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RESOCONTO DI VIAGGIO IN TURCHIA MAGGIO 2010



L’entusiasmo nel ricordo dalla mia precedente visita in terra turca nella primavera del 2004 (vedi il mio resoconto pubblicato nei siti dei camperisti), ha dettato i presupposti per una sua rivisita, magari estesa ai territori più a est dove un qualcosa di ignoto poteva forse incuriosire la nostra escursione. Purtroppo siamo rimasti delusi da un popolo che ci pareva legato alle sue tradizioni, e che invece ha stravolto completamente il suo modo di essere, al punto da nausearci per l’incapacità di mantenere un minimo di colore che lo legasse al suo passato.

Ora non vorrei a mia volta deludere chi volesse recarsi in questa terra, e nel mio resoconto troverete esaltazioni della bellezza di alcune città, e siti importanti, già celebrati da tanti altri diari di viaggio, ma l’essenziale è che noi siamo CAMPERISTI, e quelli i camper NON li vogliono.

Noi siamo Lucia e Claudio e ci siamo recati in Turchia nel maggio 2010, nella convinzione di trascorrere due mesi in pace e tranquillità, ripercorrendo parzialmente aree già visitate e soprattutto visitando l’est, un po’ coriaceo, ma curioso. Siamo due pensionati 62enni con abbastanza esperienza di escursioni con il camper, e siamo membri del camper club la foce dell’Isonzo di Staranzano (GO).

Per incominciare elenco alcune cose che è opportuno conoscere per recarsi in Turchia:


  • il percorso attraverso la Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria è forse il più veloce per arrivare in Turchia se si proviene dal nord dell’Italia

  • i pedaggi autostradali e i rifornimenti di gasolio sono stati pagati tutti con carta di credito per evitare cambi che ti fanno rimanere soldi non utilizzati

  • subito dopo l’ingresso in Bulgaria bisogna comprare la Vignette della validità minima di 7 giorni e dal costo di 8 Euro, da esporre sul parabrezza

  • in Bulgaria e frequentemente in Turchia si può pagare in Euro, ma il cambio va tutto a beneficio loro

  • sia in Serbia che in Bulgaria i cartelli stradali sono sia nella litterazione latina che cirillica

  • per chi volesse dotarsi di chiavetta internet per il computer in Turchia, rimarrà deluso dal prezzo, perché la chiave costa 80 Euro e un mese di collegamento 50 Euro, quindi è meglio comunicare negli internet point a 1 Euro per ora, oppure con la tessera telefonica che con 5 Euro non si esaurisce mai

  • il costo del gasolio nel mese di maggio 2010 in Turchia è di 1.55 Euro contro 1.31 in Italia e la benzina costa 2 Euro. In Slovenia, Croazia, Serbia il costo del gasolio è lo stesso a 1.2 Euro

  • pranzare nei ristoranti turchi vale circa 30/40 euro per due persone, ma a Istanbul un po’ di più

  • l’uso della bici è molto poco probabile a causa della conformazione del terreno, ma anche perché non sono abituati a schivare le bici

  • ho usato le guide del TCI soprattutto per le piantine delle grosse città e la guida Llonely per la sua esaustività nell’accompagnarvi nel viaggio anche nei posti più reconditi

  • ho usato la carta stradale EUROCART, ma mi sono disimpegnato abbastanza bene con il navigatore satellitare anche se non molto aggiornato

  • entrando in Turchia abbiamo fatto una card autostradale del costo di circa 15 euro che abbiamo utilizzato per tutte le autostrade

  • i costi in terra turca sono paragonabili ai nostri nelle grosse città e soprattutto nei supermercati, scendono vistosamente nei mercati rionali

  • vino e birra sono in vendita ormai presso tutti gli esercizi, ma l’acqua gassata ancora non esiste in Turchia

  • l’ingresso in Turchia prevede la trascrizione sul passaporto del proprietario del camper l’informazione circa l’importazione temporanea del mezzo. Ricordo che se il proprietario dovesse per urgenza rientrare con l’aereo in Italia, ciò non sarà possibile in quanto ha importato un camper e quindi potrebbe averlo venduto. C’è la possibilità di evadere usando la carta di identità. All’ingresso non fanno più pagare il balzello di 20 Euro come in passato

  • i pagamenti con carta di credito e l’utilizzo del bancomat sono diffusissimi

  • le pompe di benzina sono incredibilmente frequenti e quasi tutte provviste di gas (attenti che ogni tanto c’è una pompa che fornisce gasolio scontato a 1.30 Euro)

  • aree wi-fi sono frequenti nei parchi delle grandi città, ma anche in alcuni campeggi e motel ma estremamente lenti

  • per comunicare con la gente bisogna conoscere un po’ di tedesco con gli anziani e inglese con i giovani. La gestualità comune a noi italiani per farci capire è assolutamente ignota ai turchi

  • per ricevere il satellite necessita una parabola di circa 1 mt di diametro per le località più a est, e bisogna ruotare l’illuminatore in senso antiorario

  • i turchi guidano abbastanza pericolosamente e sorpassano a destra specie nel traffico cittadino, ma ciò non è molto dissimile dal nostro comportamento

  • le strade sono tutte a 4 corsie, anche quelle inutili, e tutte le altre sono in costruzione. Hanno il difetto di scavare contemporaneamente nei due versi per cui bisogna uscire nello sterrato per chilometri, e a loro non dà fastidio la polvere

  • questa è la nota più dolente, perché i turchi hanno cancellato tutti i campeggi, e quei pochi che son rimasti non ci saranno più il prossimo anno in quanto disertati. Ormai il turismo è concepito in megahotel, o in appartamenti ad esclusivo utilizzo dei russi che si accontentano delle cose dozzinali, e lo stesso vale per il turismo interno perché i turchi, amanti in passato del picnic, ora viaggiano in mercedes, e non si abbassano al livello dei campeggiatori. Giuro che in quasi un mese di Turchia ho incrociato 10 camper occidentali in tutto, quindi non è turismo per noi. Ho usato qualche motel che ospita qualche camperista disperato

  • pur mancando i campeggi, il problema dell’acqua non esiste perché ci sono fonti lungo le strade, e lo scarico delle acque si fa di soppiatto



Ed ora la relazione del viaggio, che forse non può più interessare avendo letto le note precedenti.

Sommarizzo il percorso: Monfalcone, Belgrado, Sofia, Istanbul, Bursa, Canakkale, Buzcaada, Ayvalik, Dikili, Izmir, Didim, Bodrum, Buzburun, Kas, Goynuk, Syedra, Kizcalesi, Goreme, Akcakoca, Edirne, Belgrado, Croazia….


-1 maggio: Monfalcone- Belgrado via Fiume 670 km. Passiamo da Fiume per evitare di pagare la Vignette slovena. Arriviamo al solito, per chi lo conosce, motel dopo Belgrado, circa 40 km a sud N44.5830 E20.8181 dove per 15 Euro si può parcheggiare, ma non ti danno niente perché i servizi sono chiusi. L’acqua dalla fontana è ruggine. Le cornacchie sugli alberi fanno un baccano del diavolo e non smettono neanche con l’oscurità. Mia moglie accenna a un insano presagio.


- 2 maggio: Belgrado- Sofia via Nis 380 km. Ci dirigiamo verso Nis e quindi superiamo il confine con la Bulgaria e puntiamo sul camping Vranija, assolutamente non segnalato, neanche quando si è sulla porta. Sono sicuro che il prossimo anno non ci sarà più. Abbiamo girato un po’ in tondo per trovarlo, e solo l’indicazione di un poliziotto è stata utile. Il camping è enorme per noi soli, e un single danese, N42.6378 E23.4199. I servizi sono in un bungalow semidistrutto, e all’ingresso ho visto che disponevano di ragazze dai facili costumi (si dice così?).


- 3 maggio: visita di Sofia. Utilizziamo il taxi perché con il bus è complicato e bisogna usarne 2 più il metrò. E poi si paga ad ogni tratta e il costo complessivo è di 10 euro tra andata e ritorno (circa 10 + 10 km), col taxi abbiamo pagato la stessa cifra.. Sofia è una città recente con edifici neoclassici molto belli, viali larghi, parchi meravigliosi e tutto alternato dagli scatoloni fatiscenti del periodo comunista. Senza star a elencarle, abbiamo visitato tutte le chiese aperte al pubblico, alcune delle quali un ottimo esempio della religiosità orientale. Nelle vie principali ci sono numerosissimi negozi con le griffe occidentali e molto poca roba locale. In centro c’è un shop per prodotti destinati al turismo dove singolarmente si possono acquistare articoli caratteristici locali. Se si vuol arrivare in centro con la bici, lo sconsiglio perché il traffico non lo prevede.


- 4 maggio: Sofia – Istanbul via Edirne 544 km. Si parte per un tappone verso Istanbul attraverso una regione bulgara povera, ma povera… e si arriva in Turchia dove il paesaggio muta immediatamente. Dopo 6 anni dalla precedente visita ammiriamo i campi coltivati in modo ordinato, pascoli e contorni molto ricchi. La strada è una vera autostrada e non un percorso con foibe sull’asfalto come in Bulgaria, le cittadine hanno una fiorente edilizia che vagamente ci ricorda la Spagna ( anche i suoi fallimenti ). Insomma la Turchia ci accoglie sorprendendoci positivamente per la gran voglia di fare che ostenta. Ancora non sospettiamo cosa ciò possa nascondere. Cerchiamo il camping Atakoy già frequentato in passato, ma è chiuso, così pure il Londra, e il Florya sul mare. Insomma la sorpresa è sconvolgente, perché ciò dimostra che questi non hanno più bisogno del turismo dei poveracci come noi. Dalle parti dell’ex Florya trovo un parcheggio sul mare con lunga e bellissima passeggiata su prati fioriti. C’è il treno che ferma a poche centinaia di metri, e porta in centro a Istanbul che dista 20 km. Ma meglio di così non ho trovato N40.96926 E28.79420. C’è un ristorante che fa un ottimo pesce a un prezzo decoroso, e così non sporchiamo piatti. Nel parcheggio ci sono pure le toilette pulite ma a pagamento. Il costo dell’otopark è 8 euro per notte (d’ora in poi li chiameremo otopark ).


- 5 maggio: Istanbul in treno. A causa di un ascesso a un dente, facciamo la prova di utilizzare una clinica dentale turca. Risultato confortevole a costi molto bassi. Questo fatto ci ha portato nella piazza Taskim che è il centro delle sceneggiate sindacali di Istanbul e da qui scende verso la torre Galata la via più bella e ricca di negozi della città. È una sorpresa perché nelle precedenti visite di questa metropoli abbiamo trascurato questa parte nuova, ma merita sicuramente un’escursione, anche se un po’ lontana dal giro classico dei turisti. Dall’altro lato del Corno d’Oro si ha una vista stupenda di Istanbul. Poi facciamo la doverosa visita alla cattedrale di Santa Sofia, che ancora non capisco come faccia a stare in piedi da tanti secoli, e quindi la moschea Blu, anch’essa enorme con decori delicatissimi. Rientriamo all’otopark con il treno, così come siamo arrivati al centro alla mattina, e tutto sommato è molto comodo.


- 6 maggio: seconda giornata a Istanbul. Torniamo in centro col treno che passa ogni 15’ e impiega 45’ per fare il percorso. Si arriva nella stazione centrale della città, proprio da dove partiva l’Orient Express del famoso delitto narrato da Agatha Christie. Abbiamo riscontrato che l’ambiente coincide con quello dell’omonimo film. Puntiamo diritti alla cattedrale Cisterna che nella precedente visita ci aveva tanto stupito, e ci immergiamo nella sua oscurità cercando di catturare con la fotocamera le immagini opache delle 1000 colonne sullo sfondo d’acqua, dove nuotano carpe gigantesche. Poi puntiamo verso il bazar egiziano e risaliamo alla piazza Taskim col taxi, per scendere tutta la gran via piena di negozi e tanti passanti, fino alla torre Galata Rinunciamo alla salita della torre, tantopiù che l’avevamo già fatta. Nel dopopranzo arriviamo al Gran Bazar percorrendo così numerose volte le strade dei vari borghi. È questo il bazar più pulito e ordinato di tutto il mondo islamico, e credetemi che ne ho visti moltissimi. A differenza dal passato, i venditori non rompono più le scatole e se qualcuno mi chiede “Where are you from?” rispondo prontamente “Japan!” così si ritirano subito. Abbastanza stanchi di fare oltre 10 km a piedi per due giorni, torniamo al nostro otopark.


- 7 maggio: da Istanbul a Bursa via Izmit e Yalova 244 km. Circuendo il braccio del mar di Marmara che si insinua fino ad Izmit arriviamo a Bursa. Oltrepassiamo quindi con il ponte Ataturk il Bosforo e ci inoltriamo in un paesaggio ad alta densità industriale e sicuramente molto opulento e ricco (nonché costoso). Affidandoci al naso e alla parte posteriore del corpo, troviamo un otopark molto centrale, e di conseguenza rumoroso al costo di 4 euro per notte N40.19567 E29.06450. Qui non ci sono campeggi. Con l’ausilio di un taxi arriviamo fino alla statua equestre di Ataturk e percorriamo la lunga e ricca via che scende verso il nostro otopark, visitando la moschea Orhan Gazi e tutto il gran bazar che gira intorno ad essa. Bursa è molto ricca di negozi molto forniti e tanta tanta gente che riempie i negozi e le strade. Complessivamente si può dire che è molto caotica, e che tutto sommato meritava una visita che ricordiamo molto positivamente.


- 8 maggio: da Bursa a Canakkale lungo la costa 270 km. Cercando di seguire per quanto possibile la strada lungo la costiera, arriviamo a Canakkale, famosa solo per essere il punto d’imbarco verso l’Europa, ma noi visitiamo la città molto animata (come tutte le città turche del resto) con un lungomare frequentatissimo, con ristoranti e bar, e una graziosa cittadella (borgo storico) dalle stradine strette e case antiche. Naturalmente ci siamo infilati col camper per tentare di passare, ma una lunga retromarcia è stata la soluzione finale. Tutto sommato è stata una visita di una graziosa città e come sempre senza campeggi, perché quelli a noi noti sono stati chiusi. Ci siamo fermati nel tranquillo otopark N40.14388 E26.40403, dove tre soli cani a catena stavano dormendo durante il giorno. C’è una nota piacevole, perché mentre in Italia fa un tempo da lupi, qui godiamo di un tempo meraviglioso con temperature estive.


- 9 maggio: da Canakkale a Buzcaada 55 km. Ci trasferiamo nell’isoletta di Buzcaada riuscendo a salire sul traghetto al volo perché gli orari in rete sono completamente diversi. L’isolotto è bello e tranquillo, lontano dal turismo e lo percorriamo col camper per verificare un po’ la geografia. Quattro case qua, un ristorantino deserto là, insomma sembra la Grecia di qualche decennio fa (oggi la Grecia è peggiorata). Arriviamo all’otopark posto sotto il castello (gratuito) N39.83614 E26.07105. La cittadella intorno al porto e il castello è costellata di ristorantini e bar. Visitiamo il castello e pranziamo (unici clienti) nel ristorante raccomandato da Llonely Planet. Incredibilmente tutta l’isola è un vitigno e compriamo un cartone di cabernet in una celebrata cantina locale.

















Sotto un’immagine di Buzcaada.



- 10 maggio: da Buzcaada ad Ayvalik 145 km. Il traghetto di rientro al continente è gratuito, ma non potevamo certo saperlo. Per non farla lunga fino ad Izmir, ci fermiamo a mezza strada in un camping di Ayvalik, perché dopo una settimana di otopark si ha bisogno di lavare qualcosa e stare nel silenzio per qualche notte. La sorpresa più sgradevole è percorrere la strada che più o meno segue la costa, e vedere che al posto delle distese di ulivi, ricordo di 6 anni prima, ora ci sono solo case, case, strade, alberghi, magazzini, pompe di benzina, palazzi, ecc senza soluzione di continuità. Orribile presagio per i turchi, perché prevedo la loro fine simile a quella che ha fatto la Spagna, dove l’edilizia selvaggia è crollata alla prima insolvenza bancaria. Comincio a pensare che la Turchia non mi piace più. Arriviamo alfine ad Ayvalik al camping Camlik, bellissimo ma trascurato come pochi, dove bisogna chiedere permesso alle galline per salire in camper N39.2959 E26.6642. Vorremmo riposo!


- 11 maggio: da Ayvalik a Dikili 43 km. Si voleva dormire, ma i cani randagi hanno accerchiato la nostra carovana abbaiando e latrando letteralmente tutta la notte. Ci spostiamo in gran fretta verso Dikili dove c’è un campeggino sul mare alla ricerca di un po’ di pace, e ci ricorderemo in seguito che questo sarà l’unico camping dove c’è stata un po’ di serenità. Entrando cerchiamo di capire se ci sono cani e veniamo rassicurati dal proprietario (ti fideresti?). Il paesino è bellino ma non granchè, ha però un mercato ortofrutticolo da sogno e riempiamo le borse. Nella nostra precedente visita abbiamo incontrato spesso questi mercati, ma è stata a Dikili l’unica occasione che ne abbiamo visto uno. Anche questa tradizione è perduta. Ci dedichiamo alla vita del fannullone. È sera e vedo due cani randagi che sono penetrati nel camping ed accennano ad abbaiare. Il posto è dotato di wi-fi leeeenntissssimo. N39.08288 E 26.91285.


- 12/13 maggio: Per altri due giorni ci fermiamo a Dikili, che oltre al mercato ospita in porto qualche cruyse che sbarca centinaia di americani che sembrano camminare come sospesi da cordicelle tanto sono vecchi e forse appesantiti dai dollari. In compenso oltre al citato mercato, la città ha molte pescherie e quindi qui si può fare la cura del pesce. Inoltre la notte si dorme (finalmente).


- 14 maggio: da Dikili a Izmir 105 km. Oggi si visita Izmir (Smirne) e per chi vuol emularmi, prenda riferimento al segnale Konak, che è un rione appena a sud del centro e in N38.41675 E27.12350 si trova un buon otopark che può essere utilizzato per passare la notte con 4 euro di spesa. Come cìta il Llonely, basta mezza giornata per per visitare il centro. Infatti appena a nord dell’otopark c’è subito il ricchissimo bazar e le vie più importanti per i negozi e la passeggiata. Ma il passeggio più lungo e bello è il lungomare Ataturk, che noi percorriamo in bicicletta (la lunghezza complessiva è di circa 10 km). Per metà del lungomare c’è una fila continua di ristoranti. Ci spostiamo al camping Oba una ventina di km a ovest sulla costa. In verità è un postaccio con prezzi molto alti. Speriamo che i cani che gironzolano per il campeggio tacciano durante la notte, ma al tramonto comincia il concerto. Coordinate di questo cesso N38.38376 E26.92221. Io devo dormire con i tappi e mi dolgono gli orecchi, ma come fanno i turchi a sopportarli ‘sti cani?


Classico esempio di scempio edilizio


- 15 maggio : da Izmir a Didim via Cesme 175 km. Nonostante il lamento dei cani abbiamo dormito. La giornata si presenta nuvolosa, quindi è un infausto auspicio. Facciamo una visita a Cesme lungo una strada definita panoramica, purtroppo ormai invasa da costruzioni, centri commerciali e zero panorami. Cesme è una delusione e non ci sono più camping. Scendiamo lungo la costa e rimaniamo disgustati da come siano riusciti a rovinare tutto con case addossate al massimo, palazzoni senza un decoroso servizio di infrastrutture, centri commerciali ecc. in pratica uno schifo. Ormai la Turchia mi sta innervosendo perché non la ricordavo così. Viaggiamo all’infinito verso sud deviati in una stradina interna perché ci sono esercitazioni militari, dove i soldati fanno la guardia nelle postazioni con la lattina di birra in mano. Alla fine di un percorso estenuante arriviamo a Didim dove c’è un mocamp, ma che si rivela ancora una volta un otopark perché non ci sono servizi, a parte un rubinetto per l’acqua N37.41973 E27.22037. Lì troviamo Marcel, un camperista francese che ci racconta in un fiume di parole d’oltralpe (come se noi dovessimo capire tutto) quale sia stata la sua delusione nel visitare la Turchia e come sia sopravvissuto senza campeggi, benché elencati nei vari siti pubblicitari. Marcel ci ha dato le indicazioni di tutti posti da lui visitati, visto che era in fase di rientro, e in un paio di occasioni è stato illuminante. Naturalmente Didim non merita neanche una riga del resoconto.


- 16 maggio: da Didim a Bodrum 210 km. Notte tranquilla e partenza per la penisola di Bodrum. Non riusciamo più a riconoscere quest’area e tutti i campeggi segnalati su diverse cartine ed elenchi, assolutamente non esistono più perché mangiati dall’edilizia devastante. Tiriamo oltre il capoluogo di Bodrum e ci fermiamo appena oltre Turgutreis in un otopark gratuito N36.99589 E27.2625. A piedi ci portiamo al centro del villaggio dove regnano ristoranti ed un mercatino ad uso turistico. Il panorama sul mare è piacevole con diversi isolotti disabitati. Purtroppo le colline alle spalle sono una colata di cemento, e almeno il 30% delle costruzioni sono scheletri incompiuti. Bisogna segnalare che da quando siamo partiti, a parte un giorno nuvoloso, abbiamo sempre goduto di bel tempo, molto secco. Mentre ci segnalano che in Italia non smette di piovere.


- 17 maggio: da Turgutreis a Buzburun 195 km. Oggi è la volta di Buzburun, segnalataci dal francese Marcel, e si trova nella penisola di Marmaris. Finalmente attraversiamo paesaggi bellissimi, con promontori e calanche che si succedono continuamente. Nelle insenature ci sono piccoli villaggi marini. La strada è lenta ma molto piacevole. La cittadina di Buzburun è veramente graziosa, animata da un lungomare all’interno di un golfo con una passeggiata di 2 km. Con la riva tutta occupata di imbarcazioni provenienti da tutte le parti del mondo. La stagione è all’inizio e il turismo è scarso, ma i ristorantini si danno da fare con i pochi passanti. Troviamo un tranquillo otopark gratuito all’ingresso del paese N36.69286 E28.04417.


- 18 maggio: da Buzburun a Kas 261 km. Ripercorrendo a ritroso la strada panoramica che arriva a Marmaris, si passa a un paesaggio di serre fino a Kas dove c’è il camping omonimo che a me piace tanto, per il suo panorama, per la terrazzatura delle piazzole, per il profumo di liquirizia dell’ambiente circostante N36.19930 E29.63253. Siamo contenti che questo camping esista ancora, e vorremmo fermarci parecchi giorni, ma le sorprese non mancano mai, infatti ci informano che domani dobbiamo sgomberare perché arrivano 22 camper olandesi che hanno prenotato. Insomma non ci va dritta una. Visitiamo la vicinissima Kas che si raggiunge a piedi in cinque minuti, e ci sembra che non sia stata deturpata dall’edilizia selvaggia. Però ricordo di aver mangiato qui un gelato favoloso fatto con latte di capra, ma il bar della scorsa volta ci offre Cote d’Or.


- 19 maggio: da Kas a Goynuk 130 km. Potremmo restare qualche giorno sulla strada dismessa a ridosso del campeggio usufruendo dei suoi servizi, ma siamo impazienti, e partiamo in direzione di Antalya alla ricerca di uno dei cinque camping segnalati sulla cartina, ma zero, zero, zero. Per disperazione ci infiliamo per pranzare in direzione di Goynuk lasciando la nazionale per Antalya, e sulla costa c’è un timido cartellino seminascosto dalle foglie con la scritta Caravan Camping. Impossibile!! In effetti c’è una sorta di rimessaggio di roulotte con servizi inenarrabili, disordine e sporcizia, però con una bella spiaggia e la corrente elettrica N36.64591 E30.55421. Per chi volesse godere di tanto piacevole posto, ricordo che bisogna lasciare la nazionale al primo cartello verso Goynuk salendo verso nord, o al terzo scendendo verso sud. Per raggiungere questo posto si percorre una costiera tutta serpentine, ma bella. Dal camping ci dirigiamo in bici verso il centro abitato, ma c’è un’interminabile sequela di club e resort per un dozzinale turismo russo. Non so quale attributo negativo dare a questo scenario. Mi vergogno di allegare una foto del posto perché danneggia il resoconto. Alla sera tanto per gradire, arriva la musica bum bum da una vicina discoteca, intervallata solo da fuochi artificiali.


Edilizia a conforto dei turisti russi.



- 20 maggio: da Goynuk a Syedra 175 km. Nel nostro trasferimento verso est ci volevamo fermare al camping di Syedra segnalato in più siti e confermato nientemeno che da ACSI. Naturalmente è chiuso per sempre. Per fortuna pochi km prima abbiamo adocchiato sul mare, ma anche sulla strada, il camping Ilayda dove c’è spazio per un paio di camper al fianco di un ristorante/bar N36.46019 E32.12134. Il posto non è male per una tappa di trasferimento, anche se rumoroso, ma non ci sono alternative. La strada che congiunge Antalya ad Alanya la ricordo piena di serre e di bananeti, ma ormai ci sono hotel, alberghi, appartamenti, palazzi, centri commerciali, ecc tutto di cattivissimo gusto sia per le dimensioni, che per lo sbancamento dei colli circostanti. L’attrezzatura è destinata al turismo di massa russo che con 250 euro alloggia per due settimane tutto compreso, anche il bere. Unica nota di merito sono le condizioni atmosferiche che continuano a essere favorevoli, con temperature attorno a 30°C e clima secco.


- 21 maggio: da Syedra a Kizkalesi 266 km. Ormai nel trasferimento da Alanya a Kizkalesi avevo la convinzione che l’ostinata edilizia avrebbe mangiato la meravigliosa pineta lunga circa 80 km che ricordavo con piacere. Invece tutto è rimasto al suo posto ad esclusione delle opere di costruzione del raddoppio della strada, che sbanca senza riverenza tutto ciò che incontra. Stanchi di non trovare riposo in qualche campeggio ospitale, facciamo riferimento al bellissimo sito di Kizkalesi, che già conosciamo e che è molto pubblicizzato su diversi siti web. Ebbene, è chiuso per sempre!! Siamo alla disperazione, e questo è il secchio che fa traboccare la cisterna. Decidiamo di girare il camper e andare in Croazia. Un motel nelle vicinanze indicatoci da un benzinaio, ci ospita nel suo letamaio vicino alla superstrada. Con alcuni cani legati a catena a pochi metri dal camper decidiamo di provare a fermarci per una notte. Non vi so trasmettere quanta rabbia ho in corpo, e quanta ne ha mia moglie, ma peggio di così non si può. Naturalmente non voglio ripetere la tiritera che tutta la costa è mangiata da hotel, club……ecc

Voglio fare l’eroe e star lì perché domani c’è la coppa dell’Inter col Bayer, e devo puntare bene la parabola. Mia moglie intanto ingozza di pane i cani perché la notte tacciano per l’indigestione. Il motel si chiama Davut per i masochisti che vogliono arrivare fin qua, e ha un corner wi-fi. N36.48933 E34.18016.


- 22 maggio: sosta a Kizkalesi. In verità il motel si trova 4 km a est di Kizkalesi e non ho idea circa il nome della località. Abbiamo dormito forse per eccessiva stanchezza, e decidiamo, ovviamente (leggi finale di coppa), di fare ancora una notte in questo posto. Il divertimento del giorno è scaricare antivirus per il computer del motel. Facciamo una breve visita al centro di palazzoni che dista un km dallo pseudocampeggio, ma il centro non esiste: ci sono solo anonimi palazzoni!! Facciamo quattro acquisti di viveri in un supermercato vicino al motel. E adesso scaldiamo la tv per il grande incontro contro gli gnocchi!! Al secondo gol di Milito ho fatto un urlo animalesco, e i cani attorno al camper si sono messi ad abbaiare per tutto il secondo tempo.

Il proprietario del motel ci fa un discorso di parte contro i curdi, e ci invita a evitare l’area dell’est perché quelli quando vedono un camper lo aggrediscono per rubare quello che vi contiene. Ovviamente mia moglie entra in paranoia e smonta definitivamente le mie intenzioni di andare al lago di Van e poi girare verso la Georgia e l’Armenia. Non va dritta una!!


Erosioni di Goreme.


- 23 maggio: da Kizkalesi a Goreme 325 km. Nel segno di Milito celebriamo il 3° titolo stagionale per l’Inter ( so che chi non è interista non mi sopporta, ma noi abbiamo sofferto a lungo per questi traguardi). Ma torniamo al nostro deludente tour. Oggi ci portiamo a Goreme per visitare la Cappadocia. Ormai per raggiungerla c’è quasi tutta autostrada o superstrada, ma la devastazione continua anche in mezzo ai pinnacoli e ai camini delle fate. Ormai costruiscono palazzi orribili e altissimi ovunque, purtroppo incuranti dello scempio ambientale che stanno producendo. Oggi è il primo giorno di vera pioggia e non possiamo uscire quindi ci ripariamo in camper e fa pure freddo. Rimandiamo a domani la passeggiata fra le chiese rupestri e le erosioni dei colli intorno a noi. Siamo campeggiati alla base del museo a cielo aperto N38.64733 E34.83967 al camping Goreme. La sveglia alle 4.00 sarà data dalle mongolfiere che sorvolando l’area, soffiano aria calda nei loro palloni.



- 24 maggio: da Goreme ad Akcakoca 545 km. Visitiamo velocemente col camper la vallata di Goreme e dintorni, e facciamo la scelta che stravolge il nostro programma iniziale. Siccome era nostro intendimento venire in Turchia con qualche volonteroso equipaggio che ci seguisse, approfittiamo del fatto che siamo soli e, non dovendo condizionare nessuno, puntiamo sulla Croazia. Esatto!! Questa Turchia ci ha rotto le scatole e puntiamo sul mar Nero al camping Tezel di Akcakoca segnalatoci dall’amico Marcel, incontrato sul Mediterraneo, anche lui deluso di questa Turchia nemica dei camperisti e assolutamente inospitale. Così percorrendo tutta superstrada e autostrada arriviamo al camping premenzionato, ma… trovarlo? Non è segnalato se non quando si è all’interno. Chiediamo ad un poliziotto l’informazione e lui ci scorta per qualche chilometro con la sua mercedes. N41.08869 E31.11105. I dintorni di Ankara che percorriamo per arrivare fin qua, sono irriconoscibili, ma ho già battuto questo tasto tante volte, che esser ripetitivi annoia, ma comunque vedevo solo enormi palazzi senza spazio per un filo d’erba fra loro, e tutto tremendamente rivoltante. Ora abbiamo capito perché non abbiamo incrociato camper nel nostro viaggio, e realmente al massimo ne avremmo visti una decina di angosciati come noi. Ma è possibile che una nazione riesca a rovinarsi in così breve tempo? Berlusconi ha detto che sono pronti per entrare nella UE, così pagheremo noi il loro prossimo fallimento (leggi Grecia).


- 25 maggio: da Akcakoca a Edirne 470 km. Ci facciamo un tappone autostradale fino ad Edirne ormai convinti che il camping Omur N41.62009 E26.63940 sia chiuso, ma inaspettatamente in mezzo al nulla che più nulla non si può, c’è il campeggio. In verità ci sono quattro arterie stradali che girano attorno al camping per mantenere vivace la rumorosità. Non abbiamo l’energia per visitare Edirne e rimandiamo a domani un giro col camper. Oggi facciamo ¼ di giornata di riposo perché a qualcuno piace caldo. E poi domani dobbiamo fare 700 km fino a Belgrado (ci sarà il campeggio?). Troviamo una giovane coppia di tedeschi che cercavano una vacanza in Bulgaria sul mar Nero, ma mi informano che i campeggi non esistono più e ci sono solo palazzi. Ma va??? Che novità?? Sarà che non so capire certe scelte, ma certamente non coincidono con le mie richieste.


- 26 maggio: da Edirne a Belgrado 700 km. Rifacciamo a ritroso la strada dell’andata attraversando lentamente Edirne e ci dispiace di non fermarci perché ci sembrava diversa dal resto della Turchia. Ma ritorniamo in Bulgaria povera, povera, povera, e la attraversiamo cercando di schivare il più possibile le buche anticarro sparse nelle sue grandi strade di comunicazione, ma ciò richiede comunque il pagamento della Vignette. E poi risaliamo la Serbia speranzosi di trovare un mocamp come all’andata, ma anche questi hanno distrutto tutto. Ricordo che nel 1989 quando attraversai la Jugoslavia per scendere in Grecia, c’erano decine di mocamp lungo la strada. Facciamo quindi riferimento all’unico camping a me noto: il Dunai camp di Belgrado N44.87805 E20.35555. Incredibile ma esiste e siccome Belgrado la abbiamo attraversata col camper per arrivare al camping, ci è piaciuto il contorno, e facciamo giuramento di tornarci con calma. Facciamo anche il giuramento di non andare più in Turchia.



Qui finisce il nostro resoconto di viaggio perché continuarlo per la Croazia non ha senso, in quanto è una regione che opera in favore del turismo itinerante. Mi dispiace per chi non concordi con le mie impressioni circa la Turchia, ma sicuramente se la visitasse in questo momento, rivedrebbe la sua opinione, e ricordo ancora che nel 2004 quella terra mi aveva entusiasmato.


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