiamo al camping “International” per 75 Dh.
- Lasciamo Essaouira dopo aver girovagato ancora per i vicoli della città. Al mattino l’ambiente
è completamente diverso. Alle 9:30 la maggioranza dei negozi è ancora chiusa, le strade sono
deserte, il fascino della sera svanito; non sembra neppure lo stesso posto.
Inesorabile, continua la risalita verso nord e già ci sembrano lontane nel tempo le nostre
scorribande sulle montagne. Il colore rosso della roccia, ha lasciato posto al verde delle
coltivazioni. I panorami ora sono piatti e questo ci rattrista. Ci mancano soprattutto i contatti
con le popolazioni berbere dei piccoli villaggi. I loro modi umili, gentili e ospitali sono ora
sostituiti dal più asettico comportamento degli arabi.
La strada costiera R301, con due corsie, inizia da un’anonima rotonda
N 31°30'2.05" W 9°41'47.26"
a 10 Km dalla città. L’oceano si vede solo per alcuni tratti e buona parte del tragitto scorre
su lunghi rettilinei che seguono le forme delle colline. L’iniziale aspetto boschivo, si trasforma
gradualmente in paesaggio agricolo. Negli ultimi chilometri prima di Safi, degenera
miseramente in un ambiente industriale con una raccapricciante raffineria, un ingombrante
nodo ferroviario e le bruttezze del porto commerciale. Entriamo nel caos della città e
nonostante le nostre mappe raggiungiamo a tentoni il lungomare
N 32°17'50.57" W 9°14'36.70",
“Place-de-l’Indipendence” e il castello “Ksar-El-Bahr”. Giriamo attorno alle mura e salendo
attraverso i tre archi arriviamo al parcheggio custodito
N 32°18'0.05" W 9°14'23.23" nei pressi
della porta “Bab-Chaaba”. E’ un punto strategico perché si trova in mezzo, tra la collina dei
ceramisti e la medina. Questa è attraversata per tutta la sua lunghezza da un’arteria pedonale
con tanti negozi, anche turistici, dove nulla richiama la nostra attenzione.
Appena si entra nei vicoli laterali invece, ecco che l’ambiente rivela la sua autenticità.
Diversamente da altre località, qui abbondano le friggitorie di pesce e di dolci.
Saliamo ora nella zona dei vasai preceduta da una piccola piazza con tanti negozi di ceramica.
Nella parte alta iniziano i laboratori contraddistinti ognuno dal proprio voluminoso camino del
forno. Sui vicoli della collina giacciono ammassi informi d’argilla che attende di essere lavorata.
Siamo invitati ad entrare nei locali dove c’illustrano le diverse fasi di lavorazione.
Il tour termina inevitabilmente nel bazar di vendita dei prodotti finiti.
Nella zona nord, a poca distanza dal centro, c’è il camping “Municipal”
N 32°19'2.00" W 9°14'17.34"
ma è ancora troppo presto per terminare la giornata. Proseguiamo lungo la strada costiera
sempre a due corsie. Nei presi di Cap-Beddouza, molti bambini vendono grosse conchiglie e in
questo tratto l’oceano diventa una presenza costante.
Ad Oualidia inizia la laguna e dall’alto della strada sono evidenti le coltivazioni di ostriche per
cui la città è famosa. In questa zona, a margine della carreggiata, notiamo anche numerose
bancarelle di prodotti ortofrutticoli. Prima del tramonto arriviamo nella città di El-Jadida.
Qui l’avvicinamento è semplicissimo: senza tener conto delle segnaletiche, che farebbero fare
un largo ed inutile giro in periferia, è sufficiente continuare sempre dritto per trovarsi di fronte
alla porta e alle vistose mura che circondano la cittadella portoghese. Il parcheggio nei pressi
N 33°15'19.97" W 8°30'13.58" è custodito e in cinque minuti siamo già in visita guidata alla cisterna.
Nonostante i nostri pregiudizi, questo luogo c’è piaciuto così come le belle foto, che nella
penombra, siamo riusciti ad ottenere. Lo stesso biglietto di 20 Dh vale anche per salire in cima
alle mura dalla “porta del mare”. Il giro si conclude nei pressi della chiesa cattolica e della
moschea, entrambe non visitabili. Usciamo dalla cittadella ed entriamo nel corso principale
che inizia a pochi metri di fronte a noi. Negozi alla moda espongono “vere imitazioni” delle
più blasonate griffe europee e americane. Nella grande piazza di fronte alle mura,
sono le gioiellerie ad attirare gli sguardi dei passanti; ci ricordano quelle di Tiznit.
Nei vicoli della medina invece, ritroviamo il molto più interessante suk tradizionale.
Pernottiamo nel grande ed affollatissimo camping “International”
N 33°14'24.35" W 8°29'17.90"
nella immediata periferia est della città.
19° giorno = Mercoledì 6 gennaio 2010
El Jadida – Temara Plage: Km. 220
Temara Plage – Moulay Bousselham: Km. 150
- Ripartiamo da El-Jadida sulla strada di costa R320. Scavalchiamo Casablanca in autostrada e
con la costiera R322 arriviamo a Temara-Plage. Nel pomeriggio ancora in autostrada da Rabat
fino a Moulay-Bousselham. Il birdwatching** in barca sulla laguna di Merja-Zerga conclude la
giornata. Pernottiamo al camping “International” per 70 Dh.
- Questa mattina rifacciamo un giro sul lungomare di El-Jadida. Hotel, negozi, parchi pubblici,
arredo urbano e tante palme fanno di questa città la regina delle località balneari del Marocco.
L’autostrada -A3- che ci porterebbe a Tangeri inizia a soli 3 Km dalla città.
Scegliamo invece di percorrere la poco trafficata strada costiera fino alle porte di Casablanca.
Il percorso inizia 1 Km dopo il ponte sull’Oum-er-Ribia
N 33°17'18.70" W 8°19'21.61" alla fine
dell’abitato di Azemour. Le coltivazioni sono l’unica cosa che si vede su questo tragitto perché
l’oceano è sempre celato dall’alta duna di costa. A Dar-Bouazza risaliamo verso l’autostrada
che ci servirà per evitare il caotico traffico della metropoli. Riprendiamo la costiera,
sempre a due corsie, uscendo al secondo casello di Mohammedia. Sul litorale, ai margini
della città, alcuni campeggi si mostrano con evidenti insegne colorate
N 33°43'35.96" W 7°20'6.94".
Stiamo arrivando alla periferia di Rabat. Su questo tragitto, il mare fa da sfondo
ai tanti villaggi turistici, molti dei quali estesi all’infinito ed ancora in costruzione.
Più si sale verso nord e maggiormente curati sono gli arredi dei centri urbani.
Ci fermiamo per la sosta pranzo sul belvedere di Temara-Plage
N 33°55'46.85" W 6°57'30.63".
Nel pomeriggio riprendiamo la -A1- per arrivare fino a Moulay-Bousselham.
Il camping “Flamants-Loisirs”
N 34°52'30.33" W 6°16'48.64" è il primo che s’incontra sulla sinistra
ma rimane distante dal paese e in posizione svantaggiata rispetto al piccolo porto.
Il centro città si trova al vertice della collina alla fine della strada. Dalla grande piazza
N 34°52'31.53" W 6°17'41.18" si ha una bella vista sulla laguna di Merja-Zerga e sull’oceano.
Noi scegliamo il camping “Intenational”
N 34°52'28.52" W 6°17'17.13" perché é a due passi
dall’acqua e vicino al porticciolo dei pescatori.
Vorremmo fare del bird-watching con un giro in barca. In cinque minuti, grazie al gestore del
campeggio, siamo già a bordo. Il nostro barcaiolo parla francese e ci porta nelle zone della
laguna dove ci sono maggiori probabilità d’osservazione. Ha con sé un catalogo illustrato
per farci meglio apprezzare le caratteristiche di ciò che vediamo.
Usiamo spesso il binocolo perché la maggioranza degli uccelli è di piccola taglia.
Oggi, quasi tutti i fenicotteri, i cormorani e gli aironi sono in ferie.
Ci siamo gustati il tramonto in laguna e quando rientriamo in campeggio, è già buio.
20° giorno = Giovedì 7 gennaio 2010
Moulay Bousselham – Larache – Asilah: Km. 100
Asilah – Tangeri – Algeciras/Palmones: Km. 50+10
- Partiamo da Moulay-Bousselham e facciamo la prima tappa a Larache per far spesa
al mercato coperto. In mattinata terminiamo la distribuzione dei pacchi di vestiario alla
baraccopoli di Asilah. Dopo pranzo ci dirigiamo al porto di Tangeri per le operazioni d’imbarco.
Pernottiamo liberamente sul piazzale del centro commerciale di Palmones-Algeciras.
- Questa mattina abbiamo un’attività a sorpresa: facciamo bird-watching dalle finestre
del camper. Durante la notte è piovuto a dirotto e al risveglio i prati del campeggio sono
completamente allagati. Gli aironi sono tutti intorno a noi a cercare cibo nelle pozzanghere.
Alle 8 prendiamo l’autostrada ma usciamo subito al casello successivo. Stiamo andando a fare
spese al mercato coperto
N 35°11'42.21" W 6° 9'20.13" di Larache che già conosciamo dallo scorso
anno. Il sapore delle arance marocchine ci ha conquistato e vogliamo farne scorta.
Sul percorso che riporta all’autostrada, l’area di sosta Comarit
N 35° 9'40.92" W 6° 8'33.76" è
come al solito, gremita di camper. Anche questo tragitto è breve perché stiamo già uscendo
al casello di Asilah. Negli ultimi giorni le occasioni d’incontro con bambini bisognosi sono state
meno del previsto, pertanto, abbiamo ancora un discreto numero di confezioni d’abbigliamento
a disposizione. Nei pressi dello stadio c’è una grande baraccopoli
N 35°27'15.91" W 6° 2'13.43" e
pensiamo, sia il posto giusto per concludere la distribuzione. Ci avviciniamo lungo la strada che
porta alla bidonville dove alcuni ragazzini stanno giocando a calcio con dei barattoli di latta.
Sono sorpresi della nostra presenza e cercano di capire che cosa ci siamo venuti a fare.
Noi prudentemente facciamo già inversione per prepararci la via di fuga. Non appena i bimbi
intuiscono le nostre intenzioni si scatena il finimondo. In un battibaleno, tutte le buste sono
andate a segno nelle mille mani che si protendono verso il finestrino.
Lo schiamazzo ha richiamato una folla di altri bambini che stanno accorrendo dalla baraccopoli.
Non ci resta che fuggire prima che ci raggiungano perché non abbiamo più nulla da regalare.
Nel pomeriggio arriviamo al porto e subiamo passivamente le lungaggini delle operazioni
di dogana. Come se non bastasse, a campione, alcuni veicoli sono indirizzati verso il grande
scanner che analizza elettronicamente il contenuto dei mezzi.
Noi siamo tra i fortunati che hanno così qualcosa da fare mentre aspettano il traghetto.
Sulla banchina del porto, una mamma e la sua bimba sono in cerca di carità e si aggirano tra
le auto in attesa. Sono malconce e vestite di stracci, la bambina è intirizzita dal vento gelido.
Possibile che non ci sia rimasto nulla da regalarle? Verifichiamo.
Come per magia compare un pacco che nella confusione della baraccopoli è rotolato fuori dalla
vista. Contiene una tuta da sci. C’interroghiamo sull’opportunità di aver portato in Africa un
simile capo. Ma come! La bimba sta tremando di freddo e noi stiamo ancora qui a pensare!?
Indossa all’istante la tuta, la taglia è abbondante, per qualche anno starà al caldo.
Il suo sorriso, reso ancora più dolce dal dente che non c’è, fissa nella nostra mente
l’ultima immagine del Marocco.
Sbarchiamo al porto di Algeciras al tramonto e con pochi chilometri, arriviamo a Palmones
dove pernottiamo liberamente in compagnia di tanti altri camper sul piazzale del centro
commerciale
N 36°10'53.09" W 5°26'22.90".
21° giorno = Venerdì 8 gennaio 2010
Algeciras/Palmones – Granada – Motril – Peniscola: Km. 1.100
- Ore 4 partiamo da Algeciras. Nei pressi di Granada e di Alicante, causa neve, subiamo due
deviazioni stradali che ci allungano la tappa di 150 Km. Per il fortissimo vento siamo costretti
a fermarci più volte e a moderare la velocità. Arriviamo a Peniscola alle 21 e pernottiamo
ancora presso l’area di sosta “Peniscola-Plaza” al costo di 8 Euro.
- Partiamo da Algeciras molto presto perché le previsioni meteo sulla strada del rientro
non promettono nulla di buono, mentre i chilometri da fare sono tanti. Dopo Malaga i grossi
fiocchi di neve illuminati dai fari, ci vengono incontro nel buio della notte e danno l’impressione
di essere in un video-game. Il divertimento finisce quando, mischiati al chiarore del mattino,
i lampeggianti della Polizia sbarrano l’autostrada
N 37°14'29.37" W 3°39'6.83" che sale sulla Sierra-
Nevada. Siamo a Granada e l’unica possibilità che abbiamo per continuare il viaggio è quella
di scendere sulla costa fino a Motril
N 36°44'20.86" W 3°29'8.90", proseguire in direzione Almeria
N 36°49'53.08" W 2°30'10.97" e ricongiungersi all’Autovia-del-Mediterraneo a Puerto-Lumbreras
N 37°34'0.82" W 1°49'5.63". Questo scherzetto ci costa un allungamento di 150 Km e una velocità
ridotta in alcuni tratti non autostradali. Anche il vento comincia ad infastidirci e, specialmente
sui viadotti, le maniche sono paurosamente orizzontali. Stiamo arrivando ad Elche
N 38°17'5.93" W 0°43'26.88", le segnaletiche luminose segnalano neve nei pressi di Almansa
N 38°45'35.42" W 0°53'52.23". Scegliamo di percorrere l’autostrada costiera in direzione Alicante
N 38°22'57.84" W 0°27'28.68" e ritornare sul percorso originale alla periferia di Valencia
N 39°20'56.53" W 0°25'45.17". Questa deviazione non aumenta di tanto il chilometraggio ma toglie
la bellezza del paesaggio delle montagne spagnole. È già metà pomeriggio e il vento non ha
mai cessato di darci noia anzi, così come confermano ripetutamente gli avvisi luminosi, è
sempre più forte e soffia a raffiche incostanti. La guida in queste condizioni impone una salda
presa sul volante e una costante rettifica delle imbardate. Gli autotreni, forti del peso del loro
carico, ci superano in continuazione. Nei brevi secondi del sorpasso troviamo sollievo perché
siamo riparati dalle folate laterali. Non si può andare avanti così! Ci fermiamo per la seconda
volta in un’area di servizio riparati tra i TIR in sosta. Assieme a noi ci sono altri camper
che prudentemente hanno fatto la stessa cosa. È già sera, mancano meno di 100 km e
il vento sembra sia diminuito d’intensità. Ripartiamo. Un casellante ci mette al corrente
che il vento sta spirando a più di 100 Km/h e lo ritroveremo fin sulle autostrade francesi.
Sono passate 17 ore da quando ci siamo messi in viaggio e finalmente stiamo uscendo
al casello di Peniscola. Entriamo nell’area di sosta “Peniscola-Plaza”
N 40°23'52.26" E 0°24'46.46";
l’orologio segna le ore 21.
Programmiamo il percorso di domani rinunciando già in partenza alla prevista tappa
di Ventimiglia. Partiremo con la luce del sole e contiamo di arrivare almeno fino all’area di
sosta di “Palavas-les-Flotes” in Francia, nei pressi di Montpellier.
22° giorno = Sabato 9 gennaio 2010
Peniscola – La Palme: Km. 450
- Partiamo da Peniscola alle 7:30 rinunciando alla programmata tappa di Ventimiglia.
Ci accontenteremmo di arrivare all’area di sosta di Palavas-les-Flotes in Francia. Il vento in
autostrada è ancora tremendamente pericoloso e ci obbliga a soste forzate. Non riusciamo ad
arrivare neppure alla più vicina area di sosta di Gruissan. A metà pomeriggio ci rifugiamo sulla
piazza della piccola cittadina francese di La-Palme a soli 70 Km dal confine spagnolo.
- Il vento ci ha scosso per tutta la notte e ancora soffia in modo preoccupante. Il nostro
camper, considerato da noi il più stabile tra quelli posseduti, ieri ci ha dato comunque un
bel da fare. Al fine di abbassare il baricentro riempiamo tutti i serbatoi e spostiamo sul
pavimento quello che di pesante abbiamo in alto. Per precauzione partiamo solo quando
l’alba ha illuminato la freddissima mattina. Come prevedibile, anche oggi stiamo procedendo
a velocità limitata e il vento continua a disturbare la guida. L’ipotesi ribaltamento, rimasta
fino ad ora nei nostri più lugubri pensieri, prende consistenza alla vista di un TIR sfracellato
con le ruote all’aria sulla banchina dell’autostrada. L’incidente avvenuto nella notte, è stato
probabilmente causato dalla mancanza di peso dovuta all’assenza del carico.
Ci fermiamo in area di servizio perché ancora una volta, la guida si è fatta troppo pericolosa.
Ci facciamo coraggio e ripartiamo ma la situazione non è cambiata. Alle 14:30 siamo sui
Pirenei e oltrepassiamo il confine francese con la neve ai bordi delle strade. L’area di sosta
“Palavas-les-Flotes”
N 43°31'53.17" E 3°55'22.34", che ci eravamo prefissati, sta diventando un
miraggio perché mancano ancora 200 Km. Scegliamo un’alternativa più vicina che ci permetta
ugualmente, nella giornata di domani, di percorrere i chilometri che mancano per arrivare
a casa per sera. Ironia della sorte, il punto sosta nel piccolo paese di Gruissan si chiama
“I quattro venti” e dista 100 km
N 43° 6'12.44" E 3° 5'58.06". Sono passati solo 60 Km dal confine
spagnolo, è troppo pericoloso continuare a guidare; usciamo al primo casello. Tentiamo di
percorrere la statale che da tempo affianca l’autostrada su di un livello più basso e,
pensiamo noi, maggiormente riparata dal vento. Non è così, il vento permane,
la strada è a sole due corsie e i TIR tentano comunque sorpassi azzardati.
Basta! Qualsiasi sia la città più vicina, quella sarà la nostra meta!
Il navigatore ci aiuta e dopo poco ci ritroviamo nella piazzetta
N 42°58'24.94" E 2°59'34.51" di
un piccolo paese marittimo di nome La-Palme. Nel parcheggio ci sono altri camper compagni
di sventura che, come noi, qui hanno trovato rifugio. Uno è italiano; facciamo conoscenza.
Passiamo il pomeriggio a parlare dei viaggi da cui stiamo rientrando e con una memorabile
spaghettata in compagnia, chiudiamo una giornata altrettanto indimenticabile.
23° giorno = Domenica 10 gennaio 2010
La Palme – Ventimiglia: Km. 500
Ventimiglia – Casa: Km. 550
- Partiamo da La-Palme alle 3:30 di notte.
In mattinata consumiamo del tempo per la sostituzione di un pneumatico.
Sostiamo per il pranzo e una breve passeggiata a Ventimiglia.
Arriviamo a casa alle 21.
- Sono le 9:30 dell’ultimo giorno; il vento è solo un incubo passato. Stiamo viaggiando
già da 6 ore per recuperare i chilometri non fatti ieri. Per impegni non rimandabili dobbiamo
assolutamente essere a casa per sera. Per fare questo, useremo anche la mezza giornata
di oggi pomeriggio che ci eravamo prudentemente tenuti come margine di sicurezza.
Sul taccuino di viaggio abbiamo appena messo il punto sulla frase ”…per oggi tutto bene.”
quando il camper assume un’andatura ubriaca. “Area di servizio 2 Km”, indica il cartello;
meglio fermarsi e verificare. Il destino ci sta mettendo alla prova. Dopo il brutto tempo iniziale,
le noie meccaniche, le strade franate, gli impantanamenti, i ponti rotti, gli allagamenti, i guadi,
il piccolo tamponamento, la multa, le deviazioni per neve, le soste forzate per il vento,
ora abbiamo una gomma che si sta sgonfiando. Per la precisione, non è il pneumatico
ad essere bucato bensì il cerchio che ha ceduto. Forse sono state fatali le troppe sollecitazioni
subite sulle strade marocchine. Cogliamo il lato positivo e con un istantaneo “rewind”,
rabbrividiamo al pensiero che una foratura ci sarebbe potuta accadere in luoghi e situazioni
molto più critiche. Dopotutto siamo su asfalto pulito e in piano, alla luce del giorno,
la temperatura è mite, non piove, abbiamo crik, martinetto e tutto ciò che ci serve;
per giunta l’area di sosta in cui ci troviamo è l’unica al mondo a non essere maleodorante.
Tempo un’ora e siamo già ripartiti con sosta caffè inclusa.
Utilizziamo il solito punto sosta gratuito di Ventimiglia
N 43°47'36.71" E 7°36'9.01"
per il pranzo e per una rilassante passeggiata lungo i viali del centro.
In tempo utile alle 21, dopo 10.000 Km, spegniamo il camper sotto casa.
Marzo 2010 - due mesi dopo –
- Sono passati due mesi da quando siamo tornati. In questo gelido inverno europeo stiamo
finendo di scrivere il racconto del nostro viaggio rivivendo, passo dopo passo, tutti i momenti
di questa bella esperienza. Non sappiamo se e quando torneremo ma in cantina sta
succedendo un fatto strano: una grande cesta è già piena di piccoli vestitini.
Non potremo più fare a meno di andare a ritrovare tutti i bimbi del Marocco.

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