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Ringraziamo Francesco e Valentina Città di Bucine (AR) da cui riceviamo un simpatico resoconto di viaggio nel medio oriente (anche loro come noi nel 1995)

SIRIA E GIORDANIA - AGOSTO 1995


Appassionati del mondo islamico, io Francesco il capo equipaggio (maschilista), mia moglie Luciana, mia figlia Valentina e mio nipote Christian, viaggiatori e non vacanzieri, irriducibili e instancabili camperisti dalla nascita, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, di culture diverse, di nuovi amici, finalmente nel 1995 partiamo per la mitica Petra.
L'idea era nata in Tunisia, insieme a degli amici di Trento, raggiungere la mitica Petra tramite un avventuroso fantastico viaggio attraverso la Turchia, la Siria e la Giordania, novelli emuli di Burckardt (colui che nei primi del 1800, camuffandosi da beduino, riapri' agli occhi occidentali la capitale dei Nabatei). Burckardt spinto dall'amore per la conoscenza, dalla voglia della scoperta tra i suoi numerosi viaggi riusci' a penetrare nei segreti e nelle ritrosie dei gelosi pastori beduini. Annotò pazientemente tutto nei suoi diari che pubblicati servirono alla riscoperta di questa regione.
Noi abbiamo fatto finta di ignorare che giornalmente aerei di tutto il mondo fanno la spola scaricando carovane, moderne, di turisti frettolosi che, seguendo la moda dei fast food, piantano la loro bandierina solo per dire "ci sono stato". Ci siamo immaginati un viaggio vero, un itinerario non da turisti, una conoscenza, veloce certo, ma vera con le popolazioni del luogo. Col senno di poi possiamo dire: non ci siamo sbagliati.
Prenotato il traghetto per Kusadasi tramite la compagnia Marlines con la motonave "Countess" gia' da febbraio, preparati minuziosamente con cartine, libri, guide, articoli e creato un logo tutto nostro "CLUB DEI GIRELLONI ", fatto stampare su magliette, cappellini e impermiabilini, finalmente a fine luglio, gasatissimi, si parte.

29 Luglio 95
Ci troviamo con gli altri due equipaggi di Trento, Roberto, Daniela e la figlia Martina, Tony, Carol e il figlio Luca ad Ancona alle 12.00. E' sabato, la partenza e' prevista per le 18.00 e siamo in fila in una coda interminabile di mezzi, auto e camper. I primi contatti e ci accorgiamo che vanno tutti in Turchia, solo un paio di motociclisti sembrano intenzionati a un giro piu' lungo direzione Siria, Giordania, Egitto, Libia, Tunisia e rientro. Il nostro traghetto comincia subito a dare segnali preoccupanti, e' in ritardo, e sembra che sia la norma. Noi abbiamo prenotato cabine interne a 4 letti. Speriamo bene.
Finalmente, a tarda ora, la nostra motonave arriva. Non e' molto grande, né sembra uscita di recente dai cantieri di costruzione. Dopo un arrembaggio all'ultimo mezzo, saliamo a bordo. Ci assegnano la nostra cabina, che e' identica a quella dei nostri amici, e sembra un pertugio per emigranti. Per entrare dobbiamo fare a turno. In piu' la mia brandina presenta uno sfondamento al centro, sembra un amaca semirigida. Speriamo bene. E finalmente si parte con un buon ritardo. Cominciano i primi brontolii da parte di tutti i passeggeri.
30/31 Luglio 1995
Due giornate in mare con la nostra nave che dimostra tutti i suoi anni e dimostra che il ritardo ad Ancona non e' casuale, ma la norma. Viene quindi ribattezzata "Vecchia Ciabatta". A bordo nel piccolo spazio a disposizione troviamo anche una piccola piscina (eufemismo) che e' presa d'assalto, specie dai ragazzi. Dovremo arrivare domani alle 12.00. Continuiamo a fare progetti mentre comincia a serpeggiare un po' di noia, ma e' il viaggio di andata e lo stimolo di arrivare e' piu' forte della lunghezza della traversata.
01 Agosto 95
E finalmente terra, terra. Con il previsto ritardo siamo arrivati a Kusadasi. E' dall'89 che non ritorno in Turchia, ma ho subito l'impressione che sia cominciata una cementificazione selvaggia. Facciamo frontiera, e grazie alla nostre Luciana e Carol riusciamo a scavalcare tutta la fila. Siamo in Turchia e ci accorgiamo che qui la svalutazione e' stata "leggermente superiore alla nostra". Un dollaro uguale a 44.500 lire turche. Una pieno di gasolio 780.000 lire turche. Le nostre lire turche dell'89 non sono piu' in corso. Via, partiamo, direzione Siria. La Turchia e' comunque sempre splendida.
02 Agosto 95
Giornata di trasferimento. Dopo un rapido consulto decidiamo di attraversare la Turchia a sud tramite la strada costiera. Strada bellissima per il paesaggio. Va su e giu' con splendidi panorami sul mare, ma non adatta per il transito veloce. Infinite calette che ci proponiamo di rivedere in un prossimo viaggio only Turchia. Ci fermiamo per la notte in una baietta che all'imbrunire ci invita ad un bagno rinfrescante. Tutti in acqua anche con pile sub. Ci accorgeremo solo domani, alla partenza che e' una specie di discarica. Sich!!!!! Con tutti i bellissimi posti che abbiamo attraversato!!!
03 Agosto 95
Ci avviciniamo alla frontiera siriana attraversando un immenso sito industriale. Siamo abituati alle frontiere arabe, e alla loro lentezza, ma in questo viaggio raggiungeremo il massimo. Siamo praticamente gli unici turisti occidentali. Passata la zona turca ci mettiamo in fila per quella siriana, e scopriamo subito che la fila non vale. I doganieri siriani, con estrema calma, ci dicono che prima passano tutti i siriani, poi i turisti. Scopriamo "con piacere" che gli uffici doganali sono dislocati in ordine sparso, uno a destra, uno a sinistra, uno dietro , uno al primo piano etc e devono essere fatti a sequenza. Anche qui esiste il solito maneggione che si offre per sbrigare le pratiche.
Uno di questi maneggioni ci affianca e non ce ne liberiamo. Le nostre esperte Carol, Luciana e Daniela cominciano i vari giri. Da una parte la timbratura del passaporto, da un'altra l'assicurazione, da un'altra il pagamento dei diritti doganali, da un'altra il nulla osta dei finanzieri locali, da un'altra la tassa diesel e via. La tassa diesel e' studiata proprio per i turisti, dato che il gasolio costa due lire tutti i mezzi alimentati con questo carburante pagano una tassa proporzionale al tempo di soggiorno, cosi' si azzera il beneficio. Dopo quattro ore e il pagamento di 170 dollari riusciamo ad entrare in Siria.
Entrati in Siria ci troviamo con un altro paesaggio e con un altro ambiente umano e sociale. Paesaggio arido , semidesertico, avvertiamo quasi subito il tenore di vita diverso rispetto alla Turchia, estremamente basso, e il tipo di organizzazione statalista. Si incontrano mezzi con enormi poster di Assad, il presidente siriano, oppure con quelli che raffigurano il figlio di Assad. Ci dirigiamo verso San Simeone (Qalah Siman) il luogo dove il santo, nel 400 d.c., visse in una celletta sulla sommita' di una colonna.
Arriviamo di sera e la zona archeologica, il monastero, sta per chiudere e decidiamo di dormire nel parcheggio del luogo. Facciamo conoscenza con il custode che ci prende subito in simpatia, ci invita a bere una birra e facciamo quattro chiacchiere, con molta fatica per la verita'. Lui parla solo arabo, ma si fa capire. Cominciamo a conoscere l'ospitalita' del popolo siriano. Sappiamo, per esperienza, che nel mondo islamico l'ospite e' sacro, ma dato che siamo in medio oriente e che esiste tensione tra le varie popolazioni e il conflitto con Israele, abbiamo un po' di perplessita' per l'accoglienza dovuta a turisti fuori dalle rotte normali.
04 agosto 95
Ci svegliamo alle 7, le donne dormono, e visitiamo il monastero in un atmosfera irreale. Giro da solo, non sara' l'unica volta in questo viaggio, tra i ruderi abbastanza ben conservati lasciando la mente fantasticare sul misticismo cristiano dell'epoca. Il monastero e' costruito intorno alla colonna (stele) del santo, da qui la denominazione santi stiliti dato che, all'epoca, non era un'eccezione la vita di eremiti su colonne. Poco piu' tardi gli unici visitatori: un gruppo di studentesse arabe vestite tutte nell'identico modo con fazzolettino e tunicone. Il nostro amico custode ieri sera ci aveva fatto capire che lui e' dipendente statale e che i controlli governativi sono rigidi. Però si dimentica di darci la ricevuta dell'ingresso!!
Partenza. Direzione Aleppo. Cominciamo ad incrociare traffico locale, degli strani mezzi simbiotici, mezze api e mezzi trattori che fanno un fumo terribile, adorni di strani pendagli. Non si vedono industrie, né agricoltura in essere. Attraversiamo un piccolo paese con il suo souk (mercato) ed arriviamo ad Aleppo. Una delle pochissime citta' siriane. Troviamo e ci installiamo nell'unico campeggio (non ne troveremo altri) alla periferia della citta'.
Noleggiamo un taxi pulmino che ci porta in centro. Avevamo gia' intravisto questi mezzi all'arrivo e ci sembravano guidati con molta allegria, ma adesso che ci siamo dentro ci accorgiamo che sembrano un videogame. La velocita' e' sempre sostenuta, le sterzate vengono effettuate solo in extremis e il clacson e' sempre in funzione. Le donne cominciano ad urlare prevedendo che faremo una strage di passanti e mezzi. Non sappiamo come, ma riusciamo ad arrivare integri al centro, dopo che il nostro autista ha fatto imbestialire e mandato a quel paese numerosi passanti che non ci stavano ad essere investiti.
Visitiamo Aleppo. Entriamo nella Cittadella, di origine intorno al mille, che ci impressiona molto di piu' all'esterno che non internamente. Scarsa la manutenzione e la pulizia. Ci ristoriamo gli occhi nella Grande Moschea dove ci fanno entrare solo dopo una vestizione in nero assoluto, comprensivo di cappuccio e non intendo quello del bar.
Infine cerchiamo il famoso souk che e' un'attrattiva per tutto il medio oriente. Girovaghiamo in numerose stradine dove per la guida c'e' e si svolge il gran bazar di compravendite ed esposizioni di merci, ma non ne troviamo traccia, finche' scopriamo di aver beccato il giorno di riposo settimanale. Peccato.
Rientriamo con il solito taxi-pulmino al campeggio dove ci ristoriamo e facciamo il nostro primo cambio "nero", conveniente, ma nulla di trascendentale. Comunque un cambio vero e non una truffa come ci e' successo a suo tempo in Ungheria, dove ci hanno propinato dinari iugoslavi, valore zero, al posto di fiorini. Consulto strategico per la tappa successiva e decidiamo di raggiungere Palmira, la patria della bellissima Zenobia, tramite la strada del deserto che costeggia l'Iraq e il fiume Eufrate.
05 Agosto 95
Partiamo di buon ora. Turisti occidentali zero e avendo scelto una strada al confine con l'Iraq ne prevediamo ancor meno. L'itinerario che costeggia l'Iraq ci fa scoprire una realta' antica per i nostri occhi e per la nostra cultura. Ci fermiamo ad osservare contadini che separano il grano o l'orzo tramite il lancio in aria, il vento pensa a separare gli elementi in caduta. Altri che utilizzano il cavallo legato ad un palo e girando incessantemente schiaccia il frumento. Le donne siriane, anche per fare questi lavori, sono sempre vestite con abiti dai colori sgargianti e bellissimi.
Il nostro amico Roberto, denominato inviato speciale, si butta a capofitto con telecamera e fotocamera. Io ho un po' di ritrosia conoscendo gli usi e costumi arabi e la loro ritrosia per le riprese e foto. Ma qui invece siamo accolti con calore e simpatia. Addirittura si mettono in posa. Cominciamo ad avvertire l'ospitalita' e la generosita' di questa gente.
Mano a mano che ci allontaniamo da Aleppo muta il paesaggio facendosi sempre piu' arido e il caldo si fa sentire. Partendo dall'Italia a chi indicavo la Siria e la Giordania come la nostra meta delle vacanze mi sentivo rivolgere l'appellativo di incosciente. Le critiche piu' ripetute erano che andavamo in posti dove vi erano popoli pericolosi e un clima dal caldo impossibile. Salvo due eccezioni per il clima, qui nel deserto ai confini con l'Iraq e Aqaba sul mar Rosso, avremmo smentito tutte queste cassandre.
Dopo molti chilometri di deserto e qualche sparsa tenda beduina, incontriamo un gruppetto di case. Roberto, il nostro inviato speciale, parte all'attacco e noi dietro. Scopriamo un mondo che ci porta, con un salto temporale, al tempo biblico. Casette fatiscenti, niente elettricita', una mucca, un asinello e nulla piu'. Vediamo dei bambini, che non sono né petulanti né accattoni, a cui regaliamo alcuni giocattoli che abbiamo appositamente portato dall'Italia. In un attimo tutto il villaggio e' con noi e con dignita' ci ringrazia, ci invita al solito a scattare foto mettendoci a disposizione asinelli, mettendosi in posa con noi, anche le donne si fanno belle e si mettono in mostra.
Stranamente arriva dopo poco una macchina della polizia e ci redarguisce per la fermata in un paesetto senza prima aver avvertito le autorita'. Dicono che siamo liberi di fermarci dove vogliamo, ma prima dobbiamo chiedere il permesso. Sara' comunque la prima ed unica volta che ci fanno un'osservazione del genere e in seguito nessuno ci impedira' nulla.
Proseguiamo e cominciamo a seguire il corso del fiume Eufrate . Reminiscenze storiche: il Tigri e l'Eufrate, come e' lontano l'occidente e il XX secolo, traffico zero, modernita' zero, industria zero, miseria, sebbene dignitosa, tanta. Arriviamo ad un paesetto vero. Adocchiamo un pertugio in una casa dove si assiepano alcune persone. Si, e' un forno, e abbiamo necessita' di pane. Ci fermiamo.
Il pane arabo e' particolare. E' una specie di piadina romagnola, piu' grande e fatta senza lievito, quindi azzima. Per le necessita' ce ne vogliono piu' di uno a testa e noi siamo tre equipaggi. Luciana scende e vede che ce ne sono in vendita anche al bordo della strada. Però la nostra "piadina" e' stesa in terra senza nulla sotto. Prosegue e cerca di trovare il forno "pertugio". Lo trova, fa la fila e ne chiede una bella quantita'. E' fumante, appena sfornato. Chiede il prezzo per pagare e sorpresa: gli fanno capire che siamo turisti e quindi tutto gratis!!!!! Non sara' la prima volta. Ringraziamo e proseguiamo.
Arriviamo al confine con l'Iraq. Non avvertiamo nessuna particolare tensione. Non abbiamo provato, ma penso che avremmo potuto fare un escursione nel paese famoso per la guerra del Golfo. Dopo aver pranzato e aver "subito" l'ennesima gentilezza, un signore ci ha portati al distributore che stavamo cercando; proseguiamo per Palmira, la nostra meta odierna.
L'avvicinamento a Palmira e' tramite il deserto vero, sabbia , dune, caldo. Fortuna che la strada e' ben asfaltata e non ci crea problemi. Solo, ed e' una delle due eccezioni, abbiamo la cabina del camper che arriva a 45 gradi e la nostra aria condizionata non funziona. Pazienza. Riviviamo i racconti dei beduini che stremati dal passaggio nel deserto arrivavano a Palmira (oasi di palme , il palmeto), che appariva come un miraggio con i suoi lussureggianti palmeti e le sue sorgenti di acqua sulfurea e tonificante.
Palmira e Zenobia la bellissima regina nera che osò confrontarsi con Roma. La leggenda ci tramanda la cattura e la deportazione con catene d'oro. Arriviamo in serata e finalmente intravediamo un camper solitario che come noi ha scelto questa meta affascinante e intrigante. Siamo in una larga spianata dove i reperti storici, quasi tutti romani simili ad una Pompei orientale, sono aperti e agibili a tutti. Non esiste recinzione né tantomeno biglietto d'ingresso, forse per la vastita' del sito. Su una collina sorge minaccioso un vecchio castello arabo.
Decidiamo di andare subito a visitare il castello. Ci inerpichiamo per una stradina stretta e ripidissima. Sara' una costante per il medio oriente. Salite incredibili e discese vertiginose. Arriviamo all'entrata del castello ma e' chiuso, vi e' pericolo per i visitatori, forse anche qui per la mancanza di manutenzione. Anche questo e' una costante del mondo arabo, non esiste la mentalita' della riparazione o manutenzione. Spesso abbiamo incontrato strutture moderne, recenti, in decadimento appunto per la mancanza di manutenzione.
Torniamo a valle e tramite una pista ci inoltriamo nella zona archeologica e ci fermiamo in uno spiazzo ai limiti di una via colonnata, in ottimo stato di conservazione. Siamo solo noi, scende la notte e dal buio piu' assoluto vediamo muoversi delle luci e delle ombre. Che siano i fantasmi del posto? No, sono solo dei ragazzi locali che sopra a dei cammelli (dromedari ma noi continuiamo a chiamarli cammelli) percorrono le viuzze del sito. Sembra di essere in un film d'epoca, no e' la realta e ci facciamo coinvolgere in questa passeggiata nel tempo. Andiamo a letto nelle nostre cuccette del camper. In che epoca ci risveglieremo domani?
06 Agosto 95
Eh no, ci siamo svegliati e con rammarico siamo nel XX secolo. Utilizziamo la mattina per la visita della zona romana, ci siamo dentro con il camper, del tempio di Baal e delle tombe sparse nei dintorni. Il santuario di Baal ricorda i tempi egiziani, sia per la mole, sia per le divinita' babilonesi che vi vengono raffigurate, ed una di queste e' proprio Baal. Ritorniamo ai mezzi e con questi giriamo nelle campagne visitando varie tombe nella distesa di sabbia rossiccia. Infine ci infiliamo in un Hotel che ha monopolizzato una delle sorgenti sulfuree del tempo e ci buttiamo nella piscina ricavata da questa sorgente.
Infine decidiamo di partire alla volta del Krak dei Cavalieri, facendo un salto temporale storico, dal tempo dei Romani, della regina Zenobia, dei Babilonesi alle crociate, al medioevo. Ci lasciamo alle spalle il deserto e dirigiamo verso Homs, una delle pochissime cittadine dall'aspetto modernizzante che danno un impressione strana nel contesto di questa regione. Ma la cittadina, quasi schiva e timorosa del turbamento che può produrre, rimane confinata in se stessa e bastano pochi chilometri per rientrare nell'atmosfera mediorientale.
Il clima e' stupendo, caldo ma con un venticello delizioso che non ci fa rimpiangere né la lontananza del mare né il clima europeo. In certi posti troviamo addirittura gli alberi piegati che ci fanno intuire la costante ventosa di queste zone. Arriviamo sotto la fortezza con la solita stradina con forte pendenza. La fortezza di origine araba prende il nome probabilmente dalla storpiatura araba Hisn-al-Akrad (fortezza dei curdi) e dai cavalieri di Malta, "Krak dei Cavalieri", dopo che, dalla conquista del principe Tancredi nel 1100, e vari passaggi fu consegnato a loro.
L'imponenza del castello, siamo a 650 metri circa e poco a sud il Libano con la Palestina e Gerusalemme, danno subito idea dell'importanza del Krak. A riprova della zona altamente strategica numerosi aeri da guerra sfrecciano sopra le nostre teste. Siamo, come gia' detto, al confine con il Libano e la conflittualita' in queste zone e' sempre alta. La fortezza immensa sembra ricordare, a tutti, tempi di guerra passati e odierni. Torniamo al nostro viaggio di scoperta e con disappunto ci accorgiamo che e' giorno di chiusura, così non possiamo visitare l'interno della roccaforte. Pazienza, facciamo un giro perimetrale, che ci impegna data l'imponenza della fortezza e ripartiamo direzione Damasco.
Scesi a valle ci accorgiamo che si e' fatto tardi e decidiamo di fare sosta e dormire in una piazzola della superstrada che ci riconduce a Homs. Siamo a pochi chilometri dal territorio libanese, ma nonostante gli aerei continuino a passare allegramente sulle nostre teste, noi non avvertiamo nessun timore e trascorriamo una piacevole notte.
07 Agosto 95
Ripartiamo di buon ora, con le rimostranze di mia moglie che non gradisce le levatacce, direzione frontiera con la Giordania, passando prima da Bosra e Damasco. Bosra antichissima, se ne hanno notizie dall'epoca degli antichi egizi, importante crocevia mercantile dei nabatei, seconda solo a Petra, conquistata dai Romani onnipresenti, sede di profezie islamiche, conserva reperti ben conservati. Notevole l'anfiteatro romano, 35000 posti a sedere, che visitiamo, al solito, da isolati turisti o quasi, e la parte araba che trascuriamo per problemi di tempo.
Lasciata Bosra, velocemente arriviamo a Damasco, l'unica vera citta' siriana che, nonostante la sua modernizzazione, non perde il proprio stile orientale. Lasciamo i mezzi in un grande parcheggio vicino al grandioso souk e ci avventuriamo fra la babele delle stradine dei mercanti. Cerchiamo invano le preziose stoffe damascate, ci contentiamo di girare e curiosare tra le numerose bancarelle degli ambulanti e dei negozi. Nei souk e in genere nel mondo arabo nelle zone commerciali si assiste a zone tematiche, in una zona tutti gli orafi, nell'altra i ciabattini, nell'altra i sarti, gli speziali e cosi' via. Ciò permette un confronto immediato e una scelta tra le varie proposte o professioni.
Non abbiamo indugiato molto nel mercato, anche perché la nostra meta e' e rimane la mitica Petra, ed anche perché la contrattazione con i mercanti arabi ha tutto un rituale che impegna ore e ore l'acquirente e il venditore. Di regola si parte da una richiesta che e' come minimo tre volte il valore di realizzo, per passare all'immancabile the' e alla storia di tutta la famiglia, sempre assai numerosa.
Lasciato il souk passiamo a visitare la Grande Moschea, che non potevamo ignorare data la sua importanza. Infatti oltre alla consueta bellezza della moschea qui si trova il luogo ove si dice conservata la testa di san Giovanni Battista. Venerato anche dagli islamici quale uno dei profeti, al pari di Gesu' prima della venuta di Maometto. Solito rituale della vestizione, ingresso nella grande ala aperta ove si trova la fontana dell'abluzione. Gli islamici eseguono il rito del lavarsi i piedi e mani prima di entrare nella moschea. Entriamo infine a visitare questo luogo sacro che ci affascina per la convergenza di culto passato dalla prima chiesa cristiana a quella islamica sempre a base con il Battista.
Lasciamo Damasco e arriviamo alla frontiera Giordana. Cambiamo i nostri dollari (cambio 1 dinaro giordano uguale a 2350 lirette), paghiamo i soliti balzelli doganali e con relativa velocita' (solo tre ore, le nostre guide Luciana, Carol e Daniela si sono fatte esperte nella solita confusione di uffici e balzelli) siamo fuori frontiera. La nuova nazione ci appare sicuramente piu' avanti, sia dal punto di vista sociale che per l'organizzazione e ce ne accorgeremo in seguito per una piccola disavventura a Jerasa. E' tardi e dormiamo lungo l'autostrada per Amman.
08 Agosto 95
Solita sveglia mattutina ( ore 7 ) e con una buona superstrada giungiamo ad Amman, la capitale Giordana, siamo nell'unica citta' vera del regno Hashemita, piu' di un milione di abitanti con negozi, hotel e supermercati all'avanguardia. Ma anche qui si avverte il rispetto e la cortesia verso lo straniero e il turista. Parcheggiamo i camper e subito veniamo raggiunti da alcune persone che ci offrono bibite per tutti. Contraccambio regalando i nostri berrettini con il logo del club dei girelloni.
Facciamo un piccolo giro e ci accorgiamo che la grande citta' ha perso la propria origine millenaria, dalle origini lontanissime ricordate nella Bibbia (Rabbath Ammon), la citta' degli Ammoniti, centro vitale nelle vie carovaniere al tempo dei nabatei e dei romani, conserva oggi poche testimonianze storiche se si esclude la cittadella e l'anfiteatro romano. Ciò nonostante il sapore antico e la tradizione si ritrova nel souk che vede insieme uomini d'affari e beduini .
Ad Amman ci informiamo sulla possibilita' di una escursione ad Israele, consapevoli comunque della difficolta' e della cautela che dovremo usare per non far lasciare traccia nei nostri passaporti in quanto, in caso contrario, avremmo molte difficolta' a rientrare in Siria. Ci informiamo in diversi agenzie, ma tutte tentano di farci pernottare a Gerusalemme per le difficolta' di rientro alla frontiera. Decidiamo di soprassedere e di verificare al ritorno l'effettiva possibilita' di organizzarsi da soli.
Per raggiungere il mar Rosso da Amman vi sono, oggi, tre strade. Una e' la moderna autostrada percorsa da enormi camion che fanno la spola tra Aqaba e l'Arabia Saudita. Un'altra e' quella che costeggia il mar Morto (Dead Sea) che percorreremo al ritorno. L'ultima e' invece la vecchia carovaniera, la strada dei re, percorsa dai mercanti , dai romani, dai nabatei e dal club dei girelloni , all'andata con qualche piccola deviazione.
La prima deviazione la facciamo lasciando la capitale con direzione Zarqa Main. Questo posto e' una stazione termale, enormi cascate di acqua calda (50-70°C) che alimentano i bagni e le piscine di una grazioso hotel, ma che sono anche allo stato naturale lungo un uadi (fiume) riscaldato proprio da queste sorgenti.
L'avvicinamento alla zona ripropone l'avventura di strade costruite con pendenze incredibili, penso che si avvicinino al 25%-27%. La guida deve essere molto prudente e accorta per preservare le parti frenanti. A paragone le nostre strade alpine sono falsipiani. E proprio in questa zona troviamo una piccolo gruppo di camper ( in tutto il mese ne avremo incontrati al massimo 15) guidati dal simpatico dott. Barbato che finalmente conosco di persona dopo alcune volte che ci siamo sentiti per telefono e per fax. Anche loro hanno programmato grosso modo il nostro giro.
Ci conosciamo a meta' discesa mentre sono fermi perché un loro mezzo ha il liquido dei freni in ebollizione e tentano di farlo raffreddare. Penso seriamente con preoccupazione che anche la risalita non sara' agevole sia per la strettezza della carreggiata sia per la pesantezza dei nostri mezzi. Arriviamo con un certo patema d'animo al fondo della valle e parcheggiamo in un clima di calda umidita'.
Ci attrezziamo con i costumi e dopo una piccola passeggiata avvistiamo le cascate termali che imbiancano la zona ove scorrono. Sono dalla parte opposta del fiume, rispetto a noi, e quindi siamo costretti ad un guado che, data l'acqua caldissima, viene effettuato allo stile del "camminare sui carboni ardenti". C'e' chi non ce la fa e torna velocemente indietro. Noi uomini duri passiamo, insieme ai ragazzi, e ci immergiamo sotto la cascata. Ma dopo pochi minuti, vista la nostra pelle divenire tipo bollito alla veneziana, siamo costretti ad uscire e stravolti riprendere fiato.
Dopo le nostre abluzioni riprendiamo la strada del ritorno, per tornare sulla strada dei re, partendo a distanza di qualche minuto l'uno dall'altro avendo paura di bloccarci in salita l'uno con l'altro. Con il baracchino ci segnaliamo via libera e risaliamo utilizzando anche il metodo del serpente (risalire ondeggiando a destra e sinistra per spezzare la pendenza), senza il quale, perlomeno con il mio mezzo, un camper Pilote 590 di circa 7 metri, avrei avuto difficolta' ad arrivare.
Dopo la fatica della risalita troviamo uno spiazzo ove decidiamo di dormire. Mentre prepariamo la cena e i ragazzi giocano, Valentina richiama la nostra attenzione su uno scorpione che fa capolino da sotto una pietra. Rapido consulto e preferiamo non correre rischi eliminando il possibile pericolo, siamo in una zona dove gli scorpioni sono velenosi, ripulendo il piu' possibile la zona . Comunque non cambiamo posto e ci ritiriamo a dormire dopo un tentativo di intravedere all'orizzonte il mar morto.
09 Agosto 95
Solita levataccia e via per la mitica strada dei Re. Non possiamo però rinunciare alla deviazione che ci porta sul monte Nebo. Dalla sommita' del quale Mose' vide la terra promessa e mori', non giungendovi mai. Qui si ritiene essere la sua tomba e il ritrovamento di antichi siti avvalla tale ipotesi. Sotto la tutela e la conduzione di frati Francescani oggi osserviamo il sito archeologico, la chiesa, i suoi reperti e il luogo dove la tradizione pone il decesso di Mose'. Il luogo dovrebbe poter far ammirare la valle del giordano, il mar Morto e fino a Gerusalemme. Di fatto la foschia impedisce tutto ciò. Ma l'atmosfera ripaga quello che non vediamo, e solo immaginiamo.
In questo viaggio il tempo e' sicuramente scorso a ritroso, sia per la tradizionale societa' e cultura araba, sia per i luoghi storici, sia, essendo quasi sempre solitari viaggiatori, per la sensazione di essere novelli Livingstone nello spazio temporale che piu' ci aggrada.
Lasciata l'ultima dimora di Mose', con la segreta speranza di riuscire ad arrivare oltre Aqaba, nella penisola del Sinai, nel monastero di Santa Caterina dove si trova il roveto ardente, altra tappa di Mose', ci dirigiamo a sud verso Al-Karak dove sostiamo per il pranzo e una rapida visita alla fortezza costruita dai crociati.
Riprendiamo il cammino e seguiamo il tuortoso saliscendi della strada dei Re. Salite e discese, al solito, incredibili. Un avvistamento maestoso ci impone una fermata. Un nibbio reale, apertura alare di circa 3 metri, ci saluta nobilmente dall'alto. Poco dopo per una sosta tecnica veniamo forzatamente indotti a farci fotografare con un vecchio beduino che vuole a tutti i costi una foto con noi. Ha al suo fianco un bellissimo pugnale che ostenta orgoglioso quale segno della sua virilita'. Ci saluta fraternamente e ci augura buon viaggio.
Il paesaggio, di montagna e' aspro e brullo, se non desertico sassoso, e spesso incontriamo capre e pecore che non immaginiamo dove possano trovare il pascolo. Sporadicamente tende beduine, e ragazzini pastori che al nostro incontro si ritraggono timorosi. Ci fermiamo in un posto sperduto presso una tenda solitaria. Non c'e' niente nei dintorni, non si vedono mezzi di sostentamento e allora capiamo o forse pensiamo di capire perché quel vecchio, ci sembra assai vecchio, e' sotto la tenda e fuma asceticamente un po' d'erba. E' l'unica cosa che ha.
E' sera e arriviamo a Petra. Finalmente. E' sicuramente l'unico, o uno dei poche obbiettivi turistici della Giordania. Troviamo numerosi hotel, attrezzature turistiche,. baracchini, ma comunque non molti turisti. Petra, l'antica Petra, e' comunque ancora distante e si raggiunge solo a piedi o a cavallo. Cerchiamo un posto per fermarci e lo troviamo proprio all'ingresso della zona archeologica, accanto alla locale stazione di polizia che gentilmente ci permette la sosta.
10 Agosto 95
L'itinerario che ci ha portato a Petra, sebbene non si sia trattato di una pista desertica, ma di strade asfaltate non ci ha comunque tolto il fascino di un viaggio nella storia e nel tempo, facendoci conoscere ed apprezzare popolazioni (siriani, giordani, palestinesi) che ci hanno accolto ovunque con gioia e rispetto, dividendo con noi quel poco che hanno. E' difficile capire l'atavico conflitto che hanno con gli ebrei.
Petra ha origini antichissime, se ne hanno tracce fin dal XIII secolo a.c., ha una storia che va dagli antichi Edomiti, ai nabatei, ai soliti romani. E' comunque fondamentalmente ricordata per essere stata la capitale e centro carovaniero ai tempi dei Nabatei. Crocevia dei Dayr). Si raggiunge dopo una scarpinata di 45 minuti salendo per circa 400 metri. Noleggiamo alcuni asini per i ragazzi. Ci inoltriamo per una salita ripida e scoscesa, piena di dirupi che visti dalla soma dell'asino non ispirano gran che. I ragazzi beduini che guidano gli asini, probabilmente abituati, cominciano a far correre le bestie, quasi una gara tra questi meandri, causando un bello spavento ai nostri ragazzi. Dopo una bella sgridata rimettiamo le cose a posto e ci incamminiamo.
Dopo un'oretta, stremati, distrutti arriviamo in cima alla montagna e da una caverna "bar", ammiriamo il monumento imponente (40 di altezza e 50 di larghezza) che solitario torreggia sulla vallata. Alcuni turisti, tra cui anche i nostri amici trentini esperti in roccia, si inerpicano sulla sua sommita', dalla quale la guida annota una splendida veduta fino all'Arabia. Io mi limito a fotografare e filmare dal basso.
La magia del luogo mi affascina e nel mio intimo segno questo posto, e lo pongo come preferenze accanto al fascinoso Capo Nord, meta del nostro primo viaggio in camper, al Marocco primo viaggio nel mondo islamico, e a Parigi citta' universale. Rientriamo a tarda sera ai camper, non si può pernottare nell'area archeologica, e non contento della giornata estenuante faccio una passeggiata al vicino paese. Ne risentirò pesantemente l'indomani quando i miei amici Roberto e Tony torneranno per delle foto mattutine ed io invece li aspetterò a bordo del mezzo.
11 Agosto 95
Come gia' detto io mi riposo mentre gli amici si rifanno 5 chilometri per delle foto mattutine. Appena rientrano, dopo aver fatto acqua dalla postazione di polizia, dopo uno scambio di bottiglie di vino, partiamo verso Aqaba (mar Rosso). Ancora un pezzo di strada dei re e poi, tramite una moderna superstrada, giu' verso il mare. Aqaba, praticamente confina con Israele (Elat), e' una cittadina di mare, non presenta comunque nulla di caotico né di affollato. Alla periferia direzione Arabia Saudita, vicino ad un centro sub, ci fermiamo su una spiaggia attrezzata di ombrelloni fissi. Siamo al solito soli soletti, salvo qualche locale.
Tutti si accorgono che siamo sulle rive del mar Rosso e sulla barriera corallina che giunge fino alla spiaggia. Via con i costumi, i locali cominciano a guardare le nostre signore che per loro sicuramente hanno dei costumi estremamente provocanti, ma null'altro che delle fugaci occhiate.
L'assalto all'acqua e' all'ultimo sangue, sangue vero. Tutti dentro. Io mi sono attardato per preparare l'attrezzatura di ripresa subacquea. Dopo il primo tuffo, vedo tutti riuscire precipitosamente e con aspetto dolorante. Si sono tuffati nel mezzo della barriera corallina piena di ricci di mare enormi e corallo tagliente. Sono tutti pieni di spine e taglietti dolorosi. Il secondo tuffo viene effettuato con maggiore cautela.
Il mar rosso mantiene tutte le sue promesse ed aspettative, flora e fauna sono un regno multicolore incredibile, spariamo foto a raffica e tento anche di filmare nonostante un po' di corrente che ci fa ondeggiare. Pesci di ogni colore e forma. Ricci e corallo, rocce colorate. Strabiliante. Naturalmente pensiamo che sia tutto sotto protezione e non asportiamo nulla.
Ci riposiamo sotto gli ombrelloni enormi piantati sulla sabbia . Unica nota stonata, ma forse c'era da aspettarselo, alcune costruzioni in essere vicino alla battigia, ma per il momento non vi e' nessuno. Continuiamo a tuffarci e nel frattempo decidiamo di andare a dormire nel deserto (Wadi Rum), anche su consiglio di Barbato (ricordate l'abbiamo incontrato vicino alle terme delle sorgenti calde) che ci indicava il deserto quale zona per poter dormire al fresco, qui ad Aqaba non si respira dal caldo, neanche sulla riva del mare.
Prima di spostarci però intravediamo dei locali che su degli zatteroni improvvisati, polistirolo, rientrano a riva con delle cernie nere stupende; le hanno pescate con un semplice filo!!!!. Ci avviciniamo e chiediamo se ne ce possono vendere alcune. La trattativa ha il suo esito positivo e ci vendono 4 cernie giganti. Per noi il prezzo e' irrisorio, ma sospettiamo che cosi' non sia per loro, tanto e' che ce le preparano pulite di tutto punto contenti di averle vendute.
Ci trasferiamo sul deserto che data la sua posizione su un altopiano che si estende fino all'Arabia Saudita e' ideale per una buona dormita. Ceniamo con le nostre cernie, dopo una buona cottura tramite i barbecue portati da casa e con l'unico rammarico di averne comprate poche. Dopo cena ci accorgiamo che e' arrivato anche il gruppo Barbato. Siamo nel deserto Wadi Rum. Attentamente presidiato essendo zona di confine e di facile contrabbando. Il luogo che richiama le gesta di Lawrence d'Arabia. Domani faremo un escursione con dei fuoristrada.
12 Agosto 95
Noleggiamo 3 fuoristrada scarrettate e partiamo per la nostra escursione.Si parte subito con una velocita' tremenda. Sembra che gli autisti dei mezzi vogliano fare a gara tra loro. Scopriremo invece che l'alta velocita' e' necessaria per non rimanere insabbiati dato che hanno le gomme delle ruote cosi' vecchie da essere quasi lisce e quindi non fanno molta presa.
Andiamo in giro gustandoci il deserto, le dune , le rocce, fino ad una piccola sosta dove ci sono incisioni rupestri. Incontriamo anche le guardie giordane del deserto che con il cammello presidiano la frontiere. Hanno dei vestiti stupendi e volentieri posano per noi. Ci fermiamo anche presso una tenda di beduini dove, senza nulla chiedere in cambio, ci offrono il tradizionale te'. Questa zona e' stata teatro delle riprese di alcuni film, tra cui Lawrence d'Arabia, cosi' come Petra e' stata oggetto di parte del film di Indiana Jones.
Nel pomeriggio torniamo ad Aqaba per riassaporare ancora il mar rosso. Ci informiamo anche sulla possibilita' di passare in Egitto, tramite Israele. Qui i tre stati sono proprio a due passi. Di fronte ad Aqaba di vede la penisola del Sinai. La frontiera però e' aperta solo alcune ore, e per passare in Egitto e' necessaria una fideiussione o un deposito cauzionale in relazione al valore del nostro mezzo. Con grande dispiacere rinunciamo. Decidiamo di dormire ad Aqaba per proseguire l'indomani tramite la strada che costeggia il mar Morto.
La nostra decisione di dormire ad Aqaba, sulla spiaggetta isolata, dimentichi delle raccomandazioni di Barbato, ci fa trascorrere, per la seconda volta, l'unico periodo di caldo, veramente caldo (l'altra era nel deserto ai confini con l'Iraq). Non riusciamo a chiudere occhio nonostante i finestrini tutti aperti. Non ci muoviamo eppure anche a notte fonda siamo pieni di sudore. La notte non passa mai.
13 Agosto 95
Siamo nella fase di ritorno e ci incamminiamo sulla strada che costeggia il mar morto. Questa e' una strada di frontiera, a vista si vedono le postazioni militari di Israele che controllano. In questa ottica siamo protagonisti di un piccolo evento. Siamo in possesso di radio CB (baracchini), come molti camperisti, e al contrario di altri posti né alla frontiera Turca, né a quella Siriana, né a quella Giordana nessuno, finora, ci ha detto nulla e noi li abbiamo utilizzati normalmente.
Durante questo tragitto, invece, siamo, prima, seguiti da un mezzo militare, e poi fermati per spiegazioni su trasmissioni non autorizzate dai nostri camper. In prima battuta ce la vediamo brutta, pensiamo che sospettino spionaggio e non sarebbe gradevole aspettare spiegazioni e aiuti in un carcere giordano. Tra l'altro i ragazzi ed io abbiamo in dotazione anche binocoli e bussole. Tony, l'altro amico di Trento, fa sparire tutta la "merce" sospetta che utilizza il figlio.
Comincia un estenuante dialogo. Noi gli spieghiamo che sono radio cittadine, a corto raggio, ma i militari sono sempre dubbiosi. Scendono anche le nostre mogli e alla vista di un abbigliamento, per loro succinto, si passa a dialoghi confidenziali. Noi comunque siamo sempre un po' tesi, anche perché non vedono spesso turisti e tantomeno con i nostri autocaravan. Finalmente indichiamo che i baracchini trasmettono solo ed esclusivamente sui 27 Mega Hertz (banda cittadina) ed allora da tecnici capiscono la portata della radio e il clima si stempera. Troviamo le istruzioni dei CB e con questa documentazione, che trattengono ci fanno proseguire.
Siamo sul mar Morto, una depressione che arriva fino a 400 metri sotto il livello del mare, si avverte una sensazione di oppressione e di umidità'. Il mar Morto e' una strana formazione, unica al mondo, che presenta una salinita' 4 volte quella dei mari normali ed e' ricca di sali minerali sfruttati a fini dermatologici e non solo. La giornata volge al termine ed allora facciamo una deviazione tornando a 700 s.l.m. per dormire in direzione di Al Karak.
Troviamo in periferia di un paesettino uno spiazzo interno che si rivela il cortile delle scuole. Poco dopo assistiamo all'arrivo degli abitanti dell'intero paese, che per nulla disturbati, ci portano una grossa anguria per darci il benvenuto. La solita squisita ospitalita'. Roberto gli offre una scatola di spaghetti italiani, non sappiamo se sanno come cucinarli ed una bottiglia di vino. Dopo numerosi convenevoli e tentativi di colloquio convertiti in gesti internazionali, salutiamo e ci ritiriamo nelle nostre "stanze".
14 Agosto 95
Torniamo sulla strada che costeggia il Dead Sea alla ricerca di un centro dove si possa provare l'ebbrezza di tuffarsi e l'acquisto dei sali. Verso nord, troviamo ciò che cerchiamo. Troviamo una piccola spiaggia attrezzata, con bar ristorante e negozietto. Al solito poca gente. Ci tuffiamo e osserviamo con stupore che effettivamente galleggiamo con il busto e la testa fuori dell'acqua, nemmeno volendo ci immergiamo. Si può davvero leggere il giornale seduti sull'acqua. Come inconveniente però la presenza massiccia di sali irrita tutti e specialmente chi ha dei piccoli taglietti, o qualche infiammazione, deve correre sotto la doccia.
In un angolo della spiaggia, a pagamento, si può essere spalmati di fango, che dovrebbe avere effetti benefici al pari dei famosi sali. Quasi tutti lo provano e le foto che ritraggono questi turisti divenuti neri neri si sprecano. Al bar vengono acquistate numerose confezioni di sali; dopo l'acquisto ci accorgiamo che, stranamente, le indicazioni sono scritte in inglese e "italiano". Che siano confezionate da una nostra ditta? O e' la richiesta di mercato?
Ripartiamo nel pomeriggio con la prospettiva di riuscire ad indagare sulla possibilita' di ingresso in Israele. Riusciamo ad arrivare in frontiera dove ci informano che la frontiera ha una apertura piu' ampia di quello che le agenzie turistiche ci volevano far intendere e che quindi una escursione e' fattibile, ma l'ingresso e' consentito solo ad un pullman che fa la spola avanti e dietro. Si passa la frontiera a piedi e poi ci si deve servire di mezzi israeliani.
Cerchiamo un posto per dormire. Lo troviamo vicino a Salt, nelle vicinanze della capitale, in un parco dove ci sono anche delle giostre. Il proprietario del bar si propone di organizzare l'escursione del giorno dopo. Noi, io Luciana e i ragazzi rinunciamo, sia perché siamo un po' in debito di ossigeno, sia perché una escursione scappa e fuggi in Israele non ci attira piu' di tanto. Decidiamo quindi di aspettare gli altri in questo parcheggio.
15 Agosto 95
I nostri amici sono in escursione e noi in attesa del loro ritorno decidiamo di fare un giretto ad Amman. Facciamo un giro al solito souk, troviamo tra l'altro l'uva che costa 400 lire al chilo, facciamo la spesa scoprendo anche un supermercato alla francese. Pranziamo sulla cittadella godendo dello spettacolo del souk e dell'anfiteatro romano. Nel pomeriggio rientriamo al parcheggio aspettando il ritorno degli altri.
Nel tardo pomeriggio ritornano i nostri amici entusiasti della seppur breve visita, ci raccontano i particolari evidenziando anche la furbizia degli ebrei che chiedono una certa somma in dollari per entrare nel loro territorio e un'altra piu' elevata per uscire ed e' giocoforza pagare. Partiamo direzione Gerasa.
Arriviamo a Jarash (Gerasa) e cerchiamo di trovare un posto per dormire. Vedo dalle guide che vi e' un parcheggio ampio all'ingresso delle rovine. Faccio da battistrada, ma mi accorgo di averle sorpassate ed allora al primo bivio faccio una inversione e ritorno indietro. Poco dopo dal CB sento urlare di un incidente che vede coinvolto il nostro amico Roberto. Velocemente lo raggiungiamo e ci accorgiamo che effettivamente c'e' stato un piccolo incidente.
Il nostro amico Roberto nel tentativo di inversione si e' toccato con un pick-up locale. Abbiamo visto che questi mezzi vanno ad una velocita' impressionante e il mezzo che e' stato toccato da Roberto sicuramente andava come un missile. Probabilmente si e' accorto troppo tardi della manovra e non ha potuto né frenare né sterzare. Tutto ciò e' convalidato dal fatto che si e' fermato a 300 metri dall'incidente. Velocemente e furbescamente fa marcia indietro e si posiziona vicinissimo al camper. Nel frattempo arriva la polizia che comincia a scrivere il verbale.
Tentiamo in tutti i modi di far capire la dinamica dell'incidente ed in particolare l'eccessiva velocita' del giordano, ma il nostro poliziotto non ci capisce e scrive scrive. Ci invita ad andare al posto di polizia dove veniamo tutti ospitati. Qui, nonostante il loro dovere professionale da compiere veniamo trattati con il solito trattamento da graditi ospiti. Ci mettono a disposizione una sala con poltrone e cercano di trovare un interprete italiano. Lo trovano e veniamo a sapere che per la legge Giordana Roberto dovra' essere per forza processato.
Tra un po' di patema d'animo e un po' di sdrammatizzazione, gli elenchiamo le pene islamiche (taglio della mano, scudisciate, e cosi' via), veniamo a sapere che il processo si fara' l'indomani presto (la stessa rapidita' come in Italia!!!!). Ci accordiamo con l'interprete e ci ritiriamo nei camper. Ci aspetta l'indomani un giorno in pretura!!!!
16 Agosto 95
Stamani sono il solo a svegliarmi presto e ne approfitto per visitare le rovine. Esse occupano una vasta area che da' un'idea dell'antica Gerasa, importante città romana risalente al I a.c.. Restano numerose testimonianze ben conservate e ben fruibili. Dall'ippodromo, al tempio, ai due teatri, alle strade, alla cattedrale.
Rientro al camper per fare colazione e mentre mangiamo due persone si affacciano chiedendoci un piccolo favore. Sono due ebrei in visita alla città e avendo visto i nostri mezzi, stranissimi e bellissimi per loro, ci chiedono il permesso di fare delle foto. Con piacere li facciamo salire a fotografare.
E' l'ora e dobbiamo andare in Tribunale. Partiamo in massa e con l'aiuto dell'interprete raggiungiamo il foro di Gerasa. Entriamo notando una piccola marea di persone, ahi si mette male, chissà quando processeranno Roberto. Anche qui' grande accoglienza, trovano una stanza tutta per noi e ci offrono il solito the'. Nonostante le nostre preoccupazioni, fanno passare Roberto avanti a tutte le cause della mattina e lo chiamano per il giudizio.
Noi non siamo ammessi. Trepidiamo per lui. Poi, dopo non molto, ritorna molto sollevato nello spirito raccontandoci tutto. Il giudice lo ha giudicato colpevole infliggendogli una piccola multa, per i danni c'e' l'assicurazione. Ma il bello e' stato che il giudice si scusava in continuazione dicendo che nonostante il giudizio non c'era conflitto tra i giordani e i turisti, che doveva tornare, che era il benvenuto. Ci ricordava esattamente la nostra giustizia italiana e i nostri tribunali.Sich!!!!!!!!!!!!!!!!
Passato lo spavento ripartiamo direzione frontiera Siriana. Qui giungiamo verso le 17.00. Ci sono in frontiera con noi altri 3 camper. Nella lunga attesa ad un certo punto vediamo che le guardie di frontiera hanno in mano un gruppo di passaporti e gridano che quel gruppo non passerà in Siria perché sono stati in Israele. Panico generale, poi capiamo che non si rivolgono a noi ma all'altro gruppo.
Questi, scioccamente, hanno lasciato dei tagliandi nei passaporti che provano che sono stati in Israele. Ciò, è risaputo, non permette di passare piu' per certi paesi arabi, ed in particolare per la Siria. In quel gruppo vi sono delle donne in gravidanza e le vediamo piangere. Sapremo in seguito che riproveranno a passare il giorno dopo, ma ormai schedati, verranno rispediti indietro. E' un dramma, non sappiamo come faranno a venirne fuori. Passeranno per l'Iraq? E come? Per l'Egitto? E il loro traghetto? Tony, mesi dopo, riuscirà a contattarli e sapremo che sono riusciti a tornare tramite il passaggio in Israele e imbarco a Haifa, ma che spavento.
Dopo 8 (otto) ore riusciamo a passare e troviamo un posto per la notte sulla strada per Damasco.
17 Agosto 95
Oggi abbiamo come obbiettivo le Norie, enormi ruote di legno, 20 metri di diametro, che da secoli permettono di irrigare i campi ai lati del fiume Oronte. Come dei giganteschi mulini sollevano l'acqua su appositi canali da dove arriva ai posti di irrigazione. La nostra meta è quindi Hamah e il suo fiume. Ma prima cerchiamo di vedere le case con i caratteristici tetti a pan di zucchero (case termitaio).
La guida turistica non ci dà una indicazione precisa e quindi vaghiamo a vista. Nel nostro girovagare, ma non è la prima volta, incrociamo postazioni militari di missili, impianti radar e camion militari. Da quello che vediamo non ci meravigliamo che il piccolo stato di Israele abbia avuto buon gioco nelle recenti guerre. Camion militari fatiscenti, ne abbiamo visti alcuni che avevano una ruota bucata e nonostante ciò proseguire con tre, camion radar dove il radar era una vecchia antenna tipo le nostre di rai uno.
Casualmente poi, e per errore, siamo entrati in una base militare. Naturalmente non c'era nessuno all'ingresso, dopo un po' si sono accorti della nostra presenza e un militare su una motocicletta schioppettante e antiquata, tipo quelle di "Roma città aperta", con grandi gesti ci ha fatto capire che era proibito e ce ne siamo andati.
Con un po' di fatica riusciamo a fermarci in un gruppo di case con la tipicità che cercavamo. Solito richiamo per tutto il paese, solito gradevole invito in una poverissima abitazione con, questa volta, offerta di caffe'. Solito invito a fare fotografie. Spesso ci e' capitato che ci hanno scritto il proprio indirizzo (in arabo) per potergli inviare una copia delle foto fatte. Visitiamo comunque le case termitaio che, sebbene soppiantate da case in cemento, rimangono utilizzate per ovili o come cucina.
In serata rientriamo a Hamah e dopo una visita alle Norie cerchiamo un posticino da dormire. Dormiamo vicino al cimitero.
18 Agosto 95
Tappa di trasferimento. Direzione Aleppo e frontiera siriana-turca a nord. Una frontiera di regola utilizzata dai turchi orientali e dai vicini turisti iraniani. Eh si, anche in Iran esistono turisti, tanto e vero che li incontriamo in frontiera e ci invitano a visitare il loro paese. Non era necessario il loro invito, l'Iran rimane una nostra prossima meta. In frontiera, questa volta, non perdiamo molto tempo, 3 o 4 ore, in compenso scopriamo anche nella parte turca un tenore di vita molto basso, tanto è che regaliamo penne ai doganieri che sono rimasti senza.
Con tristezza siamo sulla via del ritorno; arriviamo a Gaziantep, graziosa cittadina turca e troviamo un bel parcheggio adiacente ad un parco con tanto verde, panchine, acqua, piante. Veniamo notati da un guardiano di un vicino deposito. Poco dopo comincia una graziosa accoglienza. Questa persona, insieme ad altri, tra cui addirittura un poliziotto, organizza con dei tavoloni una cena per gli amici italiani. Compaiono numerosi cibi locali ed anche dei beveraggi dall'alto contenuto alcolico. Contraccambiamo offrendo i nostri cibi. Dopo la festa tutti a letto salutando l'amico guardiano che farà il turno di notte.
19 Agosto 95
Quando ci svegliamo, con sorpresa, troviamo i nostri amici turchi pronti per un altro giro. Incredibile il loro senso dell'ospitalità. Ci hanno preparato nel solito tavolone the', caffe', albicocche, ricotta, pomodori, olive e quant'altro per loro significhi prima colazione. Quando saremo in Italia ripenseremo a tutta questa ospitalità che ci ha accompagnato per tutto il nostro viaggio e lo confronteremo con la caccia ai camper di molti sindaci nostrani, alla caccia al turista da spennare che si pratica in molte nostre zone, al senso di generosita' che ormai non si trova più nella nostra bella civilta' occidentale.
Lasciamo a malincuore i nostri amici, e dirigiamo verso Kusadasi. Passiamo, questa volta per l'interno della Turchia. Percorriamo alcuni passi montani con relativa facilità, incrociamo delle autostrade a quattro corsie in costruzione, e con facile predizione immaginiamo l'evolversi della occidentalizzazione. Nonostante le veloci strade non riusciamo ad arrivare a destinazione ed allora ci dirigiamo in riva ad un lago presso Tolca.
Vogliamo dormire ai margini dell'acqua e perdiamo un po' di tempo per giungere in riva al lago. Ci piazziamo quasi al buio. Solo allora ci accorgiamo che siamo in una zona infestata da zanzare. Penso subito al pericolo malaria. Zanzare anofele, zona umida, assenza di disinfestazioni, fuori dalle rotte turistiche normali. Speriamo bene.
20 Agosto 95
Quando ci svegliamo capiamo come mai le zanzare siano cosi' numerose. Siamo circondati da numerose mucche che hanno questa zona come pascolo riservato. Anche loro ci osservano con stupore. Togliamo velocemente il disturbo e torniamo nella strada principale. Proseguiamo velocemente e in serata giungiamo a Kusadasi dove ci infiliamo in campeggio in attesa della nostra carretta traghetto in programma per il giorno 23.
21-22 Agosto 95
Anche gli uomini duri si riposano e passiamo un paio di giorni nel dolce far niente. Riusciamo a spendere 2.000.000 (duemilioni) di lire turche per una cenetta. Sembra di essere ai tempi del dopoguerra. Mare e sole .
23 Agosto 95
Con tristezza, io non mi stanco mai delle vacanze, alle 14.00 ci imbarchiamo e ritroviamo le nostri infime cabine cosi' come le abbiamo lasciate. Dormiro' ancora sulla cuccetta scassata.
24-25 Agosto 95
Mare, mare e mare. Se l'andata era stata sopportata con l'obbiettivo dell'arrivo nella zona di vacanza, il ritorno invece pesa per tutti i passeggeri. Si cominciano a fare i conti sui nodi di velocità che tiene la nave. Si confrontano con quelli indicati nei depliant, si comincia a dubitare dell'effettiva data di costruzione. Si cominciano ad annotare le magagne delle nave e dell'equipaggio. C'e' chi annota l'estrusione diretta in mare di rifiuti non consentiti, chi si lamenta del servizio, chi del cambio e cosi' via.
26 Agosto 95
Già dalla mattina ci accorgiamo che siamo in enorme ritardo. Domandiamo spiegazioni al comandante che è costretto a capitolare e ad ammettere che i dati indicati non corrispondono al vero, che la nave non può mantenere la velocità indicata e che se, come ci succede in questo viaggio di ritorno, c'e' mare mosso, il ritardo sarà abissale.
La notizia si diffonde e quando tutti si accorgono che non arriveremo prima di pranzo, come da orario, scoppia quasi un ammutinamento. Incontri e mediazioni, minacce di denunce, portano il comandante ad offrire gratis il pranzo a tutti. Chiaramente ne approfittano anche quelli che al ristorante non ci sono mai stati. Si riesce a finire tutte le provviste di bordo. Il comandante ha evitato una sommossa, e la compagnia, vera responsabile del cattivo servizio, ha certamente perso centinaia di clienti.
Dopo un'attesa in rada ad Ancona sbarchiamo alle ore 22.00 con otto ore di ritardo. Assalto alla prima pizzeria, ultime reminiscenze del viaggio appena trascorso, subito progetti futuri (Libia?) ed infine salutoni con i nostri amici di Trento. Alla prossima.

Per contattarci e ulteriori notizie fcitta@val.it

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